Parte 9
La figura ferma oltre il cancello arrugginito indossava un cappotto scuro e logoro, con il bavero rialzato nonostante non facesse poi così freddo. Avvicinandomi con cautela lungo il vialetto di ghiaia, riconobbi subito la sagoma tarchiata e lo sguardo torvo di un vecchio socio d'affari di Matteo, un individuo losco di nome Baroni che frequentava la nostra officina nei giorni peggiormente turbolenti della crisi aziendale.
Il signor Baroni spinse il cancello con una spinta secca, facendolo stridere sonoramente sui cardini, e avanzò di qualche passo verso di me con un ghigno sgradevole stampato sulle labbra sottili. "Vedo che hai fatto le pulizie di primavera nel rifugio del vecchio, signorina Elena," esordì Baroni con una voce rauca e sgradevole, piantandosi in mezzo al vialetto con le mani affondate nelle tasche del cappotto.
"Sai bene che quel materiale non appartiene a te, e di certo non appartiene allo Stato. Quei brevetti valgono una fortuna, e tuo fratello ci deve ancora un sacco di soldi per gli accordi presi sottobanco anni fa." Il mio cuore ebbe un sussulto, ma questa volta non provai paura; la lettura del quaderno di mio padre mi aveva trasmesso una forza inaspettata, una corazza invisibile fatta di verità e giustizia.
"Il signor Matteo si trova in una cella in questo preciso istante, signor Baroni, e se non volete fare la sua stessa fine fareste bene a girarvi e a sparire dalla mia vista prima che io chiami lo stesso maresciallo che lo ha prelevato dall'agenzia funebre," risposi con voce ferma, fissandolo negli occhi senza abbassare lo sguardo neanche per un istante.
Baroni digrignò i denti, facendo un passo minaccioso in avanti, evidentemente non abituato a ricevere una simile opposizione da parte mia. "Piccola insolente... credi che basti sbattere dentro quel fallito di tuo fratello per risolvere la questione? Quella documentazione scotta, e se pensi di poterla consegnare in tribunale senza conseguenze, ti sbagli di grosso," sibilò l'uomo, facendo un gesto ambiguo verso la tasca interna della giacca, come se stesse cercando qualcosa di minaccioso.
Ma prima che potesse compiere un solo passo ulteriore, il rombo inconfondibile di una sirena civetta dei carabinieri ruppe il silenzio della campagna, sbucando improvvisamente dalla curva della strada principale e bloccando la via di fuga dell'intruso. Baroni impallidì di colpo, voltandosi di scatto verso la strada e realizzando di essere caduto in una trappola perfetta tesa dal signor Lorenzo, che aveva avvisato le forze dell'ordine non appena avevo varcato la soglia della tenuta.
Mentre i carabinieri scendevano rapidamente dall'auto per bloccare l'uomo, compresi che la lunga notte di menzogne e paure della nostra famiglia stava finalmente giurando al termine, aprendo la strada a un nuovo e luminoso capitolo della mia vita.






