Il Segreto di Belluno
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Il Segreto di Belluno

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Parte 3: Il Viaggio verso la Metropoli e i Fantasmi di Milano

Il treno regionale sobbalzava pesantemente sui binari consumati, avanzando lentamente attraverso le nebbie dense della Pianura Padana, mentre Walter guardava fuori dal finestrino scorrere un paesaggio che passava dai monti aspri e innevati del Bellunese alle periferie grigie, industriali e opprimenti di Milano. Ogni chilometro percorso verso la città sembrava aggiungere un peso invisibile sulle sue spalle.

Era passato molto tempo dall'ultima volta che aveva messo piede nella metropoli lombarda, un luogo che per lui profumava di tradimento, fallimento e inganni finanziari. I suoi gemelli erano rimasti temporaneamente al sicuro alla fattoria, affidati alle cure riluttanti ma fidate della sorella di Ettore, giunta in fretta e furia da un paese vicino, ma il pensiero di lasciarli, seppur per pochi giorni, gli lacerava il cuore.

Arrivato alla stazione Centrale, Walter fu investito dal caos assordante della città: folle di persone che camminavano a passo svelto, clacson che suonavano impazienti, e una nebbia grigia che mescolava lo smog con l'umidità pungente dell'inverno lombardo. Si diresse subito verso l'indirizzo indicato nello studio legale, situato in un elegante palazzo d'epoca nei pressi di Corso Venezia, dove targhe in ottone lucido celebravano studi notarili e società finanziarie di altissimo livello.

Quando varcò il portone monumentale, il portiere in livrea lo guardò dall'alto in basso, giudicando immediatamente il suo cappotto di panno logoro e le sue scarpe da montagna impolverate. Walter ignorò lo sguardo sprezzante e salì al terzo piano, spingendo la porta a vetri smerigliati dello studio legale Moretti & Associati . Ad accoglierlo non fu un segretario freddo, ma un uomo anziano dai capelli perfettamente pettinati e dagli occhiali cerchiati d'oro: l'avvocato Leonardo Rinaldi, storico legale della famiglia Moretti, che lo attendeva dietro una scrivania di mogano massiccio.

"Signor Rossi, la ringrazio per essere venuto così tempestivamente," esordì l'avvocato Rinaldi con voce misurata, indicandogli una poltrona di pelle scura di fronte a sé. Walter non si mosse, rimase in piedi, con le mani infilate nelle tasche per nascondere il tremito. "Risparmi i convenevoli, avvocato. Voglio sapere dove si trova Beatrice e che gioco sta giocando suo padre con me e con i miei figli," tuonò Walter, la voce roca che rimbombava nell'ufficio ovattato.

L'avvocato sospirò profondamente, tolse gli occhiali e li appoggiò sulla carta intestata, guardando Walter con un misto di compassione e severità. "Vittorio Moretti non è più il padrone incontrastato che lei ha conosciuto, signor Rossi. È morto tre mesi fa, stroncato da un infarto nella sua villa sul Lago di Como," rivelò Rinaldi, spiazzando completamente Walter.

Il giovane rimase senza parole, incapace di elaborare quella notizia. Ma la vera bomba doveva ancora scoppiare. L'avvocato aprì un cassetto e tirò fuori un testamento olografo, firmato di pugno dal banchiere pochi giorni prima di morire. "Il patrimonio dei Moretti è stato congelato. E l'unico erede universale, secondo le ultime volontà di Vittorio, non è Beatrice... a meno che non si verifichino determinate condizioni contrattuali che riguardano direttamente la sua fattoria e i suoi figli."