Il dolore alle orecchie fu istantaneo e lancinante, come se due aghi d'acciaio mi venissero conficcati contemporaneamente nei timpani. La pressione atmosferica all'interno del piccolo bunker blindato stava salendo a livelli insostenibili. Le pareti metalliche della stanza crepitavano under lo sforzo strutturale, mentre il suono della voce di Pietro dal citofono continuava a tormentarci con glaciale precisione.
"Avete cinque minuti prima che la sovrapressione provochi un barotrauma polmonare fatale", diceva la voce del falso portiere. "Non volevo che finisse così, Adriana. Se tuo figlio mi avesse consegnato la chiave a Berlino quando gli avevamo offerto una via d'uscita elegante, a quest'ora faresti la nonna in una villa in Spagna. Ma la vostra ostinazione vi ha condannati."
Cristiano si teneva la testa tra le mani, rannicchiato a terra per il dolore devastante causato dalla pressione. "Non ascoltarlo, mamma...", rantolò, lottando contro la nausea e la disorientazione. "Dobbiamo... dobbiamo inserire l'ultimo codice sul terminale..."
"Quale codice?", urlai per farmi sentire sopra il sibilo assordante dell'aria compressa che pompava nella stanza. "Cristiano, non c'è una tastiera! C'è solo un lettore ottico e una fessura per la chiave!"
Mio figlio si sforzò di alzarsi, appoggiandosi alla consolle dei server. La sua vista era sfocata, le sue labbra stavano diventando bluastre per via dei repentini sbalzi di ossigenazione. "La chiave... la Chiave 325 non è solo meccanica! L'impugnatura di metallo... svitala!"
Guardai la vecchia chiave che tenevo ancora stretta nel palmo scottato. L'impugnatura larga e circolare sembrava un unico pezzo di ottone ossidato. Ma osservando da vicino con attenzione disperata, notai una sottile linea di giunzione lungo il bordo.
Con le dita trepidanti e scivolose di sudore e sangue, sferrai un colpo secco all'impugnatura contro l'angolo del tavolo di metallo. L'ottone si crepò, rivelando che l'involucro esterno era solo una copertura di protezione. All'interno c'era un piccolo dispositivo di memoria solida di forma cilindrica, una pendrive ad alta sicurezza con un connettore proprietario.
"Inseriscila... nella porta d'accesso analogica sotto lo schermo!", gridò Cristiano, mentre cadeva di nuovo in ginocchio, incapace di rimanere in piedi per via della pressione d'aria che ormai gli impediva di respirare regolarmente.
Localizzai la fessura circolare sotto il monitor principale del server. La forma combaciava perfettamente. Inserii il cilindro di metallo e lo ruotai di novanta gradi a destra.
Lo schermo tattile si illuminò di una intensa luce rossa, poi diventò verde brillante.
`[AUTENTICAZIONE HARDWARE COMPIUTA]`
`[DECRITTATURA REGISTRO PHANTOS IN CORSO: 10%... 30%... 70%...]`
`[TRASMISSIONE DATI INIZIATA VERSO: PROCURA GENERALE DELLA REPUBBLICA / EUROPOL / INTERPOL]`
"Sta inviando tutto!", urtai con un briciolo di gioia disperata.
Ma la voce di Pietro dal citofono divenne improvvisamente rabbiosa, spogliata di ogni falsa cortesia vicinale. "Maledetti! Maledetti idioti! Avete appena firmato la condanna a morte di centinaia di persone!"
Un colpo sordo risuonò dall'esterno della porta blindata, seguito dal suono acuto di un plasma cutter che iniziava a tagliare l'acciaio della serratura dall'esterno. Pietro e i suoi uomini stavano sfondando la porta con la torcia al plasma per fermare la trasmissione prima che fosse completata.
Le faville d'acciaio fuso iniziarono a penetrare attraverso i bordi della porta, creando una pioggia di fuoco all'interno della camera iperbarica.
"Il processo di caricamento richiede tre minuti!", gridò Cristiano, guardando la barra di avanzamento che avanzava lentamente: `82%... 84%...` "Se interrompono la corrente o distruggono il rack prima del cento per cento, il segnale si azzera!"
Sapevo cosa dovevo fare. Guardai la leva del blocco manuale d'emergenza situata all'interno della porta, un vecchio meccanismo di sicurezza industriale disattivabile solo dall'interno che avrebbe saldato meccanicamente i catenacci per immersione termica, rendendo impossibile l'apertura anche con il plasma cutter, ma sigillando per sempre la stanza.
"Mamma, cosa stai facendo?", chiese Cristiano, vedendomi avvicinare alla leva d'acciaio.
"Sto facendo quello che una madre fa per proteggere suo figlio", dissi. La mia voce, improvvisamente, non tremava più. La paura si era dissolta, sostituita da un senso assoluto di determinazione.
Afferrai la leva d'emergenza e la tirai verso il basso.
Un boato di metallo fuso e otturatori idraulici risuonò nella struttura. I catenacci della porta blindata si saldarono per sempre. Dall'altra parte, le grida di rabbia di Pietro e i colpi di mitra contro la porta diventarono un rumore smorzato e insignificante.
Eravamo intoccabili. Eravamo salvi dagli assassini.
Ma la barra di avanzamento sullo schermo si bloccò improvvisamente al `99%`. Un messaggio d'errore critico lampeggiò in rosso sul monitor:
`[ERRORE DI TRASMISSIONE: SEGNALE SATELLITARE OSTRUITO DA SCHERMATURA PIOMBO SOTTERRANEA. NECESSARIO RIPETITORE MANUALE SUL TETTO DEL PALAZZO]`






