IL SEGRETO DELLA RESIDENZA BELLUNESE
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IL SEGRETO DELLA RESIDENZA BELLUNESE

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Mentre il procuratore Landi e i carabinieri predisponevano il blitz per l'arresto del direttore generale Antonio Moretti a Venezia, alla Residenza Bellunese la situazione prese una piega inaspettata.

Erano le cinque del pomeriggio quando un'auto di rappresentanza con vetri oscurati e targhe diplomatiche svoltò nel vialetto d'accesso della struttura, superando i controlli delle forze dell'ordine grazie a un pass speciale della giunta regionale. Dall'auto scese l'avvocato Cesare Malatesta, uno dei legali più potenti e influenti del Veneto, noto per difendere colletti bianchi e politici di primo piano in processi complessi.

L'avvocato Malatesta, accompagnato da due assistenti, entrò nell'atrio della residenza con passo sicuro e altero, pretendendo di parlare immediatamente con il responsabile dell'operazione dei carabinieri.

«Commissario! Capitano! Qui c'è un clamoroso errore burocratico», esordì Malatesta con tono tagliente e teatrale, sventolando un documento davanti al capitano De Luca. «Il mio assistente, il dottor Antonio Moretti, respinge ogni accusa mossa da deliri investigativi privi di fondamento giuridico. Pretendo l'immediata interruzione della perquisizione e il dissequestro dei registri, altrimenti denunceremo la Procura per abuso di potere.»

Elena, che si trovava poco distante in corridoio insieme a Pietro Rinaldi — giunto nel frattempo per sincerarsi delle condizioni di Clara —, osservava la scena con un misto di sdegno e fredda lucidità.

Il capitano De Luca non si scompose minimamente. Raccolse i documenti dell'avvocato con calma olimpica e rispose con un sorriso freddo:

«Avvocato Malatesta, può risparmiare il suo fiato e le sue minacce. Le prove informatiche, i flussi bancari e la confessione formale del dottor Valeri sono già sul tavolo del Procuratore capo a Venezia. Il suo assistente è attualmente raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare eseguita dal ROS.»

L'espressione di sicurezza sul volto dell'avvocato Malatesta svanì di colpo, sostituita da un lampo di autentico smarrimento. Aveva fatto i conti senza l'ostinazione di un'ispettrice coraggiosa e la determinazione di una magistratura decisa a fare pulizia.

«Questa è una vendetta politica...» balbettò l'avvocato, perdendo la sua proverbiale alterigia.

«Questa è giustizia», replicò Elena, facendosi avanti e guardandolo negli occhi con la forza di chi non ha più paura di nulla.