«Raccoglili, sono la tua mancia», disse lo sposo alla donna che mi aveva cresciuta.
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«Raccoglili, sono la tua mancia», disse lo sposo alla donna che mi aveva cresciuta.

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Le parole dell'assistente del procuratore caddero nella stanza come una secchiata d'acqua gelata. Mia madre portò una mano alla bocca, mentre Matteo serrò i pugni.

«Come ha potuto fare una cosa del genere?» esclamò mia madre con voce tremante. «Lui ci ha minacciato con una pistola! Ha cercato di ucciderci sul molo!»

Il procuratore D'Angelo si alzò dalla sedia, incrociando le mani dietro la schiena e muovendosi lentamente verso la finestra che dava sulla piazza allagata dalla pioggia. «È la solita strategia di difesa dei De Blasi. Controllano due tra i principali quotidiani regionali e diverse emittenti televisive locali. Invertire la narrazione è la loro specialità: trasformare la vittima in un carnefice prima che l'opinione pubblica capisca la verità.»

Prese un tablet dalla scrivania e accese lo streaming di un canale di notizie locale. Sullo schermo apparve il volto dell'avvocato Valenti, sistemato su un letto d'ospedale con una vistosa fasciatura alla gamba, mentre parlava ai microfoni di un giornalista compiacente.

«La ragazza, Giulia Rossi, ha sfruttato la buona fede del mio cliente Lorenzo Bellini per infiltrarsi negli archivi riservati della famiglia,» stava dicendo Valenti con un'espressione di finta sofferenza. «Quando è stata scoperta, ha aggredito me e il personale di sicurezza insieme a due complici armati. Chiediamo la massima severità alle autorità. Questa è un'estorsione in piena regola.»

«Che bugiardo schifoso!» sibilò Matteo, muovendo un passo verso lo schermo. «Abbiamo i segni dell'aggressione, abbiamo i proiettili sparati nella caldaia!»

«I proiettili sono in una proprietà privata appartenente a una società fallita dei Bellini,» spiegò D'Angelo con la freddezza del magistrato esperto. «E fino a quando la polizia Scientifica non avrà terminato i rilievi – processo che potrebbe essere ritardato se ci sono mazzette che girano nei corridoi giusti – la versione di Valenti è l'unica che sta girando sulle tv e sui siti web. Guardate qui.»

Il procuratore scorse le prime pagine dei quotidiani online. I titoli erano devastanti: «Giallo al matrimonio sul Lago: la sposa fugge con i documenti segreti dopo una rapina», «Matrimonio da incubo a Cernobbio: la sposa e i complici ricercati per aggressione».

Mi rimisi dritta, sentendo una forza nuova scorrere nelle vene. L'umiliazione subita nella sala da pranzo, le risate di Vittoria, i cento euro gettati ai piedi di mia madre... tutto si fondeva ora in una lucidità assoluta. Non avevamo lottato così duramente per permettere a una banda di criminali in giacca e cravatta di ripulirsi l'immagine sui giornali.

«Signor Procuratore,» dissi con voce ferma, attirando l'attenzione di tutti i presenti. «Loro controllano la stampa tradizionale. Ma hanno dimenticato un piccolo dettaglio.»

«Quale dettaglio, Giulia?» chiese D'Angelo assottigliando gli occhi.

«Tutti i cinquecento invitati presenti a quella festa avevano uno smartphone in mano. E quando ho proiettato la prima parte dei documenti e l'audio di Lorenzo sullo schermo gigante, più di cento persone stavano registrando dei video per le loro storie sui social media.»

Estrassi di nuovo il mio telefono e mi collegai a una piattaforma di analisi di rete che usavo regolarmente per lavoro. Cercai l'hashtag `#MatrimonioBellini`.

In meno di due ore, decine di clip registrate da angolazioni diverse erano diventate virali su TikTok e Instagram. In una di esse si vedeva perfettamente Lorenzo che gettava la banconota da cento euro ai piedi di mia madre e le diceva di prenderla come mancia. In un altro video si sentiva chiaramente l'audio registrato di Lorenzo che spiegava come avrebbe prosciugato l'azienda di mia madre prima di abbandonarla.

I commenti sotto i video erano già decine di migliaia, scatenando un'ondata d'indignazione popolare senza precedenti contro la famiglia Bellini e le sue aziende collegate.

«I giornali possono raccontare la storia che vuole De Blasi,» dissi mostrandogli le metriche in crescita spaventosa. «Ma il pubblico sa già la verità. L'opinione pubblica si sta ribellando. E adesso dobbiamo solo dare loro il colpo di grazia.»

«Cosa hai in mente?» chiese D'Angelo, sorpreso dalla mia reazione.

«Una conferenza stampa. Stasera stessa, qui in Procura,» risposi. «Non parlerò da sola. Parlerò insieme a mia madre e mostreremo in diretta streaming le prove dell'acquisizione fraudolenta orchestrata da De Blasi trent'anni fa. Se De Blasi prova a toccarci ora, l'intero Paese saprà che è stato lui.»

Il procuratore D'Angelo osservò mia madre, poi me, e infine lasciò sfuggire un raro sorriso di approvazione. «Sei una donna di grande coraggio, Giulia. Tuo padre sarebbe stato orgoglioso di te. Preparate la sala conferenze. Chiamate la Rai e Mediaset.»

Ma proprio mentre stavamo per uscire dalla stanza per raggiungere l'aula magna, le luci dell'edificio della Procura oscillarono per un istante prima di spegnersi completamente, facendo piombare la struttura in una spaventosa oscurità.