Il Segreto di Belluno
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Il Segreto di Belluno

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Parte 8: Il Rifugio Nascosto tra i Monti

Il salto oltre il muro di cinta fu un atto di pura disperazione. Walter aiutò Beatrice a scavalcare per prima, spingendola con tutte le sue forze mentre i richiami dei guardiani si facevano sempre più vicini, rimbombando minacciosi tra gli alberi del parco. Appena Beatrice fu dall'altra parte, Walter la seguì agilmente, rotolando sul terreno fangoso di una stradina sterrata che correva lungo i boschi circostanti la collina.

Senza fermarsi un solo secondo, incuranti del fango che imbrattava i loro abiti e del freddo tagliente che penetrava nei polmoni ad ogni respiro affannato, i due fuggiaschi corsero per quasi un'ora lungo i sentieri bui della montagna, guidati solo dalla luce fioca della luna che filtrava attraverso i rami spogli degli alberi.

Trovarono rifugio all'interno di una vecchia baita di pietra abbandonata, un ricovero per pastori semi-diroccato ma provvidenzialmente riparato dal vento, situato a mezza costa sulla collina che dominava il lago. Walter spinse il pesante portone di legno massiccio, chiudendolo dall'interno e bloccandolo con una robusta trave di legno trovata a terra. All'interno della baita l'aria era stantia e polverosa, ma c'era un vecchio camino in pietra e una catasta di legna secca lasciata probabilmente da qualche escursionista settimane prima. Con mani ancora tremanti per l'adrenalina, Walter accese un fuoco improvvisato usando un accendino che aveva in tasca e alcuni fogli di giornale logori.

In pochi minuti, le fiamme calde e scoppiettanti cominciarono a illuminare la stanza buia, proiettando ombre danzanti sulle pareti di pietra grezza. Beatrice si era accovacciata vicino al focolare, stringendosi le ginocchia al petto con il cappotto stretto intorno alle spalle, tremando non solo per il freddo fisico, ma per lo shock e la tensione accumulata.

Walter si avvicinò silenziosamente, si tolse la giacca di panno pesante e gliela appoggiò delicatamente sulle spalle. Beatrice sollevò lo sguardo, i suoi occhi lucidi riflettevano la luce calda del fuoco. "Grazie, Walter," mormorò con voce tremante. "Sei venuto a cercarmi... nonostante tutto quello che la mia famiglia ha fatto alla tua." Walter si sedette accanto a lei sul pavimento polveroso, guardando le fiamme che danzavano. "Il passato è passato, Beatrice," rispose con voce ferma ma dolce. "Quello che tuo padre ha fatto non è colpa tua. E adesso dobbiamo capire insieme come uscirne."

Ma la quiete della baita fu bruscamente interrotta dal trillo improvviso e acuto di un telefono cellulare: era il telefono di Beatrice, che aveva tenuto nascosto nella tasca interna del cappotto. La donna lo tirò fuori con dita rigide e vide lo schermo illuminato: c'era un messaggio anonimo, accompagnato da una fotografia scattata in tempo reale. Era la fattoria di Belluno. La vecchia casa di pietra era circondata da due auto nere nei cui fari accesi si intravedevano sagome minacciose, mentre Ettore veniva spinto fuori per le braccia da due sconosciuti. La trappola si era chiusa anche sui bambini.