L'INDIRIZZO SCOMPARSO NEL TEMPO
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L'INDIRIZZO SCOMPARSO NEL TEMPO

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Un blackout improvviso e innaturale avvolse l'intera sala blindata del caveau, spegnendo ogni sorgente luminosa e lasciandoci nel buio più assoluto, squarciato soltanto dalla debole luce di emergenza color rosso cupo lungo il pavimento. Il guardiano urlò qualcosa a distanza, seguito da un tonfo sordo e dal rumore di passi pesanti che correvano lungo il corridoio di marmo. Il mio cuore perse un battito, e mi accovacciai rapidamente dietro il bancone d'acciaio, stringendo al petto la cartellina di cuoio con i documenti compromettenti. Sapevo di essere in una trappola mortale: chi mi aveva inseguito nel garage era riuscito a entrare nell'edificio, probabilmente disattivando il sistema di sicurezza centrale della banca con la complicità di qualcuno all'interno dell'istituto. «Chi c'è là fuori?» gridai con voce ferma, cercando di mascherare il terrore che mi stringeva la gola. Nessuna risposta, se non il fruscio di passi lenti e deliberati che si avvicinavano sempre di più alla mia posizione tra le scaffalature metalliche delle cassette di sicurezza. Trattenni il respiro, tastando l'interno della mia borsa alla ricerca del telefono per chiamare la polizia, ma lo schermo era completamente nero: avevano bloccato anche il segnale di rete con un inibitore di frequenza. Ero completamente isolata, senza via di fuga, braccata nel cuore di un caveau sotterraneo da persone senza scrupoli che volevano riprendersi quei documenti a qualsiasi costo. Una torcia elettrica tagliò il buio all'improvviso, proiettando un fascio di luce accecante proprio verso il bancone dove mi ero nascosta. Una sagoma scura si materializzò all'angolo della corsia, avanzandosi con passo felpato e minaccioso. Riconobbi la corporatura massiccia dell'uomo che mi aveva inseguito nel parcheggio. Fece un sorriso freddo e spietato vedendomi rannicchiata a terra, e allungò una mano guantata per afferrarmi per un braccio. «Dammi quella cartellina, signora Reynolds, e nessuno le farà del male», sibilò con voce roca e metallica. La rabbia prese il sopravvento sulla paura; invece di consegnargli i documenti, afferrai una pesante chiave inglese di servizio che il guardiano aveva dimenticato sul carrello degli attrezzi e gliela tirai con tutta la forza che avevo in corpo, colpendolo in piena spalla e facendolo barcollare all'indietro. Mi alzai di scatto, pronta a correre verso la porta di emergenza del caveau... ma la figura bloccò l'uscita, sbarrandomi la strada con un ghigno ancora più feroce.