Il silenzio che seguì le parole dell'Ispettore De Santis fu così profondo da far sentire il rumore della pioggia che continuava a battere contro le finestre spaccate del salotto. Guardai il corpo svenuto di Marco Rossini steso sul pavimento, poi guardai Davide, la cui mano rimase pietrificata sulla cornetta del telefono.
"Cosa... cosa sta dicendo, Ispettore?" balbettò Davide, la voce rotta dall'incredulità. "La catenina... l'incisione... c'era il nome di Elena Rossini!"
"Sì, la catenina era lì," spiegò De Santis con tono grave attraverso il vivavoce. "Ma la struttura ossea e le analisi dentali effettuate d'urgenza dal medico legale confermano senza ombra di dubbio che la vittima è un uomo di circa quarant'anni, deceduto per una frattura cranica causata da un corpo contundente. Non è Elena Rossini. Quello scheletro appartiene a un uomo!"
Sgranai gli occhi, sentendo le forze abbandonarmi di nuovo. Un uomo? Chi era allora la persona sepolta per vent'anni sotto la casa di campagna in Toscana? E dove si trovava la vera Elena Rossini?
"Ispettore..." interruppi io, cercando di mantenere un minimo di lucidità. "Qui a casa nostra a Firenze è appena entrato un uomo armato. È Marco Rossini, il fratello di Elena! Ha cercato di ucciderci, sosteneva che mio marito Roberto avesse assassinato sua sorella. Siamo riusciti a fermarlo, è svenuto sul pavimento!"
"Cosa?! Mandiamo subito una volante! Non muovetevi da lì!" urlò De Santis prima di riattaccare bruscamente.
Davide ed io ci allontanammo cautamente dal corpo di Marco, posizionandoci vicino alla porta d'ingresso. Marco emise un gemito profondo, iniziando a muovere lentamente la testa. La macchia di sangue sulla sua nuca impregnava i suoi capelli grigi.
"Un uomo..." mormorò Marco con voce debole, aprendo gli occhi a fatica e fissando il soffitto affrescato della stanza. "Non... non è possibile. Mia sorella è scomparsa vent'anni fa... Roberto l'ha uccisa..."
"Marco, ascoltami!" dissi chinandomi verso di lui, pur tenendomi a distanza di sicurezza mentre Davide raccoglieva la chiave inglese dal pavimento. "La polizia ha appena confermato che i resti sepolti non sono di tua sorella! È il corpo di un uomo! Che cosa sai davvero di quello che è successo nel 2006?"
Marco si mise a sedere a fatica, appoggiandosi contro il divano distrutto. Il suo sguardo non era più pieno di cieca rabbia, ma di una devastante confusione. "Elena lavorava come segretaria nello studio contabile di tuo marito, Lucia. Erano amanti, lo sapevo bene. Ma nell'estate del 2006, Elena scoprì che Roberto stava riciclando denaro per conto di un'organizzazione criminale locale. Voleva lasciarlo e denunciare tutto. L'ultima volta che l'ho sentita mi disse che aveva un appuntamento con Roberto alla casa di campagna per consegnargli i documenti e chiudere la storia per sempre. Poi... è scomparsa nel nulla."
"E tu perché sei finito in prigione in Spagna?" chiese Davide con sospetto.
"Perché poche settimane dopo la scomparsa di mia sorella, venii incastrato con tre chili di cocaina nella mia auto al confine spagnolo," spiegò Marco con amarezza, pulendosi il sangue dal viso con la manica del cappotto. "Le prove erano fabbricate perfettamente. Solo dopo anni ho capito che era stato Roberto a pagare dei trafficanti per togliermi di mezzo prima che potessi fare troppe domande sulla sparizione di Elena!"
In quel momento, le sirene della Polizia squarciarono il silenzio del quartiere storico di Firenze. Luci blu balenarono contro le pareti del salotto. I soccorsi e gli agenti arrivarono nel giro di pochi minuti, mettendo in sicurezza la casa e prendendo in custodia Marco Rossini, che non oppose alcuna resistenza.
L'Ispettore De Santis entrò nella stanza con passo deciso, osservando la scena devastata e i frammenti delle lettere sparse ovunque.
"Ispettore," dissi facendomi avanti, raccogliendo da terra l'ultima lettera di Roberto. "Se il corpo sepolto è di un uomo, allora chi è stato ucciso la notte del diciannovesimo compleanno di Davide? Chi c'era in quella stalla?"
De Santis prese un profondo respiro, guardando alternativamente me e Davide. "Abbiamo fatto un riscontro immediato nei database degli scomparsi del settembre 2006. C'è un solo profilo che corrisponde perfettamente all'età e al periodo della morte: si tratta di Giuliano Valenti, un investigatore privato ingaggiato nel 2006 da una persona anonima per indagare sulle attività di vostro marito Roberto."
"Un investigatore privato..." ripetè Davide, portandosi la mano alla bocca. "Ecco perché... la notte del mio compleanno, quando andai alla stalla, c'era un uomo a terra coperto di sangue! Non era una donna! Il mio ricordo era distorto dal terrore e dall'oscurità!"
"Esatto," continuò De Santis. "Molto probabilmente Giuliano Valenti aveva scoperto la verità su Roberto e forse sulla sorte di Elena Rossini. Roberto lo ha affrontato e ucciso, per poi occultare il corpo sotto le fondamenta. Ma resta la domanda fondamentale: che fine ha fatto Elena Rossini?"
L'ispettore si avvicinò al tavolo e notò la scatola metallica blu. "Questa roba cos'è?"
"Erano i segreti di mio marito," risposi. "Ma manca ancora un tassello. Se Elena non è morta quella notte... perché non si è più fatta viva per vent'anni?"
In quel momento, un agente della Scientifica si avvicinò a De Santis, porgendogli un tablet con un documento appena scansionato. "Ispettore, abbiamo terminato l'analisi del contenuto della borsa di Marco Rossini. C'era una chiave di una cassetta di sicurezza della Banca di Toscana a nome di Elena Rossini, con una nota olografa recente."
De Santis guardò lo schermo e la sua espressione si fece severa. "La nota è stata scritta un mese fa. E recita: Se mio fratello Marco dovesse uscire di prigione, ditegli che la verità si trova dove tutto è iniziato, nella casa del glicine a Firenze."
Sentii un gelo improvviso scendere lungo la mia schiena. La casa del glicine era la casa in cui ci trovavamo in quel preciso momento. La casa dove avevo vissuto per trent'anni.
Elena Rossini non era mai stata lontana.






