L'armadio del quarto piano
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L'armadio del quarto piano

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parte10: Tra le mura del vecchio ospedale

Corsi al Policlinico di Milano con il cuore che batteva all'impazzata, sperando con tutta me stessa di trovare Edward in buone condizioni dopo la spaventosa notte trascorsa nei sotterranei. Quando entrai nella stanza del reparto di terapia subintensiva, lo vidi sdraiato sul letto d'ospedale, con la testa fasciata e una flebo attaccata al braccio sinistro, ma con lo sguardo vispo e quel sorriso sornione che ricordavo fin da bambina, quando abitavo in quel palazzo prima che la mia vita fosse stravolta dall'avidità di Arthur. «Beatrice...» mormorò con un fil di voce, accennando un gesto con la mano per invitarmi ad avvicinarmi.

Mi precipitai al suo fianco, prendendogli la mano rugosa e stringendola forte tra le mie. «Edward, sei un pazzo scellerato ma ti voglio bene. Come stai? I medici dicono che ti rimetterai presto.» L'anziano ridacchiò debolmente, tossendo leggermente prima di parlare. «Ho passato trent'anni a nascondermi dietro una porta blindata e la paura di un tiranno da strapazzo, ragazza mia.

L'altra notte è stata la prima volta in decenni che ho sentito di nuovo il sangue scorrere nelle mie vene. Ne è valsa la pena.» Gli raccontai tutto: l'arrivo dei carabinieri, l'arresto immediato di Arthur Vance, il sequestro definitivo dei registri contabili falsificati e l'interesse della stampa nazionale che aveva già iniziato a pubblicare la storia della mia famiglia come il caso di cronaca giudiziaria dell'anno.

Edward ascoltava in silenzio, annuendo con soddisfazione mentre i suoi occhi si inumidivano di commozione. «Sapevo che tuo padre e tua madre sarebbero stati fieri di te, Beatrice. Hai dimostrato lo stesso coraggio che spinse Elena a combattere fino all'ultimo respiro per proteggerti, quella notte del novantaquattro.» Mentre parlavamo, la porta della stanza si aprì dolcemente ed entrò il capitano dei carabinieri insieme a un funzionario dell'Agenzia del Demanio e delle Entrate, con una cartella ufficiale sottobraccio. «Signorina de Santis, signor Edward» esordì l'ufficiale con un cenno di saluto formale. «Abbiamo una comunicazione ufficiale da parte della Procura della Repubblica di Milano riguardo allo stabile di via della Spiga.»