L’ULTIMA VOCE NEL SILENZIO - IL SEGRETO DI CATANIA
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L’ULTIMA VOCE NEL SILENZIO - IL SEGRETO DI CATANIA

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Mentre Vittorio lottava con la serratura arrugginita, un rumore improvviso alle sue spalle ruppe il silenzio tombale di Via Crociferi. Un debole scriccatura di ghiaia, come il passo furtivo di qualcuno che si muoveva con estrema cautela nell'ombra del portone di fronte. Si voltò di scatto, puntando il fascio di luce della torcia verso la fonte del rumore. Il cerchio luminoso tagliò l'oscurità, illuminando per un istante una sagoma incappottata che si ritrasse rapidamente dietro una colonna di pietra.

"Chi c'è?" gridò Vittorio con voce roca, sentendo l'adrenalina scorrergli nelle vene con la violenza di un fiume in piena. "Chi è là?"

Nessuna risposta immediata. Solo il vento della notte che faceva mulinare alcune foglie secche ai suoi piedi. Poi, una voce roca, bassa e priva di qualsiasi inflessione amichevole rispose dall'ombra: "Stai perdendo tempo, Vittorio. Quella chiave non aprirà mai la porta se prima non capisci cosa stai cercando veramente."

La paura si mescolò alla rabbia. Vittorio riconobbe all'istante quel timbro vocale: era lo stesso uomo della segreteria telefonica, lo stesso che aveva minacciato Chiara poche ore prima. Fece un passo in avanti, incurante del pericolo, spinto dalla disperazione di un padre e dalla gelosia di un marito tradito. "Vieni fuori, vigliacco! Chi sei? Cosa c'entri con mia moglie?"

Dall'ombra uscì lentamente una figura maschile, avvolta in un cappotto scuro con il collo alzato che ne nascondeva parzialmente il volto. Quando la luce della torcia ne illuminò i tratti, Vittorio rimase senza fiato. Non era un giovane criminale, né un misterioso amante del passato di Elvira come aveva temuto nei momenti di gelosia più acuta. Era un uomo anziano, coetaneo o poco più giovane di lui, con il viso solcato da rughe profonde e due occhi chiari che brillavano di una luce febbrile e disperata.

"Non sono un nemico, Vittorio," disse l'uomo alzando le mani in segno di pace, sebbene la sua postura rimanesse tesa e guardinga. "O meglio, non sono il nemico che pensi. Io e Elvira abbiamo condiviso un segreto che risale a prima che tu la conoscessi. Un segreto legato a una promessa fatta cinquant'anni fa, quando Catania era teatro di vicende oscure che oggi nessuno ricorda più."

Vittorio strinse i pugni, sentendo il sangue ribollire nelle tempie. "Una promessa? Mia moglie mi ha mentito per tutta la vita, e tu mi parli di promesse? E perché hai minacciato mia figlia? Cosa c'entra Chiara in tutto questo?"

L'uomo scosse la testa con aria dolente, abbassando lo sguardo sulla pietra bagnata. "Non ho minacciato Chiara per farle del male, Vittorio. L'ho fatto perché qualcuno la sta seguendo. Qualcuno che vuole quella chiave e quel taccuino a ogni costo, e che non si fermerà davanti a nulla pur di recuperarli prima di noi. Se non troviamo quel documento insieme, Chiara è in grave pericolo."