La Latta di Latta e il Segreto della Notte di Pioggia
News Story

La Latta di Latta e il Segreto della Notte di Pioggia

0 visualizzazioni

Parte 3

Il ticchettio della pioggia battente contro i vetri oscurati dell'agenzia funebre divenne improvvisamente l'unico suono udibile nella stanza, un metronomo implacabile che scandiva i battiti del mio cuore. Le parole scritte a macchina sul secondo foglio del fascicolo sembravano bruciare sotto la luce fioca della lampada da tavolo. Sentivo lo sguardo furioso di Matteo trapassarmi la schiena, ma la paura aveva lasciato il posto a una fredda e incrollabile determinazione.

"Ascolta bene, Matteo," dissi con voce ferma, sollevando il documento affinché anche il signor Lorenzo potesse seguirne ogni singola sillaba. "Qui non c'è scritto soltanto chi erediterà la proprietà di famiglia e i risparmi accumulati da papà con decenni di onorato lavoro. C'è scritto l'orario esatto, il luogo e la testimonianza giurata di ciò che accadde quella maledetta notte d'ottobre di vent'anni fa." Il respiro di Matteo si fece improvvisamente corto, quasi stesse soffocando.

Fece un passo indietro, urtando goffamente contro una sedia di plastica che cadde a terra con un tonfo secco. "Stai... stai mentendo! Sono solo fandonie inventate da un vecchio rimbambito prima di perdere la testa!" balbettò lui, cercando di mantenere una facciata di arrogante sicurezza che però si sgretolava a vista d'occhio, tradita dal tremore incontrollabile delle sue mani.

Il signor Lorenzo si alzò lentamente in piedi, aggiustandosi gli occhiali sul naso e indicando con un dito nodoso un trafiletto in fondo alla pagina, cerchiato in rosso con la grafia inconfondibile di nostro padre. "Non sono fandonie, signor Matteo. Il signor Giovanni ha depositato questa deposizione giurata presso tre studi notarili differenti, oltre a custodirne una copia qui, protetta dal sottoscritto.

Sapeva perfettamente che, alla sua morte, avreste cercato di mettere le mani su tutto, calpestando la memoria di chi vi ha cresciuto." Lessi ad alta voce il passaggio cruciale, le parole che svelavano finalmente il mistero del barattolo di latta arrugginito che Matteo aveva esibito al funerale come una macabra cassetta delle elemosine. Non era un semplice contenitore per monetine, ma il simbolo stesso della colpa, il bauletto in cui nostro padre raccoglieva le prove inconfutabili delle malversazioni finanziarie e dei ricatti perpetrati da Matteo ai danni dell'azienda metalmeccanica di famiglia quando era ancora in vita.

Un brivido mi percorse la spina dorsale: tutto il denaro che Matteo aveva estorto agli ospiti in lacrime durante il rito funebre non era un tentativo di recuperare le spese, ma un disperato tentativo di ritrovare le chiavi della cassetta di sicurezza principale, nascosta da qualche parte nella vecchia casa di campagna, dove erano custoditi i veri titoli di proprietà. Matteo, vistosi scoperto e messo all'angolo, perse completamente il controllo: con un urlo animalesco si avventò sulla scrivania, cercando di strapparmi il fascicolo di mano in una furia cieca e disperata...