La pioggia sottile che aveva iniziato a cadere sul lago di Como bagnava il pavimento metallico della passerella d'emergenza. Il buio era quasi totale, interrotto soltanto dal riflesso della luna sulle onde scure dell'acqua diversi metri più in basso. Il freddo mi penetrava nelle ossa, ma l'adrenalina congelava ogni sensazione di paura.
Valenti tenne la pistola puntata verso mia madre, il volto privo di qualsiasi emozione. I suoi due uomini, uno dei quali ancora cieco e impreziosito da vistose macchie rosse al volto per lo spray, si posizionarono ai lati della scalinata, bloccando ogni via di fuga verso l'alto.
«Lascia andare mia madre, Valenti,» dissi, avanzando lentamente di un passo e mettendo il mio corpo tra l'arma e lei. «I documenti li ho io. Se spari, il rumore o la scomparsa di tre persone stanotte farà scattare un'indagine spietata. De Blasi non potrà coprirti.»
«Nessuno sentirà niente su questa sponda del lago, Giulia,» replicò l'avvocato con voce velenosa. «E per quanto riguarda De Blasi, ha abbastanza risorse per far credere che voi siate fuggiti all'estero con i soldi sottratti alla famiglia Bellini. Dopotutto, sei tu quella che lavora come analista finanziaria e ha accesso ai conti. Sarà facilissimo costruire una falsa pista.»
Mia madre mi strinse il braccio da dietro. «Giulia... dai a quest'uomo quelle carte. La tua vita vale più di qualsiasi giustizia per tuo padre. Non voglio perderti.»
«No, mamma,» risposi sottovoce senza staccare gli occhi dal legale. «Se consegniamo queste carte, ci uccideranno comunque per essere sicuri che non parliamo mai.»
Matteo Riva, che si era defilato leggermente nell'ombra dell'angolo della caldaia, fece scivolare una mano dietro la schiena, afferrando pesantemente un estintore a polvere agganciato alla parete di mattoni.
«Ultima possibilità, ragazza,» disse Valenti, iniziando a premere il grilletto. «Posami la cartella ai piedi.»
In quel preciso istante, Matteo sganciò l'estintore e lo azionò a bruciapelo contro Valenti e i suoi uomini. Una nube densissima di polvere bianca e soffocante esplose nell'aria stretta del corridoio, accecando momentaneamente l'avvocato e i suoi scagnozzi.
Valenti sparò un colpo alla cieca; il proiettile impattò con un fragore metallico contro il tubo della caldaia, scatenando un getto di vapore bollente.
«Scendete le scale! Verso il molo!» gridò Matteo tossendo.
Afferrai mia madre e ci lanciammo giù per la ripida scalina d'acciaio che portava verso il moletto privato della tenuta Bellini, dove era ormeggiata una piccola imbarcazione a motore usata dal personale di servizio.
Dietro di noi si udivano le imprecazioni di Valenti e i passi pesanti degli uomini che cercavano di farsi strada nella nube di polvere. I miei piedi scivolavano sulle pietre bagnate e l'abito da sposa ormai distrutto si appesantiva per l'acqua, ma non rallentai.
Raggiungemmo il molo di legno. Matteo saltò a bordo del motoscafo, azionando rapidamente la leva dell'accensione. Il motore tossì due volte prima di rompersi in un rombo potente che squarciò il silenzio della notte.
«Sali, mamma! Presto!» urlai, aiutando mia madre a salire a bordo della barca oscillante.
Mentre stavo per scavalcare la paratia per salire anch'io, una mano potente mi afferrò la spalla da dietro, tirandomi indietro con forza brutale. Caddi sul legno bagnato del pontile, perdendo la presa sulla cartella di pelle, che scivolò a pochi centimetri dal bordo dell'acqua.
Uno degli scagnozzi di Valenti mi s'immortalò sopra, bloccandomi le braccia al suolo. «Ho la ragazza!» gridò verso la cima della scalinata.
Mia madre cacciò un urlo disperato dal motoscafo. Matteo cercò di scendere per aiutarmi, ma Valenti era già comparso all'inizio del molo, puntando di nuovo la pistola verso la barca.
«Se ti muovi, la ammazzo!» ruggì l'avvocato rivolto a Matteo.
Sotto la pioggia battente, rimasi bloccata a terra, il viso premuto contro le assi di legno fredde. La cartella contenente la verità sulla vita di mio padre era a portata di mano, bagnata dai flutti del lago.
Valenti si avvicinò lentamente a me, sorridendo con un'espressione sadica. «Sei stata molto intelligente, Giulia. Ma gli intelligenti non sempre vincono.» Si chinò per raccogliere i documenti, abbassando per un istante la guardia.
Fu allora che compii il gesto più rischioso della mia vita. Con tutta la forza che avevo in corpo, sferrai un calcio violento alla base dell'estintore d'emergenza installato sul pilastro del molo, sganciandolo dalla sede d'acciaio e facendolo cadere con botta tremenda direttamente sul piede di Valenti.
L'avvocato cacciò un urlo di dolore disumano, perdendo l'equilibrio e lasciando cadere la pistola nell'acqua alta del lago.






