L'Ombra della Verità
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L'Ombra della Verità

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Il rombo del motore del motoscafo si spense gradualmente, sostituito dal risacca violento delle onde contro gli scogli della baia. Il faro di ricerca rimase fisso sul muro di legno della capanna di pescatori, filtrando attraverso le fenditure con lame di luce accecante che squarciavano l'oscurità del nostro rifugio.

"Rimani dietro le casse, papà," mormorò Ilaria, posizionandosi ai lati della porta di ingresso con l'arma impugnata a due mani. "Qualsiasi cosa accada, non uscire."

"Ilaria, non ti lascerò combattere da sola," risposi cercando di alzarmi, ma un'ondata di capogiro e il dolore lancinante alla spalla mi costrinsero a ricadere a terra. La febbre stava salendo rapidamente, rendendo i miei muscoli deboli e pesanti.

Dall'esterno risuonò una voce amplificata da un megafono, una voce resa metallica ed echeggiante dalle rocce della scogliera:

"Ilaria! Vincenzo! Sapete meglio di me che quella stamberga non offre alcuna protezione! Siete circondati! Uscite con le mani in alto e vi prometto che la cosa si risolverà rapidamente!"

Non era la voce di Aurelio. Era una voce diversa, più giovane, aggressiva e priva di qualsiasi inflessione napoletana.

Ilaria imprecò a bassa voce. "È il braccio destro di Aurelio... un mercenario di nome Roberto. Se c'è lui qui, significa che Aurelio è davvero sopravvissuto al crollo ed è già a bordo della nave."

"Quale nave?" chiesi sottovoce, tentando di mantenere la concentrazione nonostante la vista che iniziava a sfocarsi.

"Aurelio ha un piccolo yacht d'epoca ancorato a un miglio dalla costa," spiegò Ilaria senza staccare gli occhi dalla fessura della porta. "Lì ha allestito la sua sede operativa e la cassaforte contenente i titoli al portatore e l'oro che ha rubato nel corso degli anni usando le vostre aziende di famiglia. Vuole salpare stanotte stessa per il Sud America."

Un colpo d'arma da fuoco ad alta potenza esplose dall'esterno, perforando la parete di legno della capanna e facendo volare una pioggia di schegge a pochi centimetri dal mio volto.

"Avete dieci secondi per uscire!" urlò Roberto dall'esterno. "Dopodiché daremo fuoco alla capanna con i fumogeni al fosforo! Scegliete se morire bruciati o consegnarvi!"

Ilaria mi guardò. Nei suoi occhi non c'era terrore, ma una fredda determinazione che mi spaventò e mi rese orgoglioso al tempo stesso. Mia figlia era diventata una guerriera costretta dalle circostanze della vita.

"Papà," disse abbassandosi al mio livello. "Nella tasca posteriore della mia giacca c'è un telecomando nero con un solo pulsante rosso. Quando ti darò il segnale, premilo."

"Cosa... cosa fa quel pulsante?" chiesi stringendo l'oggetto metallico che mi mise in mano.

"Ho piazzato delle cariche di segnalazione navale lungo il sentiero per coprire la nostra ritirata," mentì con un sottile tremore nella voce che non riuscì a nascondere del tutto. "Creerà una cortina di fumo che li accecherà."

Capii immediatamente che non si trattava di semplici fumogeni. Ilaria era pronta a sacrificare se stessa per creare una diversione e permettermi di scappare.

"No, Ilaria!" dissi afferrandole il polso. "Non ti lascerò di nuovo! Se dobbiamo morire, moriremo insieme come una famiglia!"

"Non capisci, papà!" pianse lei per la prima volta, rompendo la sua facciata di durezza. "Lui non vuole solo ucciderci! Aurelio ha bisogno della tua impronta digitale e della tua retina per sbloccare i conti cifrati a Zurigo! Se ti prende vivo, ti torturerà finché non gli darai l'accesso, e poi ti sbarazzerà di te comunque! Io devo fermarlo!"

Prima che potessi trattenerla, Ilaria spalancò la porta della capanna ed uscì nella notte allo scoperto, aprendo il fuoco contro il faro di ricerca con una sequenza rapida di colpi.

BANG! BANG! BANG!

