L'atmosfera all'interno della cappella della famiglia Moretti era immobile come la morte stessa. Il sangue di Aurelio colava dalla sua mano mutilata, macchiando il pavimento di marmo e le mie vestiti. La lama del suo pugnale era ancora posizionata a pochi millimetri dalla gola, ma l'uomo si era bloccato, sentendo la pressione gelida della canna della pistola di Ilaria premuta contro la sua tempia.
"Farlo, ragazzina," provocò Aurelio con una voce che tremava per la rabbia e la perdita di sangue. "Sparatemi. Diventa un'assassina proprio come me. Dimostra a tuo padre che il mio sangue scorre anche nelle tue vene!"
"Ilaria... no..." mormorai con la poca aria che avevo in gola. "Non farlo... Non macchiarti le mani del suo sangue per me..."
Ilaria non mosse un muscolo. Il suo dito era saldamente appoggiato sul grilletto. I suoi occhi neri fissavano il volto deturpato di suo zio con un odio concentrato in quindici anni di latitanza, paure, solitudine e lutti. Aveva ogni ragione del mondo per premere quel grilletto e chiudere i conti con il mostro che le aveva rubato la giovinezza.
"Pensi che abbia paura di morire?" continuò a sghignazzare Aurelio, tentando di manipolarla psicologicamente fino all'ultimo. "Se mi uccidi, non scoprirai mai dove si trova la vera cassaforte con l'oro di tua madre. Non scoprirai mai chi nell'alta finanza mi ha aiutato a coprire la sua scomparsa. Diventerai solo una fuggiasca ricercata per omicidio per il resto della tua vita!"
"Io non sono come te, Aurelio," disse Ilaria con tono pacato, improvvisamente privo di rabbia. "E non ho bisogno delle tue menzogne per vivere."
Con un movimento rapido ed esperto, Ilaria abbassò leggermente l'arma e sferrò un calcio preciso ed esatto al braccio sinistro di Aurelio. Il pugnale volò via dalla sua mano, conficcandosi nel terreno all'esterno della cappella.
Prima che il mio gemello potesse reagire, Ilaria gli sferrò un secondo colpo con il calcio della pistola direttamente sulla nuca. Aurelio emise un gemito soffocato e crollò svenuto sopra di me, perde la conoscenza.
Spinsi via il corpo pesante di mio fratello ed mi alzai a fatica con l'aiuto di mia figlia. Ne abbracciai il corpo minuto con tutta la forza che possedevo, piangendo sulla sua spalla.
"Hai fatto la cosa giusta, figlia mia..." sussurrai tra le lacrime. "Hai fatto la cosa giusta."
"Non poteva finire così, papà," rispose lei stringendomi a sua volta. "Lui deve pagare davanti alla legge. Deve vedere il suo impero venire distrutto pezzo per pezzo mentre marcisce in una cella per il resto dei suoi giorni."
Ilaria si chino sul sarcofago aperto di mia moglie e recuperò il disco rigido originale che Aurelio non era riuscito a caricare sul server. La memoria fisica era intatta, protetta da una custodia in titanio a prova di shock.
"Questo è tutto ciò che ci serve," disse mettendo il disco rigido nella tasca del giubbotto. "Ci sono le prove definitive su tutto."
In quel preciso momento, il suono distante di diverse sirene della polizia e della Guardia di Finanza iniziò a risuonare tra le strade che circondavano il cimitero di Poggioreale, avvicinandosi a grande velocità.
Fissai Ilaria con apprensione. "La polizia... Come fanno a sapere che siamo qui?"
"Ho inviato una chiamata anonima e una traccia criptata ai comandi centrali di Roma dieci minuti prima di entrare nel cimitero," rivelò Ilaria. "L'ispettore De Santis era solo uno dei pochi agenti onesti, ma ora l'intera struttura federale è stata allertata. Non possono più insabbiare questa storia."
"Dobbiamo andare via prima che entrino," dissi afferrandole il braccio. "Se ci trovano qui con un uomo svenuto, le armi e i corpi di Roma..."
"No, papà," la interrompette Ilaria posandomi una mano sul petto. "Io non scapperò più. Questa notte la mia latitanza finisce. Mi consegnerò alla polizia insieme a questo disco rigido."
Sbarrai gli occhi, assalito dal panico. "Sei impazzita?! Ti arresteranno! Ti accuseranno di complicità, di porto d'armi clandestino... di tutto quello che è successo!"
"Ho avvocati fidati che mi attendono a Roma, papà," rispose con un sorriso rassicurante. "Ho salvato abbastanza prove per dimostrare che ho agito per legittima difesa e sotto copertura per smantellare il Consorzio. Ma tu devi andare via. Tu devi essere libero."
"Io non ti lascio di nuovo, Ilaria!" gridai con la voce spezzata. "Ho passato quindici anni senza di te! Preferisco andare in prigione insieme a te piuttosto che lasciarti sola!"
"Non sarò sola, papà," disse Ilaria prendendomi il volto tra le dita felpate. "Tu devi andare alla magistratura come testimone di giustizia. Devi raccontare la tua storia, la storia di mamma. Se ci arrestano entrambi stasera, i complici di Aurelio cercheranno di farci tacere all'interno del carcere prima del processo. Tu devi rimanere all'esterno e fare in modo che i giornali e la televisione parlino di questo caso ogni singolo giorno. È l'unico modo per proteggermi davvero."
Le sue parole erano logiche, spietate e inconfutabili. Ilaria steva ancora una volta pensando a come proteggere la nostra famiglia, dimostrando una maturità e un coraggio che superavano di gran lunga i miei.
Le sirene erano ormai all'ingresso principale del cimitero. Si udivano i comandi urlando degli agenti e il rumore dei passi pesanti degli stivali che correvano lungo i viali alberati.
"Prendi la chiave d'acciaio, papà," disse Ilaria mettendomi in mano la vecchia chiave della tomba. "Vai via dal passaggio posteriore che ti ho mostrato. Raggiungi l'avvocato De Blasi al centro direzionale di Napoli. Gli ho già inviato tutte le istruzioni. Lui ti metterà sotto la protezione dei carabinieri."
Le diedi un ultimo, disperato bacio sulla fronte. Le lacrime mi appannavano la vista mentre indietreggiavo verso l'uscita posteriore della cappella.
"Ti voglio bene, Ilaria," sussurrai.
"Ti voglio bene anch'io, papà. Ci vediamo al processo," rispose lei con la testa alta.
Scomparsi nell'ombra dei cipressi proprio mentre le prime luci dei fari della polizia illuminavano la facciata rosa della cappella. Mi voltai un'ultima volta prima di scavalcare il muro di cinta.
Vidi Ilaria uscire dalla cappella a mani alzate, gettando la pistola nell'erba. Sul pavimento dietro di lei, Aurelio veniva circondato da una dozzina di agenti delle forze speciali con i fucili puntati.
Il mostro era stato finalmente catturato. Ma la battaglia finale per la nostra libertà era appena cominciata nei aule di tribunale.
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