Parte 5
Il silenzio che seguì le mie parole fu così denso che persino il fragore del temporale all'esterno sembró attenuarsi, riducendosi a un cupo brontolio in lontananza. Matteo era immobile, con la schiena curva contro la parete rivestita di carta da parati fiorita e logora, i pugni serrati così forte che le nocche erano diventate bianche come il gesso.
"Tu... tu non sai niente," sussurrò Matteo con una voce che non sembrava più la sua, roca e svuotata di ogni arroganza. "Quella notte alla fabbrica... il vecchio stava rovinando tutto con la sua testardaggine. Non voleva vendere i brevetti ai committenti stranieri, ci stava condannando alla miseria!" Il signor Lorenzo fece un passo avanti, gli occhi ridotti a due fessure taglienti come lame.
"Alla miseria, signor Matteo? O forse il vostro piano era un altro? Volevate svendere i progetti segreti della ditta per ripianare i vostri debiti di gioco e i prestiti contratti con la malavita locale?" Le parole del direttore colpirono Matteo come pugni allo stomaco. Il mio stesso respiro si bloccò in gola mentre pezzi di un mosaico rimasto incompleto per vent'anni cominciavano a incastrarsi perfettamente nella mia mente.
Ecco perché papà Giovanni si era chiuso in un silenzio tombale dopo quell'incidente; ecco perché aveva smesso di parlare con il figlio maggiore, isolandosi nel suo studio e dedicandosi unicamente al giardino e a me, l'unica persona che non aveva mai tradito la sua fiducia. "Il barattolo di latta..." mormorai, fissando la fotografia sbiadita sul tavolo.
"...non conteneva solo documenti o prove contabili, vero? C'era qualcos'altro dentro." Il signor Lorenzo annuì gravemente, estraendo dal fascicolo una piccola chiave in ottone brunito, annerita dal tempo ma perfettamente integra. "Esatto, signora Elena. Quella chiave apre la cassetta di sicurezza nascosta sotto il pavimento della vecchia serra nel giardino di casa vostra.
All'interno non ci sono solo i titoli di proprietà e il vero testamento, ma anche i microfilm originali dei brevetti che vostro fratello ha cercato di vendere per anni senza mai riuscire ad aprirne il lucchetto." Matteo, sentendosi braccato da ogni lato, improvvisamente scattò in avanti con un ruggito disperato, cercando di lanciarsi contro la scrivania per arraffare la chiave. Ma prima che potessi muovere un muscolo, la porta dell'ufficio si spalancò violentemente sotto i colpi di un vento furioso e della mano pesante della giustizia...