Il grande faro esplose in una pioggia di scintille e vetri infranti, piombando la baia in una temporanea oscurità illuminata solo dai lampi dei fulmini. Si udirono urli di rabbia da parte degli uomini di Roberto e una raffica di mitra rispose al fuoco di mia figlia.

Ignorando il dolore e la febbre, mi trascinai fuori dalla capanna a mani e ginocchia. Vidi la sagoma di Ilaria muoversi con agilità tra gli scogli, attirando il fuoco dei mercenari lontano da dove mi trovavo io. Roberto e tre uomini armati la stavano inseguendo lungo il molo di legno abbandonato che si protendeva nel mare in tempesta.

"Prendetela viva! Il vecchio deve essere ancora dentro!" gridò Roberto ricaricando il suo fucile.

Ilaria raggiunse la fine del molo. Era in trappola. Dietro di lei c'erano solo le onde alte tre metri che si infrangevano con violenza contro i pali di legno. Davanti a lei, tre uomini armati fino ai denti che avanzavano a specchio.

"Fine della corsa, ragazzina," sogghignò Roberto alzando l'arma. "Consegnami la chiave d'acciaio e forse ti concederò una morte rapida."

Ilaria si voltò verso di me. Attraverso l'oscurità e la pioggia, i nostri sguardi si incrociarono per quello che sembrava essere l'ultimo addio. Alzò la mano e mi fece un cenno chiaro con la testa.

Premi il pulsante.

Sentii le lacrime calde mescolarsi all'acqua della pioggia sul mio viso. Non potevo farlo. Non potevo far saltare in aria il molo sapendo che anche mia figlia si trovava lì sopra.

In quel preciso istante di esitazione, una figura imponente emerse dall'ombra dietro i mercenari. L'uomo camminava con una leggera zoppia, la camicia strappata e il volto coperto di polvere di pietra e sangue secco.

Aurelio.

"Aspettate!" ruggì il mio gemello maledetto, fermando i suoi uomini. "Non toccatela!"

Aurelio si fece avanti con passi pesanti, affrontando mia figlia sul molo oscillante. "Sei stata una spina nel fianco per quindici anni, Ilaria. Proprio come tua madre. Avete entrambe quel ridicolo senso della giustizia che vi rende deboli."

"Mia madre era cento volte l'uomo che sarai mai tu, bastardo!" gli sputò in faccia Ilaria.

Aurelio sorrise, un sorriso da demone. "Tua madre è morta pregando che tuo padre la salvasse. E tuo padre è lì, accasciato nella fango come un cane malato, incapace di muovere un dito. Guarda, Ilaria... guarda come finisce la tua grande dinastia."

Aurelio allungò la mano per afferrare Ilaria per i capelli. Ma prima che potesse toccarla, mia figlia fece qualcosa che nessuno si aspettava: afferrò Aurelio per il bavero del giubbotto e si lanciò all'indietro nel mare in tempesta, trascinando il suo aguzzino con sé nelle acque vorticose sotto il molo.

"ILARIA!" urlai con quanto fiato avevo in gola.

I due corpi scomparvero tra le onde nere e schiumanti della scogliera. I mercenari di Roberto rimasero momentaneamente interdetti, sporgendosi dal molo per cercare di avvistare i due nell'acqua tumultuosa.

Fu allora che la mia mente, accecata dalla disperazione e dal dolore, prese la sua decisione. Impugnai il telecomando nero che Ilaria mi aveva affidato.

Non per salvarmi. Ma per fare in modo che nessuno di quei mostri potesse mai più toccare mia figlia.

Schiacciai con forza il pulsante rosso.

Una serie di esplosioni a catena dilaniò la struttura del molo di legno. Le cariche da demolizione piazzate da Ilaria sotto i pilastri portanti si attivarono simultaneamente, scagliando Roberto e i suoi mercenari in aria in un'esplosione di fuoco, legno e metallo.

L'onda d'urto mi investì in pieno, scagliandomi all'indietro contro la roccia della scogliera. La mia testa urtò duramente contro la pietra, e prima che il buio totale mi inghiottisse, vidi la sagoma del motoscafo dei mercenari prendere fuoco e prendere la via del fondo.

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