Nel freddo silenzio di Via Crociferi, illuminati solo dalla luce fioca di una torcia tremolante, i due vecchi rivali — o presunti tali — trovarono un fragile punto di contatto nella comune urgenza di proteggere l'unica persona che contava davvero per entrambi: Chiara. L'uomo misterioso, che si presentò con il nome di Salvatore, invitò Vittorio a seguirlo in un piccolo locale sotterraneo poco distante, un vecchio magazzino adibito a rifugio improvvisato, protetto da sguardi indiscreti e lontano dalle vie principali del centro storico.
Una volta dentro, alla luce di una lampadina a bulbo appesa a un filo elettrico polveroso, Salvatore raccontò la verità. Non c'era stata alcuna storia d'amore clandestina tra lui ed Elvira, nessun tradimento sentimentale che potesse giustificare la gelosia feroce che aveva tormentato Vittorio nei giorni precedenti. La realtà era molto più complessa e radicata nella storia sommersa della città. Da giovani, prima che Elvira incontrasse Vittorio e scegliesse la via rassicurante della borghesia catanese, aveva fatto parte di un circolo clandestino di tutela del patrimonio artistico e religioso trafugato durante gli anni difficili del dopoguerra. Salvatore era stato il custode di quel gruppo, e la chiave che Vittorio cercava non apriva una cassaforte di ricchezze materiali, ma il registro segreto contenente i nomi e le prove di un vecchio scandalo che avrebbe potuto distruggere famiglie importanti della Catania bene.
"Elvira aveva scelto di seppellire tutto quel mondo," spiegò Salvatore, passandosi una mano rugosa sul viso stanco. "Ha vissuto accanto a te cercando la pace, la normalità, la luce del Corso Italia. Ma il passato non si cancella con un colpo di spugna, Vittorio. C'è qualcun altro che conosceva l'esistenza di quel registro, qualcuno che non appartiene al nostro vecchio gruppo e che vuole usare quei nomi per ricattare i discendenti di quelle famiglie."
Vittorio ascoltava in silenzio, sentendo crollare uno dopo l'altro i pilastri su cui aveva fondato la sua intera esistenza. La moglie irreprensibile, la donna devota e prevedibile che aveva amato per quarantaquattro anni, era stata in gioventù una combattente silenziosa, custode di un segreto pericoloso che aveva protetto persino sul letto di morte. La febbre nei suoi occhi negli ultimi giorni all'ospedale Garibaldi non era paura della malattia, ma il terrore che quel segreto potesse travolgere Chiara prima che lei riuscisse a distruggerlo o a metterla al sicuro.
"E allora perché hai chiamato me? Perché minacciare mia figlia?" chiese Vittorio, con un misto di rabbia e di disperazione nella voce.
"Perché qualcuno ha intercettato le nostre mosse," rispose Salvatore con voce ferma. "Il messaggio sulla segreteria non l'ho lasciato io per primo; o meglio, qualcuno ha usato la mia voce o ha clonato la chiamata per metterci in trappola. Io ti ho cercato stasera perché sapevo che saresti venuto qui seguendo gli indizi del diario. Dobbiamo trovare il registro prima che lo faccia l'uomo che sta braccando Chiara."






