Mamma, lei non è morta
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Mamma, lei non è morta

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L'oscurità improvvisa piombò sulla stanza come una cappa soffocante, interrotta solo dai lampeggianti rossi dell'allarme antincendio che giravano ritmicamente sulle pareti. Il suono acuto e continuo delle sirene interne rimbombava nei corridoi, scatenando il panico tra i pazienti ed il personale medico del piano.

«Cosa sta succedendo?» gridò Laura, spaventata, stringendosi a Clara.

«Restate calme!» dissi, correndo verso la culla ed afferrando la bambina tra le braccia, mentre Ethan si aggrappava subito alla mia maglia.

Julian andò verso la porta ed tentò di aprirla, ma la porta era bloccata dal sistema di sicurezza automatico attivato dall'allarme. Attraverso il vetro dello spioncino si vedeva il corridoio riempirsi rapidamente di un fumo denso e grigio.

«È un falso allarme antincendio», disse Julian esaminando il fumo. «Questo non è fumo di legno o plastica bruciata... è un fumogeno chimico ad alto rendimento. Vogliono creare il caos per evacuare il piano!»

L'agente di polizia di guardia all'esterno cercò di aprire la porta dall'altra parte usando la sua chiave magnetica, ma il lettore digitale emetteva solo un segnale acustico d'errore.

«Signora Rossi!» urlò la voce dell'agente attraverso la porta. «Il sistema centrale è stato manomesso! Qualcuno ha tagliato la linea principale dell'elettricità ed ha inserito il blocco d'emergenza! Rimanete dentro, sto cercando di sfondare la porta!»

Dall'altra parte del corridoio si udirono improvvisamente colpi d'arma da fuoco soffocati da silenziatori. Poi il suono di corpi che cadevano pesantemente a terra.

Il silenzio piombò di nuovo nel corridoio, interrotto solo dalla sirena d'allarme.

«Hanno neutralizzato le guardie», sussurrò Clara, la voce tremante. «Esterno arrivati per distruggere le prove ed zittirci.»

«Non entri nessuno!» gridai, guardando disperatamente attorno alla stanza per trovare una via di fuga. L'unica finestra della stanza era protetta da sbarre metalliche decorative all'esterno, ed eravamo al quarto piano.

Julian afferrò un'asta di metallo del flebo e si posizionò di fianco alla porta, pronto ad attaccare chiunque fosse entrato.

Sentimmo dei passi pesanti fermarsi davanti alla porta della nostra stanza. Poi il rumore di una carica esplosiva di ridotte dimensioni applicata alla serratura.

«Giù! Tutti a terra!» urlò Julian spingendo Laura e Clara sotto il letto.

Io mi accucciai nell'angolo più lontano della stanza, coprendo i corpi di Ethan ed della neonata con il mio stesso corpo.

Un'esplosione secca e sorda divelse la serratura della porta, che si spalancò con violenza sbattendo contro il muro.

Tre uomini con tute tattiche scure, volti coperti da maschere antigas e visori a infrarossi entrarono nella stanza, con i mitra spianati.

L'uomo al centro, che sembrava il capo della squadra, fece scorrere lo sguardo nella penombra fino a fissarlo su di me.

«Il portatile e la donna», ordinò con voce alterata dal modulatore della maschera. «Eliminate gli altri.»

Julian cercò di scagliarsi contro l'uomo con l'asta del flebo, ma uno dei mercenari lo colpì violentemente al torace con il calcio del fucile, facendolo crollare a terra senza fiato.

«No!» gridai.

Il capo della squadra si avvicinò a me, allungando una mano guantata per afferrare la bambina. «Dammela, signora. Il dottor Sterling non ama lasciare questioni irrisolte.»

«Dovrai uccidermi prima!» ruggii, sputandogli contro la maschera.

L'uomo alzò la pistola per colpirmi alla testa, ma prima che potesse abbassare il braccio, una raffica di colpi esplose dall'esterno della stanza, perforando la parete di cartongesso.

I due mercenari alle spalle del capo vennero abbattuti all'istante da colpi di precisione.

Dalla nebbia del corridoio irruppero quattro operatori delle Forze Speciali della Procura Antimafia, equipaggiati con visori notturni e scudi balistici.

«Polizia Statale! A terra! A terra subito!»

Il capo dei mercenari tentò di usare me come scudo umano, ma Ethan, con una prontezza incredibile, morse con quanta forza aveva la mano guantata dell'uomo che cercava di afferrarmi.

L'uomo urlò dal dolore, lasciando la presa per un secondo impercettibile.

Quel secondo fu sufficiente. Il tiratore sceltid della squadra speciale fece fuoco con due colpi precisi che neutralizzarono il mercenario, facendolo crollare sul pavimento privo di vita.

La stanza venne istantaneamente messa in sicurezza. Gli operatori speciali coprirono gli ingressi mentre i medici d'emergenza della scorta governativa entrarono per soccorrere Julian e verificare le nostre condizioni.

Un uomo alto in cappotto scuro entrò nella stanza, togliendosi il tesserino d'identità dal collo per mostramelo.

«Signora Rossi? Sono il Procuratore Capo Marco Bellini della Direzione Distrettuale Antimafia. Siete al sicuro adesso.»

Guardai il procuratore, poi guardai i miei figli incolumi. Il tremore che mi aveva accompagnata per giorni cominciò lentamente a dissolversi, sostituito da una profonda sensazione di sollievo.

«Il dottor Sterling...», mormorai con la poca voce che mi rimaneva.

Il procuratore Bellini sorrise con una fredda soddisfazione professionale. «Il dottor Richard Sterling è stato arrestato dieci minuti fa mentre tentava di imbarcarsi su un volo privato per la Svizzera. Con lui sono stati arrestati altri quattro membri del consiglio d'amministrazione della clinica. L'intera rete è stata demolita.»