parte 11: Faccia a faccia con il tradimento
Salimmo rapidamente i gradini di marmo dell'antico palazzo veneziano, guidati da un finanziere che ci fece strada attraverso i saloni affrescati dell'attico lussuoso, arredato con mobili di design e quadri d'autore acquistati chiaramente con i proventi dei nostri risparmi rapinati. Nell'ampio salone principale con vetrate panoramiche sulla laguna, la scena che si presentò ai miei occhi fu surreale e grottesca allo stesso tempo.
Marco era ammanettato a una sedia di velluto rosso, con la faccia stravolta dal terrore e il pallore mortale di chi sa di essere stato irrimediabilmente scoperto; accanto a lui, trattenuta da due agenti operativi, c'era una donna elegante dai capelli corvini e dallo sguardo altero, avvolta in una vestaglia di seta griffata: Valeria. La misteriosa socia d'affari non era altro che una spregiudicata faccendiera legata a clan internazionali di riciclaggio, abituata a muoversi nell'ombra della finanza offshore protetta da coperture eccellenti.
Quando Marco mi vide entrare nel salone al fianco del commendatore Santoro e dei finanzieri, i suoi occhi si spalancarono per lo stupore e l'incredulità più assoluta, come se stesse vedendo un fantasma uscire dagli abissi della terra. "Elena... tu... ma come..." balbettò con voce rotta, incapace di formulare una frase di senso compiuto, mentre la maschera di sicurezza e arroganza che aveva indossato per anni cadeva miseramente in frantumi.
Non provai alcuna pietà per lui, nessuna tentazione di perdonare o di raccogliere le sue giustificazioni patetiche. Mi avvicinai lentamente, fermandomi a pochi passi dalla sua sedia, guardandolo dall'alto in basso con una calma glaciale che lo terrorizzò più di qualsiasi urlo o insulto. "La recita è finita, Marco," sussurrai con voce ferma e tagliente come una lama di cristallo.
"Hai scommesso tutto sulla mia debolezza, dimenticando che una madre disposta a proteggere sua figlia non ha paura di niente, nemmeno dell'inferno." Valeria cercò di intervenire minacciando ripercussioni legali e vantando amicizie potenti nei circuiti giudiziari, ma uno dei finanzieri la interruppe bruscamente, notificandole il mandato d'arresto internazionale e ponendole i sigilli sui conti esteri milionari. La giustizia, a cui avevo dedicato la mia silenziosa battaglia, stava finalmente compiendo il suo corso inesorabile.






