Il silenzio all'interno della cappella di marmo divenne soffocante, spezzato solo dal respiro affannoso di Aurelio e dal sibilo del piccolo laptop poggiato sul bordo del sarcofago, su cui una barra di avanzamento blu indicava che il caricamento dei dati era al settantacinque percento.
Fissai il piccolo detonatore nella mano di Aurelio. Il LED rosso al centro del dispositivo lampeggiava con un ritmo costante e minaccioso. Una sola pressione di quel pollice spietato avrebbe ridotto in polvere la tomba di Sofia, mia figlia e me stesso, cancellando per sempre la verità dal mondo.
"Sei un vigliacco, Aurelio," disse Ilaria, senza abbassare l'arma di un solo millimetro. "Preferisci distruggere tutto piuttosto che affrontare le conseguenze di quello che hai fatto."
"Le conseguenze?" ringhiò Aurelio, i suoi occhi sbarrati dalla follia. "Io ho creato un impero mentre tuo padre giocava a fare il piccolo borghese rispettabile! Io ho preso quello che mi spettava di diritto! Tua madre mi amava, Ilaria! Mi amava più di quanto abbia mai amato questo vecchio inutile!"
"Non pronunciare il suo nome!" ruggii io, la mano che stringeva la pistola che tremava per un misto di rabbia e disgusto. "Sofia ti disprezzava! Ha preferito morire avvelenata piuttosto che cedere ai tuoi ricatti!"
Aurelio sogghignò, godendo del dolore che le sue parole stavano provocando. "Eppure è morta tra le tue braccia credendo che fossi tu a starle accanto, Vincenzo! Ogni volta che le tenevi la mano in quell'ospedale, era la mia sostanza chimica che le scorreva nelle vene! Ho rubato la tua vita pezzo per pezzo, e ora prenderò anche la tua eredità!"
Diedi un'occhiata rapida al laptop sul sarcofago. La barra di avanzamento del caricamento era giunta all'ottantacinque percento. Mancavano meno di due minuti prima che tutti i segreti del "Consorzio" venissero inviati ai server protetti di Aurelio, garantendogli la fuga e la protezione dei suoi complici potenti.
"Ilaria..." mormorai a bassa voce senza staccare gli occhi dal mio gemello. "Il portatile."
"Lo so, papà," rispose lei con tono calmo e gelido.
Aurelio notò il nostro scambio di sguardi e fece un passo indietro, posizionandosi esattamente tra noi e il sarcofago. "Non provateci nemmeno. Un solo colpo di pistola e schiaccio questo pulsante. Moriremo tutti qui dentro, e la storia dei Moretti finirà per sempre sotto questo marmo!"
La tensione era arrivata a un punto di rottura insostenibile. Ma fu in quel preciso momento che notai un dettaglio che ad Aurelio era sfuggito nella sua cieca frenesia.
La pioggia battente delle ultime ore aveva penetrato la cupola danneggiata della cappella. Una goccia d'acqua spessa e pesante stava cadendo lentamente dal soffitto di calce, proprio sopra la ciabatta elettrica che alimentava il laptop e il trasmettitore satellitare appoggiati sul bordo del sarcofago.
Una goccia. Poi un'altra.
Il cavo scoperto della ciabatta era parzialmente privo di isolamento, logorato dal tempo e dall'umidità della tomba.
Se l'acqua avesse toccato il contatto scoperto prima della fine del caricamento, ci sarebbe stato un corto circuito che avrebbe spento il trasmettitore, interrompendo il caricamento dei dati e distruggendo la scheda madre del laptop.
Aurelio non poteva vederlo perché si trovava di spalle rispetto alla ciabatta elettrica. Ma io ed Ilaria lo vedevamo chiaramente.
Caricamento: 92%.
Dovevo guadagnare tempo. Dovevo tenere Aurelio distratto per altri venti secondi, impedendogli di accorgersi dell'acqua o di premere il detonatore prima del corto circuito.
Feci un passo avanti, abbassando lentamente la mia pistola.
"Cosa fai, papà?!" esclamò Ilaria sorpresa dal mio gesto.
"Hai vinto tu, Aurelio," dissi con voce rotta, simulando una totale resa e disperazione. "Hai ragione... sono sempre stato un debole. Ho vissuto un'illusione per tutta la vita. Prenditi i soldi, prenditi i codici e vattene... Ma ti prego, risparmia Ilaria. Lei è tua nipote. È il sangue del tuo stesso sangue."
