L'alba che sorse sopra la Val Seriana dopo la notte dell'incendio fu grigia e fredda, segnata da un vento sottile che spazzava via i residui di fumo dalla fornace distrutta. I Vigili del Fuoco lavorarono per ore prima di spegnere del tutto il rogo, mentre i nastri bianchi e rossi dei Carabinieri delimitavano l'intera area dell'impianto industriali abbandonato.
Silvana e Riccardo trasorsero la mattinata all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo per essere medicati e trattati per l'inalazione di fumo. Seduta sul lettino del pronto soccorso, Silvana osservava suo figlio mentre un infermiere gli disinfettava i tagli sul volto e gli fasciava i polsi feriti dalle corde. C'era un silenzio strano tra di loro, un silenzio che non era più fatto di incomprensione o rabbia, ma di una devastante consapevolezza.
Il capitano dei Carabinieri, Paolo Renzi, entrò nella stanza d'ospedale portando con sé due bicchieri di plastica con del tè caldo. Era un uomo sulla cinquantina, dallo sguardo acuto e i baffi grigi, che conosceva bene sia Silvana che la fama di Giovanni come stimato professionista della città.
"I miei uomini hanno recuperato il corpo di Marco Viganò dalle rovine della fornace," disse il capitano con voce grave, posando i bicchieri sul tavolino. "E abbiamo trovato l'auto del dottor Brambilla lungo la strada provinciale. Il medico è stato ucciso con un colpo alla tempia prima che l'incendio avesse inizio."
Silvana chiuse gli occhi per un istante, provando una stretta al cuore. "Ha confessato tutto prima che finissimo in quel posto," disse. "Viganò ricattava mio marito. Lo ha spinto al suicidio."
"Abbiamo analizzato il quaderno di cuoio nero e la lettera che ci avete consegnato," continuò il capitano Renzi, sfogliando un blocco di appunti. "La calligrafia di Giovanni è autentica, e i registri contabili confermano un'attività di usura estesa a decine di commercianti della zona negli ultimi vent'anni. Viganò, sfruttando il suo passato nell'Arma, garantiva copertura a tuo marito in cambio di una percentuale sui guadagni. Ma un anno fa Viganò è finito sul lastrico per via del gioco d'azzardo e ha alzato le sue pretese."
Riccardo si alzò dal lettino, passandosi una mano tra i capelli ancora intrisi di fuliggine. "Quindi il caso è chiuso? Viganò è morto, Brambilla è morto. È questa la versione ufficiale?"
Il capitano Renzi esitò, guardando prima Riccardo e poi Silvana. L'esitazione nel suo sguardo non sfuggì a madre e figlio.
"Ufficialmente sì," disse Renzi a bassa voce, avvicinandosi alla porta e accertandosi che fosse chiusa. "Ma c'è un dettaglio che non torna. Un dettaglio che sto dicendo solo a voi per rispetto al dolore che state attraversando."
"Quale dettaglio?" chiese subito Silvana.
"Abbiamo perquisito la casa e l'ufficio privato di Marco Viganò a Seriate questa mattina," spiegò il capitano. "Tra le sue carte abbiamo trovato gli estratti conto bancari. Viganò era sì un ricattatore, ma le somme che riceveva da Giovanni negli ultimi sei mesi non finivano sul suo conto personale. Venivano immediatamente bonificate verso un conto estero in Svizzera."
Riccardo aggrottò le sopracciglia. "Cosa significa? Che Viganò lavorava per qualcun altro?"
"Significa che Viganò non era la mente di questo ricatto," disse il capitano Renzi con gravità. "Era solo l'esecutore materiale. Qualcuno sopra di lui conosceva il segreto dello scambio dei neonati e dell'usura, e usava Viganò come braccio armato per estorcere denaro a tuo padre. E dopo la morte di Giovanni e Brambilla, questa persona potrebbe non aver ancora finito con la vostra famiglia."
Silvana sentì una morsa di ghiaccio stringerle di nuovo lo stomaco. La sensazione che l'incubo non fosse affatto terminato le tolse il fiato.
"E la sigla?" chiese Riccardo, ricordando la nota di Giovanni. "Nelle note di mio padre c'era scritto M.V. Pensavamo fosse Marco Viganò!"
"Marco Viganò si chiamava in realtà Marco Antonio Viganò," disse il capitano. "Ma nei file della banca svizzera, il conto destinatario dei bonifici è intestato a una società fantasma denominata M.V. Investments. E il titolare effettivo di quella società ha un nome che tu, Silvana, dovresti conoscere molto bene."
Silvana si alzò in piedi, il viso smunto e le labbra tremanti. "Chi è?"
"Matteo Valenti," pronunciò il capitano.
Silvana sussultò violently, portandosi le mani al petto. Il nome di Matteo Valenti la riportò indietro nel tempo di trentacinque anni, prima ancora che sposasse Giovanni. Matteo era stato il suo primo grande amore, l'uomo con cui doveva sposarsi prima che lui sparisse improvvisamente dalla circolazione dopo un brutto affare finanziario, lasciandola sola e distrutta. Fu proprio in quel momento di fragilità che Giovanni era entrato nella sua vita, consolandola e conquistando il suo cuore.
"Matteo..." mormorò Silvana, incredula. "Ma Matteo è all'estero da trent'anni! Si diceva che fosse morto a Londra!"
"Non è morto," disse il capitano Renzi. "È tornato in Italia tre anni fa sotto falso nome. Ed è lui il proprietario dell'agenzia immobiliare che negli ultimi mesi ha tentato di rilevare tutti gli immobili pignorati da tuo marito."
Riccardo guardò sua madre con un misto di confusione e crescente terrore. "Mamma... chi è quest'uomo? Che c'entra lui con papà e con la mia nascita?"
Silvana fissò il vuoto, mentre i tasselli di un mosaico ancora più oscuro e tremendo cominciavano a comporsi nella sua mente. Se Matteo Valenti era tornato, se c'era lui dietro il ricatto e dietro la distruzione di Giovanni... allora la ragione di quell'odio profondo andava cercata ancora più indietro nel passato.
"Dottore... capitano..." disse Silvana con voce rotta. "La notte in cui sono entrata in clinica per partorire... trentacinque anni fa... Matteo Valenti era tornato in città per un solo giorno. Mi cercò. Mi disse che voleva parlarmi, ma Giovanni lo cacciò via dalla sala d'attesa."
Riccardo si avvicinò a Silvana, prendendole la mano. "Mamma, guardami. Cosa stai pensando?"
Silvana alzò gli occhi verso Riccardo, e nei suoi occhi c'era una verità spaventosa che stava per galleggiare in superficie.
"E se il bambino che Giovanni ha fatto sparire..." mormorò Silvana con un filo di voce, "non fosse stato il figlio di Giovanni? E se il mio vero figlio naturale... fosse stato il figlio di Matteo Valenti?"
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