Il colpo improvviso dell'estintore sul piede di Valenti scatenò il caos sul molo. L'avvocato crollò a terra tenendosi l'arto spezzato, mentre l'uomo che mi teneva bloccata distolse per un attimo l'attenzione per guardare il suo capo. Sfruttai quell'istante di distrazione: piegai le ginocchia e gli sferrai una testata all'indietro, colpendolo dritto sul setto nasale.
L'uomo mollò la presa portandosi le mani al volto insanguinato. Mi rotolai sul molo, afferrai la cartella di pelle prima che scivolasse nell'acqua e mi slanciai con un salto disperato verso la poppa del motoscafo.
«Parti, Matteo! Parti ora!» urlai atterrando rovinosamente sul ponte d'alluminio.
Matteo diede fondo alla manetta del gas. L'elica spinse l'acqua con forza e la barca schizzò via dal pontile proprio mentre il secondo scagnozzo si lanciava nel vuoto nel tentativo vano di aggrapparsi alla ringhiera posteriore, cadendo miseramente nelle acque gelide del lago.
Guardai indietro mentre ci allontanavamo a tutta velocità. Sul molo illuminato solo dalla pioggia, Valenti giaceva a terra imprecando, mentre le luci blu delle gazzelle dei Carabinieri, attratte dal trambusto e dal colpo di pistola esploso nelle cantine, iniziavano a scendere lungo il parco verso la riva.
Mia madre mi avvolse in una coperta di salvataggio trovata sotto i sedili, stringendomi forte a sé. Tremava tutta, ma nei suoi occhi non c'era più la rassegnazione di una volta.
«Stai bene, Giulia?» mi chiese pulendomi la fronte sporca di fuliggine e pioggia.
«Sto bene, mamma. Abbiamo le carte,» risposi mostrando la cartella impermeabile che ero riuscita a salvare. «Questa volta De Blasi non potrà nascondersi dietro ai suoi avvocati.»
Matteo, tenendo saldamente il timone mentre puntavamo verso la sponda opposta del lago per evitare di essere intercettati prima di aver messo al sicuro il materiale, ci guardò preoccupato. «Ragazze, non abbiamo ancora vinto. Valenti è solo un pezzo del puzzle. Edoardo De Blasi controlla metà dei giudici e dei quotidiani della regione. Se andiamo in una stazione di polizia qualsiasi con questi documenti, rischiamo che il fascicolo sparisca prima ancora di essere protocollato.»
«Allora a chi possiamo consegnarlo?» chiese mia madre angustiata. «Se la legge non ci protegge, cosa ci resta?»
Mi sistemai la coperta sulle spalle e aprii la cartella per verificare lo stato dei fogli. Erano intatti. «C'è una persona a cui De Blasi non può comandare. Il procuratore capo D'Angelo. È l'unico magistrato che da anni cerca di smantellare la rete di riciclaggio legata agli appalti pubblici a Milano, ma gli sono sempre mancate le prove dirette che collegano De Blasi ai contratti falsificati.»
«D'Angelo è inavvicinabile,» fece notare Matteo. «La sua scorta non fa passare nessuno senza un appuntamento verificato da un mese di controlli di sicurezza.»
Sorrisi amaramente, togliendo dalla tasca del vestito un piccolo biglietto da visita che avevo conservato con cura tre settimane prima, da quando avevo iniziato a indagare segretamente su Lorenzo.
«Non per me,» dissi. «Sua figlia è una delle mie clienti principali per cui curavo l'analisi dei bilanci societari. Un'ora fa le ho inviato un messaggio cifrato con un estratto delle registrazioni audio. Ci sta già aspettando nel suo studio privato a Como.»
Il motoscafo tagliò l'acqua scura guidando verso la piccola darsena secondaria della città. Mezz'ora dopo, scendemmo a terra sotto la pioggia scrosciante. Ci infilammo in un van nero inviato direttamente dalla scorta del magistrato, che ci condusse rapidamente verso un edificio anonimo nel centro storico.
Venimmo scortati lungo un corridoio blindato fino a una stanza illuminata da una sola lampada da tavolo, dove un uomo anziano dai capelli grigi e dallo sguardo severo stava esaminando dei fascicoli sul suo scrittoio.
Il procuratore D'Angelo si alzò, guardando il mio abito da sposa strappato, mia madre stanca ma fiera e Matteo con lo spray ancora nella giacca.
«Signorina Rossi,» disse il procuratore con voce grave. «Mia figlia mi ha mostrato il file audio che le ha mandato. Spero per lei che quello che ha in quella cartella valga la notte d'inferno che avete appena scatenato sulle rive del lago.»
Posai la cartella sulla sua scrivania e la aprii. «Qui dentro c'è la prova che il vostro rivale di sempre non è solo un evasore, Signor Procuratore. È l'uomo che ha distrutto la mia famiglia e che stasera ha cercato di farci uccidere.»
D'Angelo sfilò i fogli, iniziando a leggerli in silenzio. A ogni pagina che sfogliava, la sua espressione diventava sempre più cupa e concentrata. Quando finì di leggere l'ultimo documento notarile, alzò lo sguardo e fissò un punto fisso sulla parete.
«Questo cambia tutto,» mormorò il magistrato. Poi alzò la cornetta del telefono fisso e compose un numero breve. «Pronto? Operazione 'Mani Pulite Due'. Sequestrate tutti i server dell'imprenditore De Blasi. Emitte un ordine di arresto immediato.»
Proprio mentre D'Angelo riponeva il telefono, il suo assistente entrò nella stanza di corsa, visibilmente agitato. «Signor Procuratore! C'è un problema all'ospedale di Como. L'avvocato Valenti è stato ricoverato sotto custodia, ma ha appena rilasciato una dichiarazione ai media... sostiene che sia stata la signorina Rossi ad orchestrare il furto dei documenti e l'aggressione!»