Aurelio rimase sorpreso dalla mia sottomissione. Il suo ego ipertrofico e la sua vanità presero il sopravvento. Un sorriso di puro trionfo gli si allargò sul volto rugoso.
"Finalmente lo ammetti, Vincenzo," disse con disprezzo, alzando la testa con boria. "Finalmente strisci ai miei piedi come avresti dovuto fare cinquant'anni fa. Guardati... sei solo un'ombra di quello che potevi essere. Non vali nemmeno il proiettile per ucciderti."
Caricamento: 97%.
Una goccia d'acqua particolarmente grande si accumulò sulla crepa del soffitto, oscillando minacciosamente proprio sopra il contatto elettrico scoperto.
"Lasciala andare, Aurelio," continuai a supplicare, facendo un altro passo verso di lui per catturare completamente la sua attenzione. "Prendi la valigetta e vai via. Non ti inseguiremo mai più. Te lo giuro sulla memoria di Sofia."
"La memoria di Sofia non vale nulla per me!" urlando Aurelio con disprezzo. "E tu..."
ZAP!
Un forte crack elettrico, accompagnato da una pioggia di scintille blu e da una fumata nera, esplose alle spalle di Aurelio. La goccia d'acqua era caduta sulla ciabatta scoperta.
Lo schermo del laptop diventò nero all'istante. Il segnale del trasmettitore satellitare si spense con un bip prolungato prima che il caricamento raggiungesse il cento percento.
"NO!" urlò Aurelio girandosi di scatto verso il computer fuoricuso. "NO! IL TRASFERIMENTO!"
In quel secondo di pura distrazione e panico del mio gemello, Ilaria non esitò.
BANG!
Un singolo colpo di pistola risuonò nella cappella. Il proiettile sparato da Ilaria colpì di precisione la mano destra di Aurelio, tranciandogli le dita che stringevano il detonatore.
Il dispositivo cadde a terra sul pavimento di marmo, rotolando verso i miei piedi.
Aurelio emise un urlo di dolore disumano, stringendosi il moncone sanguinante. Ma la sua follia non era finita. Con la mano sinistra ancora sana, estrasse un pugnale da caccia nascosto nella giacca e si scagliò con cieca violenza contro mia figlia.
"VI AMMAZZO TUTTI!" ruggì lanciandosi in avanti.
Ilaria tentò di riarmare il carrello della pistola, ma Aurelio la travolse con il peso del suo corpo, scagliandola contro il muraglione di pietra. L'arma di mia figlia volò via, rotolando nell'oscurità del mausoleo.
Aurelio si posizionò sopra di lei, alzando il pugnale con la mano sinistra pronto a piantarglielo nel petto.
"Ilaria!" gridai.
Non pensai al dolore alla mia spalla, non pensai ai miei sessantotto anni né alla mia natura mite. Vedere l'assassino di mia moglie sul punto di strapparmi l'unica cosa che mi rimaneva al mondo sbloccò in me una forza primordiale.
Mi slanciai in avanti, afferrai Aurelio da dietro per la gola e lo tirai indietro con tutta la forza del mio corpo, facendolo cadere dal corpo di Ilaria.
Ruzzolammo insieme sul pavimento di pietra. Aurelio mi sferrò un pugno violento al volto che mi fece assaporare il gusto metallico del sangue in bocca, poi mi girò a terra, puntando la lama del pugnale verso la mia gola.
"Morirai per primo, fratello mio!" ansimò con gli occhi fuori dalle orbite, spingendo la punta della lama contro la mia pelle.
Sentii il metallo freddo incidersi nel collo. Chiusi gli occhi preparando a ricevere il colpo fatale.
Poi, un suono secco e metallico echeggiò sopra di noi.
CLICK.
Aurelio si immobilizzò.
Riaprii gli occhi. Ilaria era in piedi sopra di noi. Aveva recuperato la mia pistola caduta a terra e steva puntando la canna dell'arma a un centimetro dalla tempia di Aurelio.
"Sposta quella lama da mio padre," disse Ilaria con una voce talmente fredda da far tremare le pareti di pietra della cappella. "O ti spappolo il cervello qui ed ora."
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