parte 13: Il ritorno alla luce e la rinascita di Alice
Una settimana dopo gli arresti eccellenti che avevano riempito le pagine dei quotidiani locali e nazionali, l'atmosfera nella nostra casa di Padova tornò finalmente a respirare un'aria pulita, leggera e lontana dagli incubi del passato. Alice aveva superato brillantemente i test di ammissione all'università per la facoltà di medicina, coronando il sogno che aveva coltivato fin da bambina e che il padre indegno aveva cercato di calpestare con la sua cupa avidità.
Sedute insieme nel nostro vecchio salotto, avvolte in morbide coperte di lana mentre fuori la pioggia autunnale continuava a bagnare i vetri, stringevo le mani calde di mia figlia, raccontandole finalmente tutta la verità sulla tempesta che avevamo appena attraversato. Alice mi ascoltò con le lacrime agli occhi, stringendomi forte in un abbraccio così intenso da farmi dimenticare persino i dolori della cicatrice chirurgica, orgogliosa della forza con cui avevo difeso la nostra dignità e il nostro futuro.
La libreria antiquaria era stata temporaneamente affidata a un gestore fidato in attesa della definizione delle pratiche di confisca e restituzione dei beni aziendali, ma sapevo che quel capitolo della nostra vita si era ormai chiuso per sempre, lasciando spazio a una nuova e luminosa pagina da scrivere insieme. La banca centrale aveva confermato lo sblocco dei conti principali e il recupero integrale dei fondi sottratti grazie al tempestivo intervento investigativo coordinato da Santoro, garantendo la copertura totale delle cure mediche di cui avevo ancora bisogno e la retta universitaria completa per i prossimi anni di studi di Alice.
Non eravamo più le stesse donne ingenue e vulnerabili che subivano passivamente le ingiustizie del destino; eravamo sopravvissute a un tradimento devastante e ne eravamo uscite più forti, consapevoli che nessuna tempesta, per quanto furiosa, avrebbe mai potuto spezzare il legame indissolubile che ci univa.






