parte12: Il restauro della memoria e della vita
Il cantiere di restauro del palazzo di famiglia procedeva a ritmi serrati ma rigorosi, esattamente come quando mi dedicavo al recupero delle tele antiche nelle botteghe d'arte. Ogni parete fu ripulita dalle scorie del passato, ogni infisso fu restaurato nel rispetto dello stile originario dei primi del Novecento, e finalmente l'appartamento al quarto piano smise di emanare quell'odore acre di carta vecchia e paura che aveva terrorizzato le mie prime settimane in quello stabile.
Decisione fondamentale fu presa per quanto riguarda l'armadio a muro del corridoio: anziché demolirlo o richiuderlo per sempre, decisi di trasformarlo in una teca commemorativa dedicata a mia madre Elena e a tutte le donne che avevano lottato in silenzio contro l'ingiustizia. All'interno, la vecchia culla ingiallita fu restaurata e conservata insieme a una targa in ottone brunito che raccontava la storia del palazzo, affinché nessuno potesse mai più dimenticare ciò che era accaduto tra quelle mura.
Edward, dimesso dall'ospedale dopo una convalescenza serena trascorsa in una casa di cura convenzionata, era tornato ad abitare nel suo appartamento al terzo piano, non più come un reietto spaventato, ma come il decano rispettato e amato dell'intero stabile. Spesso saliva al quarto piano per bere un tè insieme a me, seduti nel luminoso soggiorno affacciato sui tetti grigi e affascinanti di Milano, mentre discutevamo dei progetti futuri per la fondazione culturale che avevamo deciso di intitolare a nome di mia madre.
Marco, il mio amico giornalista, aveva pubblicato una serie di articoli d'inchiesta pluripremiati sulla vicenda, sollevando un polverone mediatico nazionale che aveva spinto la magistratura a riaprire vecchi fascicoli di truffe immobiliari simili avvenute nella Milano degli anni novanta, portando alla luce una rete criminale più ampia di cui Arthur Vance era solo un esecutore periferico.
La mia carriera di restauratrice d'arte, che credevo irrimediabilmente compromessa dalla fine del mio matrimonio e dal fallimento professionale precedente, aveva trovato una nuova e insperata linfa vitale: adesso non recuperavo più solo quadri dimenticati, ma pezzi di storia vera, restituendo bellezza e identità a ciò che il tempo e la malvagità umana avevano cercato di cancellare per sempre.






