parte9: La lotta per la salvezza e il risveglio di Edward
I paramedici si mossero con una rapidità impressionante nel locale sotterraneo, applicando la maschera dell'ossigeno sul volto di Edward e monitorando i parametri vitali con apparecchiature portatili che emettevano un bip costante e ritmato nell'aria umida della cantina. «Ha subito un forte trauma cranico ed è in stato di ipotermia, ma il polso c'è ancora.
Dobbiamo portarlo d'urgenza al pronto soccorso del Policlinico» esclamò il capo squadra dell'emergenza sanitaria, sollevando la barella con l'aiuto dei colleghi per trasportarla rapidamente verso l'uscita principale dove l'ambulanza attendeva con il motore acceso. Fui sul punto di salire a bordo con lui, ma il capitano dei carabinieri mi poggiò una mano rispettosa sulla spalla. «Signorina de Santis, la sua presenza è fondamentale qui per verbalizzare la denuncia e procedere formalmente al sequestro dei beni usurpati.
Il suo amico è in buone mani ora, i medici faranno di tutto per salvarlo.» Annuii con un groppo in gola, guardando l'ambulanza partire a sirene spiegate nella notte milanese, mentre Arthur Vance veniva fatto salire a forza su una volante della polizia, con il capo chino e lo sguardo torvo rivolto verso il basso, incapace di pronunciare una sola parola per difendersi dall'inevitabile catastrofe giudiziaria che lo aveva travolto.
Marco, il mio amico giornalista, mi si avvicinò stringendomi le spalle in un abbraccio caloroso. «Hai visto, Beatrice? La verità è venuta a galla, esattamente come restauri i tuoi quadri rimuovendo le vernici false per far riemergere il capolavoro originale sottostante.» Le sue parole mi scossero profondamente. Aveva ragione: l'armadio al quarto piano, la culla abbandonata, i documenti nascosti e il coraggio di Edward erano stati i colpi di scalpello necessari per rimuovere trent'anni di menzogne e falsità che avevano soffocato la mia famiglia.
Nelle ore successive, trascorsa l'intera notte negli uffici della questura per depositare formalmente la querela e consegnare la valigetta con i documenti originali al magistrato di turno, sentii per la prima volta dopo anni il peso del passato trasformarsi in una spinta propulsiva verso il futuro. Il mattino seguente, mentre i primi raggi di sole filtravano attraverso le finestre della questura, ricevetti la chiamata tanto attesa dal Policlinico: Edward si era svegliato dal coma farmacologico e aveva chiesto espressamente di vedermi.






