La frase pronunciata da Aurelio dietro le sbarre della gabbia mi rimase conficcata nella mente come un chiodo arrugginito. "Il terzo gemello sa dove trovarvi." Per giorni e settimane, mentre il clamore mediatico attorno al processo andava spegnendosi, continuai a svegliarmi di notte nel cuore della notte, ricoperto di sudore freddo, tormentato dal dubbio che la nostra tragedia potesse non essere ancora conclusa. Era solo l'ultimo disperato tentativo di un uomo sconfitto di avvelenarmi l'anima, o c'era un'ulteriore, spaventosa verità nascosta nel passato della mia famiglia?
Un mese dopo la fine del processo, a Ilaria ed io fu concesso di tornare finalmente alla nostra vita. Decidessimo di vendere la casa del Vomero e la villa di Positano, luoghi impregnati di troppi ricordi dolorosi, e di acquistare un piccolo villino immerso tra le colline del Chianti, in Toscana. Un posto lontano dal mare, lontano da Napoli e lontano dalle ombre del passato.
La vita riprese con un ritmo lento e benedetto. Ilaria iniziò a lavorare come consulente informatica per una società di sicurezza a Firenze, ritrovando a poco a poco il sorriso e la serenità che le erano state rubate. Io mi dedicai alla cura del piccolo giardino e alla scrittura dei miei ricordi, tentando di esorcizzare attraverso le parole cinquant'anni di inganni.
Tuttavia, c'era un cassetto del mio scrittoio che rimaneva sempre chiuso a chiave: il cassetto dove conservavo la scatola di metallo arrugginito, il diario di Ilaria e i documenti personali di mia moglie Sofia che l'avvocato De Blasi ci aveva restituito al termine delle indagini.
Un pomeriggio di inizio autunno, mentre Ilaria era al lavoro a Firenze, decisi che era giunto il momento di affrontare le mie ultime paure. Tirai fuori la chiave d'acciaio ed aprii il cassetto dello scrittoio.
Raccolsi il fascicolo dei documenti personali di Sofia. Tra i vari certificati di nascita, le lettere d'amore che ci eravamo scritte da giovani e le pagelle scolastiche di Ilaria, notai una busta da lettera in carta di riso, ingiallita dal tempo e chiusa con della ceralacca rossa priva di qualsiasi stemma.
Non l'avevo mai vista prima. Era rimasta incastrata tra le doppie fodere della cartellina di cuoio di Sofia.
Sulla parte anteriore della busta c'era la grafia elegante ed inconfondibile di mia moglie:
"Per Vincenzo. Da aprire solo quando l'incubo sarà finito."
Con le mani che tremavano leggermente, usai un tagliacarte di ferro per spezzare il sigillo di ceralacca ed estrassi tre fogli scritti a mano. Erano datati 14 maggio 1994, pochi mesi prima che le sue condizioni di salute precipitassero drasticamente.
Cominciai a leggere, la voce di Sofia che risuonava nella mia testa dolce e chiara come un tempo:
> "Mio amatissimo Vincenzo,
> se stai leggendo questa lettera, significa che la mia sofferenza è finita e che tu hai finalmente scoperto la terribile verità su tuo fratello Aurelio. Pregavo ogni notte che questo giorno non arrivasse mai, ma conoscevo la spietatezza dell'uomo che ti somigliava nell'aspetto ma non nell'anima.
> Ci sono cose che non ho mai avuto il coraggio di dirti a voce, Vincenzo. Cose che mi hanno distrutto il cuore prima ancora che il veleno di Aurelio facesse marcire il mio corpo. Quando ho scoperto che l'uomo che si spacciava per te in certe notti era tuo fratello gemello, era già troppo tardi. Ho affrontato Aurelio nella casa di Positano, minacciandolo di andare dal procuratore della Repubblica.
> Fu quella notte che Aurelio mi rivelò il segreto finale della famiglia Moretti. Tuo padre non ha separato solo due gemelli alla nascita, Vincenzo. Tuo padre lavorava per un programma medico sperimentale finanziato dal regime negli anni quaranta. Voi non eravate due gemelli.
> Eravate tre."
Trattenni il respiro. Il foglio nella mia mano tremò così violentemente che dovetti appoggiarlo al tavolo per continuare la lettura.
> "I neonati erano tre fratelli identici: tu, Aurelio e un terzo bambino, nato con una grave malformazione cardiaca e affidato a un orfanotrofio di suore a Roma sotto il nome di Valerio. Aurelio ha scoperto la sua esistenza anni prima di incontrare te, ed ha usato il nome di Valerio per creare le società fantasma all'estero su cui ha depositato i proventi dei suoi crimini.
> Ma c'è qualcosa che Aurelio non ha mai saputo, Vincenzo. Valerio non è morto nell'orfanotrofio come credeva tuo fratello. Valerio è cresciuto, è diventato un sacerdote ed ha dedicato l'intera sua vita a raccogliere le prove dei crimini commessi da tuo padre e da Aurelio, nell'ombra e in silenzio.
> Se Aurelio dovesse mai essere fermato o se tu dovessi trovarti in pericolo, cerca Padre Valerio presso il Convento di San Miniato al Monte a Firenze. Lui possiede l'ultima chiave che restituisca alla nostra famiglia la pace che le è stata rubata.
> Ti amo, Vincenzo. Più della mia stessa vita.
> Tua per sempre, Sofia."
Rilessi quelle righe per tre volte di seguito, mentre le lacrime bagnavano la superficie del foglio. Sofia non aveva solo affrontato il veleno di Aurelio; aveva portato da sola il peso di un segreto di famiglia spaventoso per proteggere me e Ilaria dal crollo di ogni nostra certezza.
Il terzo gemello sa dove trovarvi.
Aurelio non mi aveva minacciato con un nuovo killer o un nuovo attacco criminale. Mi aveva indicato l'ultimo pezzo del puzzle che mio padre ed il destino avevano spezzato settant'anni prima.
Guardai l'orologio sul muro del soggiorno. Erano le quattro del pomeriggio.
Il Convento di San Miniato al Monte si trovava a soli venti minuti di auto dalla nostra nuova casa nel Chianti.
Presi le chiavi della macchina, infilai la lettera di Sofia nella tasca interna del cappotto ed uscii di casa. Era giunto il momento di chiudere il cerchio per sempre.
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