Parte 2
L'irruzione improvvisa di Matteo fece tremare la porta a vetri dell'ufficio del signor Lorenzo, mentre il suono dei suoi passi pesanti rimbombava sul pavimento di linoleum logoro. I suoi occhi iniettati di sangue fissavano avidamente il fascicolo aperto sulla scrivania, come un predatore affamato che vede svanire la sua preda all'ultimo istante. "Dammi quel documento!
Smettila di complottare alle mie spalle con questo vecchio intrusore!" gridò Matteo, allungando le mani artigliate per afferrare i fogli cerati di ceralacca. Con una prontezza che non sapevo di possedere, scattai in piedi, stringendo il fascicolo al petto e indietreggiando fino a urtare lo scaffale dei registri impolverati. Il signor Lorenzo, tuttavia, non si scompose minimamente; rimase seduto sulla sua poltrona di pelle consunta, con le mani giunte sul ventre, emanando un'aura di fredda autorevolezza che sembrò frenare momentaneamente l'impeto furioso di Matteo.
"Signor Matteo, vi consiglio di moderare i toni e di rispettare questo luogo. Questo studio non è la vostra piazza d'affari e questi documenti non vi appartengono," tuonò la voce profonda del direttore, tagliando l'aria densa di tensione come una lama affilata. Matteo si fermò di scatto, respirando affannosamente, con il petto che si sollevava a fatica sotto la giacca sgualcita.
Il suo sguardo passò da me al signor Lorenzo, cercando di calcolare il margine di manovra rimasto. "Non appartengono a me? Io sono il primogenito! Io ho portato avanti questa famiglia quando il vecchio era solo un peso morto!" sbottò Matteo, sputando le parole con un veleno che mi gelò il sangue. Ma il signor Lorenzo accennò un sorriso freddo e amaro, estraendo da un cassetto segreto una vecchia cassetta di sicurezza in ferro battuto.
"Il primogenito, dite? Vostro padre sapeva fin troppo bene quali fossero le vostre reali intenzioni, Matteo. Ed è per questo che trent'anni fa, in una notte di pioggia torrenziale molto simile a quella in cui accadde la tragedia alla vecchia fabbrica, prese una decisione irrevocabile." Le parole del direttore sospesero il tempo nella stanza. Fissai Matteo, notando come il suo volto improvvisamente si fosse fatto cereo, quasi avesse visto un fantasma emergere dalle tenebre.
Quella notte alla fabbrica... il segreto che la nostra famiglia aveva gelosamente custodito per due decenni era improvvisamente tornato a galla, minacciando di travolgere tutto ciò che restava in piedi. Mentre la pioggia cominciava a picchiettare violentemente contro i vetri dell'ufficio, presi una decisione che avrebbe cambiato per sempre il corso delle nostre vite: aprii la seconda pagina del fascicolo, decisa a leggere ad alta voce la verità che Matteo aveva cercato di seppellire per tutta la vita, incurante delle urla disperate che il mio gesto avrebbe scatenato...






