parte 8: Il ritorno di Marco e la recita perfetta
Il ritorno a casa di Marco avvenne tre giorni dopo quell'incontro decisivo nella villa sul Brenta. Ero seduta al tavolo della cucina con una tazza di camomilla fumante tra le mani, mentre fingevo di leggere un vecchio romanzo per mantenere la massima calma apparente. Il campanello suonò con insistenza moderata, seguito dopo pochi secondi da due colpetti leggeri sulla porta d'ingresso, un segnale che ben conoscevo.
Aprii lentamente la porta socchiusa con una catena di sicurezza inserita, trovando Marco lì fuori con l'aria contrita, lo sguardo umile e un mazzo di rose rosse stretto tra le mani tremanti. "Elena, ti prego, fammi entrare... dobbiamo parlare," esordì con voce supplicante, recitando la parte dell'uomo pentito e disperato che implora una seconda possibilità.
"So di aver fatto una sciocchezza imperdonabile, ma ero fuori di me, stressato dai debiti della libreria e dalla paura per la tua salute." Lo guardai negli occhi, ammirando la sua abilità istrionica nel mentire spudoratamente mentre dentro di me provavo soltanto un profondo senso di nausea mista a freddo distacco. Slacciai la catena di sicurezza e aprii completamente la porta, facendolo entrare in casa con un cenno glaciale del capo.
"Parliamo pure, Marco," risposi con un tono di voce piatto, privo di qualsiasi emozione, fingendo di essere ancora quella donna fragile e spezzata che lui aveva lasciato in ospedale. Lui sembrò sollevato da quell'accoglienza non belligerante, credendo ingenuamente che la sua recita avesse sortito l'effetto sperato e che io fossi pronta a perdonare tutto pur di salvare la facciata della nostra famiglia.
Si sedette al tavolo della cucina, iniziando a raccontare una fitta rete di bugie elaborate: la vacanza ai Caraibi non era che una fuga terapeutica dovuta a un esaurimento nervoso temporaneo, e i soldi prelevati dal conto comune sarebbero stati restituiti con gli interessi grazie a un affare immobiliare straordinario che stava curando insieme a una sua nuova socia d'affari, guarda caso proprio la misteriosa Valeria.
Trattenni a stento un moto di rabbia repressa, annuendo lentamente a ogni sua parola e fingendo di credere alle sue frottole con aria mesta. Gli dissi che avevamo bisogno di tempo per elaborare l'accaduto e che, per il momento, avrebbe potuto riprendere possesso della camera degli ospiti al piano di sotto, a patto di mantenere la massima trasparenza sulle questioni finanziarie. Marco accettò entusiasta, convinto di aver vinto la partita e di avermi manipolato abilmente ancora una volta, ignorando completamente che ogni sua mossa era ormai monitorata minuto per minuto dai nostri alleati nascosti.






