La Latta di Latta e il Segreto della Notte di Pioggia
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La Latta di Latta e il Segreto della Notte di Pioggia

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Parte 7

Il meccanismo della serratura scattò con un rumore secco e cavernoso, come un sospiro trattenuto per vent'anni che finalmente trovava la via d'uscita. Tirai con tutte le mie forze l'anello di ferro della botola, sollevando la pesante lastra metallica che sprigionò un odore acre di terra mista a carta vecchia e cera d'api. Sotto l'apertura, immersa nell'oscurità, una scaletta a pioli scendeva in un piccolo locale sotterraneo che non avevo mai sospettato esistesse.

Accesi la torcia del mio telefono cellulare e, facendomi coraggio, iniziai a scendere lentamente i gradini umidi, attenta a non perdere l'equilibrio. La luce tremolante della torcia rivelò una stanza angusta ma ordinatissima: scaffali in legno massello rivestiti di panni antipolvere, scatole di latta perfettamente allineate e, al centro, un tavolo da lavoro coperto da disegni tecnici ingialliti dal tempo.

Mi avvicinai al tavolo, illuminando il foglio principale: riconobbi immediatamente l'inconfondibile tratto geometrico e rigoroso di mio padre, l'ingegnere Giovanni. Era il progetto definitivo del motore a basso impatto ambientale che aveva cercato di realizzare per tutta la vita, un brevetto che l'industria automobilistica avrebbe pagato milioni di euro ma che lui aveva sempre rifiutato di cedere a compagnie senza scrupoli.

Accanto ai progetti, poggiata su un supporto di velluto logoro, c'era una vecchia scatola di latta identica a quella che Matteo aveva usato al funerale, ma questa era sigillata con una colata di piombo recante lo stemma di famiglia. La presi tra le mani; era incredibilmente pesante. Con un brivido lungo la schiena, sollevai il coperchio ed esposi alla luce della torcia il suo contenuto: non c'erano solo i microfilm originali e i documenti bancari che provavano la totale estraneità di papà alle accuse di bancarotta fraudolenta montate anni prima da Matteo e dai suoi soci, ma c'era anche un quaderno con copertina di cuoio marrone, aperto su una pagina scritta di recente con la grafia tremolante ma fiera del mio adorato genitore. Iniziai a leggere le prime righe, e le lacrime, che avevo trattenuto per giorni, iniziarono a rigarmi le guance senza che potessi fermarle...