La domanda del capitano della polizia rimase sospesa nell'aria fredda dell'ambulanza. Guardai il suo volto serio e stanco, poi spostai lo sguardo sui miei due figli sdraiati sul lettino medico accanto a me.
«Un altro medico?» mormorai, sentendo la stanchezza accumulata minacciare di farmi svenire. «No... non so niente di un altro medico. Pensavo che la dottoressa Vane avesse fatto tutto da sola.»
«Un traffico di questo genere richiede una copertura ben più ampia di un singolo ginecologo», spiegò il capitano, appoggiando il braccio sul telaio dello sportello. «Quel registro riporta nascite e cessioni illegali che vanno avanti da almeno cinque anni. Dottoressa Vane era solo il braccio operativo all'interno dell'ospedale. C'è un'intera organizzazione dietro.»
«Capitano», lo interruppe il medico dell'ambulanza. «La signora ed i bambini devono essere trasportati immediatamente al pronto soccorso per gli accertamenti. Sono esausti e disidratati.»
Il capitano annuì con comprensione. «Ha ragione. Parleremo domattina in centrale, signora. Ora riposi.»
Il portellone dell'ambulanza si chiuse, separandoci dal caos di luci e sirene della tenuta di Blackwood.
Durante il tragitto verso l'ospedale generale della città, tennero la bambina posata sul mio petto. Il calore del suo piccolo corpo ed il suo respiro regolare erano la sola medicina di cui avevo bisogno. Ethan si era addormentato accanto a me, tenendo la mia mano sinistra stretta nella sua fino alle nocche bianche.
Arrivammo in ospedale verso le quattro del mattino. Ma questa volta non eravamo nella clinica privata della Vane; venimmo accolti nella struttura pubblica centrale, dove la squadra di polizia aveva allestito un piano riservato sotto sorveglianza per garantire la nostra sicurezza.
Clara e Julian arrivarono mezz'ora dopo. Julian aveva una vistosa fasciatura sulla testa ma sfoggiava un sorriso sereno, mentre Clara portava un cambio di vestiti puliti e della cioccolata calda per Ethan.
«Come sta la piccola?» chiese Clara a bassa voce, avvicinandosi alla culla dove la neonata dormiva pacificamente.
«È sana e forte», risposi sorridendo. «I medici dicono che non ha subito alcun danno. È un miracolo.»
«Un miracolo che ti sei conquistata da sola», disse Julian, sedendosi sulla sedia accanto al letto. «Ma il capitano mi ha accennato a quel registro trovato nella cassaforte. Elena... la storia non è finita con l'arresto di Mark e dei Vance.»
«Cosa intendi?»
Clara tirò fuori dal suo blocco note un foglio di carta con diversi appunti scritti a mano. «Mentre eri sotto controllo medico, ho chiamato la mia redazione. Il registro sequestrato contiene i nomi di almeno dodici neonati dichiarati 'nati morti' negli ultimi cinque anni nella stessa clinica. Tutti figli di madri giovani, spesso vulnerabili o senza una rete familiare forte.»
«Dio mio...», sussurrai inorridita. «Dodici famiglie a cui è stata raccontata la mia stessa bugia?»
«Esattamente», confermò Clara con rabbia. «E la cosa più grave è che il direttore sanitario della clinica San Giovanni, il dottor Richard Sterling, ha appena rilasciato una dichiarazione pubblica affermando che la dottoressa Vane ha agito in totale autonomia e che l'ospedale è parte lesa.»
«Sta cercando di insabbiare tutto prima che le indagini travolgano anche lui», disse Julian. «Sterling è un uomo potentissimo, legato ai vertici della politica regionale. Se riescono a far passare la Vane come un'unica mela marcia, il resto dell'organizzazione rimarrà impunito ed altri bambini continueranno ad essere venduti.»
Mi tirai su a sedere sul letto, la stanchezza improvvisamente cancellata da una nuova ondata di sdegno. «Non glielo permetteremo. Non posso rimanere in silenzio sapendo che ci sono altre madri che stanno piangendo su tombe vuote come ho fatto io per due settimane.»
«Cosa vuoi fare, Elena?» chiese Clara.
«Voglio parlare con la stampa», dissi con voce ferma. «Voglio fare una conferenza stampa davanti all'ospedale. Se rendiamo pubblica la storia con i dettagli dei documenti che abbiamo trovato, la magistratura non potrà insabbiare nulla e le altre madri sapranno la verità.»
«È rischioso», avvertì Julian. «Ti metterai contro poteri molto grandi.»
«Ho già affrontato mio marito, i Vance ed una guardia armata per salvare i miei figli», risposi guardandolo dritto negli occhi. «Pensi davvero che abbia paura di un direttore sanitario in giacca e cravatta?»
La mattina seguente, alle dieci, il corridoio dell'ospedale era presidiato da agenti della polizia. Clara aveva organizzato la conferenza nell'aula magna al piano terra. Decine di giornalisti, emittenti televisive locali e nazionali avevano riempito la sala dopo che si era sparsa la voce del clamoroso arresto del magnate Arthur Vance.
Scesi le scale indossando un semplice maglione scuro, tenendo Ethan per mano. Clara camminava al mio fianco con una cartellina contenente le fotocopie dei registri sequestrati.
Quando entrai nell'aula magna, i flash delle fotocamere esplosero in una tempesta di luci. I mormorii della folla si azzerarono all'istante quando mi sedetti al centro del tavolo dei relatori.
«Buongiorno a tutti», cominciai, la mia voce amplifyed dal microfono che risuonò nitida in tutta la sala. «Sono Elena Rossi. Due settimane fa mi è stato detto che mia figlia era nata morta. Mi è stato chiesto di elaborare il lutto, di accettare una tragedia che non riuscivo a comprendere.»
Feci una pausa, fissando le telecamere sgranate davanti a me.
«Ma mia figlia non era morta. Mia figlia è stata venduta per cinquantamila dollari con la complicità di mio marito, della dottoressa Sarah Vane e della famiglia Vance. E oggi sono qui per dirvi che mia figlia non è stata l'unica.»
Un brusio di sconcerto attraversò la sala dei giornalisti.
«Ho le prove», continuai, alzando la cartellina con i fogli, «che negli ultimi cinque anni la clinica San Giovanni ha gestito un traffico sistematico di neonati. Chiedo alla Procura di riaprire tutti i casi di nascite decedute in quella struttura. E chiedo al dottor Richard Sterling di spiegare come tutto questo sia potuto accadere sotto la sua direzione senza che nessuno notasse nulla!»
La sala esplose in un caos di domande urlate, ma io non risposi ad alcuna di esse. Mi alzali con calma, presi la mano di Ethan ed uscii dall'aula scortata dalla polizia.
Ma mentre percorrevamo il corridoio verso la nostra stanza, un uomo anziano in completo grigio scuro e mantello nero si avvicinò al nostro gruppo, fermandosi a pochi metri da noi.
Era il dottor Richard Sterling in persona.
Ci fissò con occhi freddi e distaccati. Poi, piegandosi leggermente verso di me, sussurrò con una calcolata malvagità:
«Hai fatto un grande errore, signora Rossi. Pensavi che i Vance fossero il vertice della piramide? Non hai idea di quali nomi ci siano su quel registro che hai appena citato. E le assicuro che quelle persone faranno di tutto per riprendersi ciò che considerano loro acquistato.»






