I SEGRETI SOTTO LA POLVERE DEL TEMPO
News Story

I SEGRETI SOTTO LA POLVERE DEL TEMPO

9 visualizzazioni

Le parole di Davide rimasero sospese nell'aria fredda del salotto come una condanna a morte. Le fondamenta della casa di campagna in Toscana. Il luogo dove la nostra famiglia trascorreva le estati negli anni Novanta, quella dimora in pietra circondata dai cipressi che io avevo sempre considerato un rifugio di pace. Ma ora, quella terra fertile si trasformava nel teatro di un crimine orribile e dimenticato dal tempo.

"Mamma, dobbiamo andare subito là," disse Davide con la voce spezzata dall'angoscia, tenendo ancora il telefono stretto nella mano tremante. "L'ispettore della Scientifica di Siena vuole interrogarci. Non capiscono come un corpo possa essere rimasto sepolto sotto la pavimentazione della stalla per più di vent'anni senza che nessuno accorgesse di nulla."

Guardai la lettera rimasta sul tavolo, quel foglio ingiallito le cui prime righe avevano già distrutto l'unica certezza della mia esistenza: Davide non era mio figlio. Se non era figlio mio e di Roberto, di chi era? Chi era la donna il cui nome giaceva ora inciso su una catenina infangata accanto a delle ossa calcinate?

Il viaggio in auto da Firenze verso la Val d'Orcia fu immerso in un silenzio tombale. La pioggia battente sferzava il parabrezza, specchiando il mio stato d'animo tormentato. Guardavo di traverso il profilo di Davide, l'uomo che avevo allattato, cresciuto, amato per diciannove anni prima che sparisse, ed era come guardare uno sconosciuto. Ogni ricordo d'infanzia, ogni febbre notturna vegliata al suo capezzale, le sue prime parole... tutto sembrava macchiato da una menzogna mostruosa costruita da mio marito Roberto.

Arrivammo alla casa di campagna quando il crepuscolo stava già tingendo il cielo di un viola cupo. I lampeggianti blu delle pattuglie della Polizia illuminavano i vecchi muri in pietra rovinati dal tempo. L'area attorno alla stalla era recintata con il nastro bianco e rosso. Un uomo alto, con un impermeabile scuro e un'espressione severa, ci venne incontro con passi decisi.

"Signora Lucia? Sono l'ispettore De Santis," si presentò con un cenno del capo. "E lei deve essere Davide. Vi ringrazio per essere venuti così rapidamente. La situazione è estremamente complessa e delicata."

"Ispettore... è davvero lei? È davvero Elena Rossini?" chiesi con la voce ridotta a un sussurro, mentre il fango fresco della Toscana si appiccicava alle mie scarpe.

L'ispettore De Santis ci condusse sotto la tettoia della stalla, dove potenti fari alogeni illuminavano una voragine scavata nel terreno. Un Odore acre di terra smossa e umidità stagnante riempiva l'aria. "Non abbiamo ancora la conferma definitiva del DNA, signora, ma la piastrina metallica non lascia molti dubbi. 'Elena Rossini, 14.04.1978'. Inoltre, abbiamo recuperato dai resti un anello d'oro con un'incisione interna: Per sempre, R."

Roberto. R come Roberto.

Mi sentii mancare l'aria. Davide mi afferrò prontamente per il braccio, sostenendomi. Il suo tocco era fermo, ma la sua pelle era fredda come il ghiaccio.

"Ispettore," intervenne Davide con fermezza, cercano di nascondere il tremito della sua voce. "Mio padre è deceduto due anni fa. Mia madre non sapeva nulla di questa donna fino a poche ore fa. Perché avete iniziato a scavare proprio oggi in questa proprietà?"

De Santis fissò Davide con uno sguardo penetrante, come se stesse cercando di leggere nei suoi pensieri più profondi. "Perché tre giorni fa abbiamo ricevuto una chiamata anonima da una cabina telefonica di Pisa. Una voce maschile ci ha fornito le coordinate esatte, affermando che sotto il pavimento della stalla giaceva il corpo di una donna assassinata nel settembre del 2006. Casualmente, proprio il periodo in cui lei, Davide, è scomparso da casa."

Un brivido lungo la schiena mi paralizzò. Settembre 2006. La notte del diciannovesimo compleanno di Davide. La notte del violento litigio tra lui e Roberto.

"Che cosa volete dire?" scattai io, ritrovando un briciolo di forza protettiva di madre. "Mio figlio non c'entra niente! Davide era solo un ragazzo, è scappato quella notte perché suo padre lo aveva aggredito!"

"Nessuno sta accusando vostro figlio, signora," rispose l'ispettore, pur senza distogliere gli occhi da Davide. "Ma le coincidenze temporali sono troppe per essere ignorate. E c'è un altro dettaglio: tra le macerie dello scavo, proprio sotto lo scheletro, abbiamo trovato un frammento di stoffa verde scuro bruciacchiato. Sembra il lembo di una giacca maschile di marca."

Sgranai gli occhi. Una giacca verde scuro. Ricordavo perfettamente che la sera del suo compleanno, Davide indossava proprio una giacca di lana verde scuro che gli avevo regalato io.

Voltai lentamente la testa verso mio figlio. Davide non guardava l'ispettore, né guardava me. I suoi occhi erano fissi sul buco nella terra, le sue labbra tremavano impercettibilmente e le sue pupille erano dilatate dal terrore.

"Davide..." mormorai, sentendo il cuore sprofondare in un baratro senza fine. "Tu... tu sai cosa è successo quella notte, vero? Tu avevi quella giacca..."

Davide fece un passo indietro, staccando la sua mano dalla mia braccia come se fosse stato scottato. "Io... io non ricordo niente di quella notte, mamma! Ho solo ricordi confusi, sangue... e papà che mi urlava di scappare e di non tornare mai più!"

"Basta così per stasera," interrompè l'ispettore De Santis con tono perentorio. "Domani mattina vi aspetto in questura a Siena per un interrogatorio formale. E le chiedo, signora Lucia, di consegnarci qualsiasi documento o effetto personale di suo marito Roberto che possa aiutarci a ricostruire la sua vita segreta."

Mentre tornavamo verso l'auto sotto la pioggia battente, un pensiero tremendo iniziò ad insidiare la mia mente. E se Roberto non avesse mentito solo per dividermi da Davide? E se mio marito avesse protetto nostro figlio da un'accusa di omicidio, coprendo il delitto e nascondendomi la verità per vent'anni? O peggio... e se l'assassino fosse stato Roberto stesso?

Prima di salire in macchina, Davide si fermò improvvisamente, guardando verso l'oscurità del bosco che circondava la casa di campagna. Tra le ombre degli alberi secolari, illuminato solo per un istante da un fulmine, si distingueva chiaramente il profilo di una figura umana in piedi, intenta a osservarci in silenzio.