La corsa verso la periferia nord di Catania, lungo le strade che risalivano gradualmente verso le pendici scure e maestose del vulcano, fu un viaggio in un incubo a occhi aperti. Salvatore guidava una vecchia Fiat Panda ammaccata, spingendo il motore al limite delle sue possibilità, mentre Vittorio sedeva accanto a lui con il taccuino di cuoio stretto tra le mani come un amuleto protettivo. Il cielo sopra di loro stava finalmente schiarendosi, ma la cima dell'Etna rimaneva nascosta da una densa cappa di nuvole nere che sembravano riflettere l'inquietudine di quella giornata straordinaria.
Durante il tragitto, Salvatore spiegò a Vittorio l'origine di tutto quel groviglio di menzogne. Cinquant'anni prima, Elvira era stata costretta a firmare documenti compromettenti per proteggere la sua famiglia d'origine da un ricatto mafioso e politico che coinvolgeva fondi illeciti destinati alla ricostruzione post-bellica. Quando aveva incontrato Vittorio e aveva scelto di sposarlo per rifarsi una vita pulita al Corso Italia, aveva portato con sé il taccuino originale come unica polizza di assicurazione per impedire che i ricattatori potessero colpire i suoi affetti. Ma i figli di quei vecchi criminali non avevano mai dimenticato l'esistenza di quel registro, e negli ultimi mesi, sapendo che Elvira era malata terminale, avevano tentato il tutto per tutto per recuperarlo.
"Ha protetto te e Chiara per tutta la vita, Vittorio," disse Salvatore con voce spezzata mentre affrontavano una curva stretta tra i limoneti inaciditi dalla cenere vulcanica. "Anche quando la malattia le toglieva le forze, il suo unico pensiero era che nessuno scoprisse la verità per non rovinarvi la reputazione e la serenità."
Vittorio sentì le lacrime rigargli finalmente il viso, liberando tutta la tensione accumulata in mesi di dolore e di rancore cieco. L'amore che provava per sua moglie non fu distrutto da quella rivelazione, ma si trasformò in una pietà infinita e in un rispetto così profondo da trascendere persino la morte. Elvira non era stata una donna infedele o misteriosa per capriccio; era stata un'eroina silenziosa, costretta a combattere una guerra solitaria nel cuore di una Catania impenetrabile.
La macchina svoltò bruscamente in una stradina sterrata fiancheggiata da fitti rovi di more, fermandosi davanti a un vecchio casolare in pietra lavica dai vetri rotti e dalla porta sgangherata. Era quello il covo indicato dal ricattatore. Il momento della verità era arrivato.






