L’ULTIMA VOCE NEL SILENZIO - IL SEGRETO DI CATANIA
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L’ULTIMA VOCE NEL SILENZIO - IL SEGRETO DI CATANIA

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La confessione di Chiara lasciò Vittorio senza parole per diversi minuti. La rivelazione che sua figlia fosse a conoscenza di quel passato oscuro confermava che Elvira non era stata del tutto sola nel portare il peso di quel segreto negli ultimi anni della sua vita. Probabilmente, sentendo avvicinarsi la fine, la donna aveva confidato parte della verità alla figlia, forse per assicurarsi che qualcuno potesse proteggere la famiglia nel caso in cui le ombre del passato fossero tornate a reclamare il loro tributo.

Tuttavia, Chiara non sapeva del ricatto ricevuto poche ore prima, né della minaccia esplicita alla sua incolumità. Vittorio decise di non rivelarle nulla della telefonata per non gettarla nel panico più totale, ma comprese che doveva agire in fretta. Quella stessa notte, non appena Chiara si fu ritirata nella sua camera da letto in fondo al corridoio, Vittorio attese che la casa sprofondasse nel silenzio più assoluto per mettere in atto il suo piano.

Indossò il vecchio cappotto di lana scura, infilò in tasca la torcia tascabile e prese dal portachiavi di casa la vecchia chiave del lucchetto della cantina, che per forma ricordava vagamente quella descritta nel diario. Uscì sul pianerottolo con la massima cautela, facendo attenzione a non far cigolare la porta d'ingresso. L'aria umida e frizzante della notte catanese lo investì non appena mise piede in strada. Il Corso Italia era deserto, illuminato solo dalla luce fioca dei lampioni che proiettavano ombre lunghe e spettrali sull'asfalto bagnato dalla pioggia.

Camminò a passo svelto in direzione del centro storico, tagliando per traverse che conosceva fin dai tempi della sua giovinezza, quando Catania era una città diversa, più raccolta e meno esposta alle inquietudini del presente. La sua meta era Via Crociferi, il celebre salotto barocco della città, custode di monasteri imponenti e chiese silenziose che di notte assumevano un aspetto quasi gotico, con le facciate in pietra lavica scolpite dai chiaroscuri della luna.

Giunto ai piedi della celebre via, l'atmosfera si fece improvvisamente più densa, quasi irreale. Il rumore dei suoi passi risuonava cupo contro i muri dei palazzi storici. Seguendo le indicazioni precise della mappa trovata nel taccuino di Elvira, Vittorio si diresse verso un vicolo laterale cieco, dominato dall'imponente sagoma di un antico convento sconsacrato. Lì, nascosta dietro una nicchia di pietra annerita dal tempo e protetta da una grata di ferro arrugginito, c'era la porticina secondaria menzionata nel diario.

Il cuore gli batteva all'impazzata mentre estraeva la torcia e cercava di individuare la serratura. Era proprio lì, esattamente come aveva descritto sua moglie quarantacinque anni prima. Con le dita intirizzite dal freddo e dall'ansia, Vittorio provò a inserire la chiave che aveva portato con sé, ma il meccanismo oppose una resistenza ostinata. La chiave non girava. Un sudore freddo gli bagnò la fronte: e se la chiave giusta fosse stata un'altra? E se quella che custodiva il segreto fosse rimasta in un luogo ancora ignoto, rendendo vana la sua disperata missione notturna?