parte 7: Il piano per la trappola perfetta
Nello studio accogliente ma carico di tensione della villa sul Brenta, il commendatore Santoro tracciò le linee guida di una strategia raffinata e spietata. Non potevamo denunciare subito Marco alle autorità ordinarie, perché i suoi superiori occulti avrebbero fatto in tempo a distruggere tutte le tracce digitali e finanziarie, lasciandoci senza prove e potenzialmente in pericolo di vita.
"Dobbiamo far credere a Marco che tu sia ancora all'oscuro di tutto, o quantomeno troppo debole e spaventata per reagire," spiegò Santoro, accendendo una vecchia pipa di radica che riempì la stanza di un denso fumo profumato. "Deve sentirsi sicuro, convinto di avere la situazione perfettamente in pugno. Solo così commetterà un passo falso definitivo, magari cercando di completare l'ultimo e più consistente trasferimento di fondi nascosti." Ascoltavo le sue parole con attenzione maniacale, memorizzando ogni singolo dettaglio del piano.
Dovevo tornare a casa, fingermi remissiva, spaventata e disposta a un confronto pacifico qualora lui avesse tentato di riavvicinarsi. Nel frattempo, i tecnici informatici di fiducia del vecchio commissario avrebbero clonato e monitorato in tempo reale ogni transazione in entrata e in uscita dai conti esteri intestati alla misteriosa Valeria, tracciando la posizione geografica esatta del terminale da cui venivano impartiti gli ordini di bonifico.
"E Valeria?" domandai con un brivido di repulsione nella voce. "Chi è veramente questa donna che ha preso il posto della mia vita?" Santoro si accigliò leggermente, tirando una boccata di fumo prima di rispondere: "Valeria non è una semplice amante. È l'anello di congiunzione tra le attività commerciali di facciata di Marco e i capitali illeciti dell'organizzazione mafiosa dei Balcani.
Se colpiamo lei, crolla l'intera impalcatura." Il piano era rischioso, quasi folle, ma rappresentava l'unica via d'uscita per riottenere la nostra dignità, i nostri risparmi e soprattutto la serenità per il futuro universitario di Alice. Salutai il commendatore con un abbraccio caloroso, ringraziandolo dal profondo del cuore per il supporto inestimabile, e risalii in macchina sotto una pioggia battente che aveva iniziato a cadere fitta sulla città. Ero pronta a recitare la parte della moglie ingenua e tradita, ma dentro di me ardeva il fuoco implacabile di una vendetta fredda e calcolata.






