Mi bloccai al centro della stanza scavata nella roccia, incapace di muovere un solo muscolo. Il fascio della mia torcia tremava violentemente sul volto dell'uomo arrivato nel cunicolo. Se non fosse stato per la chioma di un argento candido e la cicatrice sottile che gli tagliava il labbro superiore, avrei giurato di stare guardando un'immagine riflessa nel vetro. L'uomo davanti a me era la mia copia esatta, un doppio spettrale emerso da un passato che mi era stato del tutto celato.
"Chi... chi sei tu?" balbettai, la voce soffocata dall'orrore e dall'incredulità. "Io non ho mai avuto un fratello! Chi sei?!"
L'uomo sorrise con un'amarezza glaciale, alzando la mano destra. Nella morsa delle sue dita stringeva una pistola brunita con un silenziatore montato sulla canna. "Mio caro Vincenzo... I nostri genitori hanno fatto un ottimo lavoro nel lavarti il cervello e nell'insegnarti a essere il figlio perfetto, l'unico erede della rispettabile famiglia Moretti. Io mi chiamo Aurelio. O meglio, questo è il nome che mi hanno dato quando mi hanno venduto come spazzatura per coprire i debiti di gioco di nostro padre."
Le parole di Aurelio cadevano nel silenzio della cavità underground come macigni. Sotto l'effetto dello shock, mi appoggiai al bordo del pesante baule di legno. "Venduto? Di cosa stai parlando? Nostro padre era un uomo d'onore, un medico stimato..."
"Nostro padre era un mostro!" ruggì Aurelio, facendosi avanti di un passo. La luce della torcia illuminò nei suoi occhi una follia lucida e devastante. "Un medico privo di scrupoli che quando scoprì di avere due gemelli in un'epoca in cui non poteva permettersene due, decise di tenersi il primogenito — te — e di vendere il secondo a una famiglia di contrabbandieri della baia di Napoli in cambio di un azzeramento dei suoi debiti!"
Rimasi a bocca aperta, mentre il mondo fantastico e rassicurante della mia infanzia crollava in mille pezzi frastagliati. La memoria di un padre severo ma giusto, di una madre dolce e protettiva... era tutto una menzogna?
"L'ho scoperto trent'anni fa," continuò Aurelio, la voce che tornava a farsi bassa e strisciante. "E da quel giorno ho deciso che avrei ripreso tutto ciò che mi era stato rubato. La ricchezza, la rispettabilità... e la famiglia. A cominciare da tua moglie, la dolce e bellissima Sofia."
A quel nome senti una morsa terribile serrarmi il cuore. "Cosa centra Sofia in questo?! Lasciala stare! Lei è morta quindici anni fa!"
Aurelio emise una risata breve e priva di allegria che fece venire i brividi alla mia spina dorsale. "Morta? Sofia non è morta per un cancro, Vincenzo. Sofia ha scoperto chi ero io quando ho iniziato a sostituirti nei tuoi viaggi d'affari. Lei ha capito che l'uomo che entrava nel suo letto certe notti non eri tu, ma il tuo ombra. E quando ha minacciato di andare alla polizia per denunciarmi, ho dovuto somministrarle lentamente quel piccolo composto chimico che hai trovato nelle fiale all'interno del baule. Un veleno neurologico che simula in tutto e per tutto gli effetti di un tumore cerebrale devastante."
"Assassino!" gridai, spinto da una rabbia primordiale e incontrollabile. Dimenticando la pistola puntata contro di me, feci per slanciarmi in avanti per afferrargli la gola.
POP.
Un colpo sordo risuonò nella stanza. Un dolore bruciante mi trapassò la spalla sinistra, scagliandomi all'indietro contro la parete di roccia. Caddi a terra con un gemito di sofferenza, la torcia mi sfuggì di mano rotolando sul pavimento e illuminando il soffitto di calce.
"Rimani giù, Vincenzo," disse Aurelio freddamente, riposizionando l'arma puntata alla mia testa. "Non hai l'addestramento né la tempra per affrontarmi. Sei solo un vecchio patetico che ha vissuto nell'illusione per tutta la vita. Ilaria era molto più intelligente di te. Ha scoperto il mio segreto quando ha trovato i diari secretati di sua madre dopo la sua morte."
"Ilaria..." balbettai stringendomi la ferita alla spshoulder, avvertendo il sangue caldo che inzuppava i miei vestiti. "Dov'è mia figlia? Dimmi dove si trova!"
"Ilaria credeva di potermi incastrare," continuò Aurelio ignorando la mia domanda. "Pensava che nascondendo quella chiave e affidando la scatola a quel povero idiota di Marco avrebbe potuto mettermi nel sacco. Ma Marco ha pagato con la vita la sua stupidità, e ora tu sei arrivato esattamente dove volevo che arrivassi: hai aperto il baule per me, risparmiandomi il disturbo di scassinare la serratura speciale che tua figlia aveva installato."
Aurelio si chinò sul baule, afferrando con avidità il secondo quaderno e i documenti legali che avevi intravisto prima. I suoi occhi brillarono di una brama insana. "Con questi documenti che attestano la mia vera identità e con la rinuncia ai beni che ho stilato a tuo nome, posso finalmente appropriarmi di tutto ciò che ti appartiene. E tua figlia... beh, Ilaria ha finito di giocare a fare l'investigatrice molto tempo fa."
"Cosa le hai fatto?" ruggii attraverso le lacrime di dolore e disperazione. "Dimmi cosa le hai fatto, vigliacco!"
"L'ho mandata in un posto da cui nessuno fa mai ritorno," rispose Aurelio con un sorriso crudele. "E ora è il momento che tu la raggiunga."
Aurelio alzò lentamente la pistola, prendendo di mira il centro della mia fronte. Sentii il tempo rallentare, il battito del mio cuore rimbombarmi nelle orecchie come un tamburo di morte. Chiusi gli occhi, chiedendo perdono a Sofia e a Ilaria per non essere stato in grado di proteggerle.
Ma proprio mentre il dito di Aurelio si stringeva sul grilletto, un forte boato rimbombò dalla parte superiore della cantina. Un'esplosione improvvisa fece tremare le pareti di roccia, facendo cadere una pioggia di calcinacci e polvere dal soffitto.
La luce della lampadina si spense, piombando la stanza in un buio totale.
Aurelio imprecò nell'oscurità, distratto dal collasso imprevisto del passaggio. Sfruttando quei pochi secondi di confusione e guidato dal puro istinto di sopravvivenza, allungai la mano sana a terra, afferrai lo scalpello di ferro che avevo usato in precedenza e lo conficcai con tutta la forza che mi rimaneva nella caviglia di Aurelio.
L'uomo emise un urlo disperato di dolore, perdendo l'equilibrio e cadendo pesantemente all'indietro. Un secondo colpo di pistola partì alla cieca, conficcandosi nella roccia sopra la mia testa.
Senza attendere che si riprendesse, mi trascinai a tentoni verso il passaggio segreto, ignorando il dolore acuto alla spalla. Nel buio pesto, sentii una mano afferrarmi improvvisamente per il bavero del cappotto e tirarmi verso l'alto con una forza prodigiosa.
Pensai fosse uno dei sicari di Aurelio e tentai di divincolarmi, ma una voce femminile, decisa e al contempo intrisa di un'incredibile familiarità, mormorò al mio orecchio nel buio:
"Stai zitto e spingi verso l'uscita, papà! La casa sta per crollare!"
---






