Parte 6: La Verità nella Stanza Sospesa
La porta si aprì con un sussurro leggero, rivelando una stanza ampia, arredata con mobili d'epoca scuri e riscaldata da un grande termosifone in ghisa. Al centro della stanza, seduta su una poltrona di velluto verde con lo sguardo fisso verso il parco buio fuori dalla finestra, c'era Beatrice. Era incredibilmente dimagrita rispetto a quella notte di tempesta a Belluno; i suoi capelli castani erano raccolti in modo disordinato e indossava un semplice cardigan di lana grigia che sembrava troppo grande per il suo corpo esile.
Quando Walter varcò la soglia, Beatrice non sobbalzò nemmeno; fu come se avesse saputo da sempre che lui sarebbe arrivato. Si voltò lentamente, e nei suoi grandi occhi chiari non c'erano né paura né sorpresa, ma solo una stanchezza infinita e un velo di profonda malinconia.
"Ci hai messo più del previsto, Walter," disse Beatrice con un fil di voce, la gola leggermente arsa. La voce era dolce, esattamente come l'aveva ricordata mentre cullava i gemelli nella cucina della fattoria. Walter rimase immobile sulla soglia, sentendo un nodo alla gola che gli impediva di parlare. Fece un passo avanti, chiudendosi la porta alle spalle, e la fissò con intensità mista a risentimento. "Sapevi tutto," esordì Walter con voce bassa, tagliente come una lama. "Sapevi chi ero io, sapevi della fattoria, sapevi che tuo padre ci aveva rovinati. Perché l'hai fatto, Beatrice? Perché sei venuta proprio da me quella notte?"
Beatrice abbassó lo sguardo sulle proprie mani intrecciate grembo, sorridendo amaramente. Un sorriso che sapeva di sconfitta ma anche di una strana liberazione. "Perché mio padre mi aveva tolto tutto ciò che amavo, tranne la mia umanità," rispose lei con un filo di voce, alzando finalmente gli occhi per incrociare lo sguardo duro di Walter. "Mio padre era un mostro calcolatore, Walter.
Ha costruito la sua intera fortuna calpestando la dignità della gente onesta, e quando ho scoperto che la vostra famiglia era stata la sua vittima più ingiusta, mi sono ribellata. Mi ha ripudiata, mi ha tolto ogni risorsa finanziaria, mi ha ridotta a zero, dicendomi che senza il suo nome e i suoi soldi non sarei sopravvissuta un solo giorno nel mondo reale."
Beatrice fece una pausa, prendendo un respiro profondo prima di continuare, mentre le lacrime cominciavano a rigarle le guance scavate. "Quella notte a Belluno... ero scappata da lui, senza una meta, senza un soldo, congelata e disperata. Quando ho visto te, con quei due bambini tra le braccia, così disperato e solo, ho visto riflesso il mio stesso dolore.
Ho pensato che, forse, aiutandoti a salvare i tuoi figli, avrei potuto salvare me stessa. Non era un piano diabolico, Walter. Era l'unica cosa vera che avessi fatto in tutta la mia vita." Le parole di Beatrice colpirono Walter d'improvviso, smantellando pezzo dopo pezzo il muro di rabbia e rancore che aveva eretto negli ultimi mesi. Capì che quella donna non era una spia né una manipolatrice, ma un'anima spezzata esattamente come la sua, legata a lui da un destino crudele e bellissimo allo stesso tempo.
Ma prima che Walter potesse fare un passo verso di lei per stringerla a sé, un rumore sordo proveniente dal corridoio fece gelare il sangue a entrambi: pesanti passi di scarponi stavano salendo le scale in fretta.






