IL SEGRETO DELLA RESIDENZA BELLUNESE
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IL SEGRETO DELLA RESIDENZA BELLUNESE

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Nel primo pomeriggio, mentre la neve continuava a scendere copiosa su Belluno, trasformando le strade in un paesaggio incantato ma isolato dal resto del mondo, Elena Moretti sedette nell'ufficio provvisorio allestito dai Carabinieri all'interno della struttura sanitaria sequestrata. Di fronte a lei vi era il sostituto procuratore della Repubblica di Venezia, il dottor Marco Landi, giunto appositamente in elicottero per coordinare l'inchiesta sul campo.

Il magistrato sfogliava con attenzione i documenti estratti dalla chiavetta USB e i registri contabili cartacei sequestrati nell'ufficio del direttore Valeri. Sulla scrivania vi erano anche le trascrizioni delle intercettazioni preliminari autorizzate d'urgenza.

«Signora Moretti, il materiale che ci ha fornito è esplosivo», disse il dottor Landi, sollevando lo sguardo per scrutarla con rispetto. «Abbiamo le prove documentali della sostituzione sistematica dei pazienti deceduti e del riciclaggio di oltre un milione di euro di fondi pubblici negli ultimi tre anni. Valeri ha iniziato a parlare: ha confermato che la Residenza Bellunese era solo un terminale periferico di un sistema ben più ampio.»

Elena si sporse in avanti, con le mani giunte sul tavolo. «Ha fatto dei nomi? Chi c'è dietro di lui ai piani alti della Regione?»

Il magistrato annuì lentamente, estraendo un foglio con annotazioni autografe.

«Valeri ha fatto il nome del direttore generale dell'azienda sanitaria regionale, il dottor Antonio Moretti. Ha dichiarato che era lui ad autorizzare i flussi di cassa anomali e a chiudere un occhio sulle ispezioni sanitarie, ricevendo tangenti periodiche nascoste sotto forma di consulenze fittizie.»

Il nome del direttore generale confermava i peggior incubi di Elena. Il capo supremo dell'azienda per cui lavorava era il vero regista occulto della rete criminale che aveva trasformato la casa di riposo in una macchina da soldi sulla pelle degli anziani indifesi.

«Dobbiamo agire prima che cerchi di distruggere le prove o di fuggire all'estero», disse Elena con voce ferma.

Il procuratore Landi abbozzò un sorriso sicuro. «Non si preoccupi, signora Moretti. Gli uomini del ROS dei Carabinieri hanno già blindato la sua residenza a Venezia e bloccato i suoi conti bancari. Nessuno sfuggirà alla giustizia.»

Tuttavia, la tensione nell'aria rimase palpabile. Sapevano che un dirigente di quel calibro non si sarebbe arreso facilmente e avrebbe cercato di ribaltare le accuse o di trovare un capro espiatorio prima dell'arresto ufficiale.