La Latta di Latta e il Segreto della Notte di Pioggia
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La Latta di Latta e il Segreto della Notte di Pioggia

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Parte 12

Sei mesi dopo il giorno in cui il barattolo di latta era stato dissepolto dal pavimento della vecchia serra, l'inaugurazione della Fondazione Giovanni e Clara aprì ufficialmente i battenti nella storica sala riunioni della vecchia scuola tecnica del quartiere. Le pareti erano state ridipinte di fresco, e nell'ampia sala d'ingresso campeggiava una grande fotografia incorniciata di nostro padre, sorridente accanto al suo banco da lavoro con gli attrezzi da ingegnere ben ordinati.

Molti dei vecchi residenti, degli amici di un tempo e delle persone anziane che erano state umiliate da Matteo quel triste pomeriggio di ottobre erano presenti, stringendosi attorno a me con affetto e gratitudine sinceri. La signora Clara, commossa, mi strinse forte le mani tra le sue, sussurrandomi parole di lode che ripagarono ogni singola sofferenza patita.

Matteo, condannato a una pena sospesa con l'obbligo di frequentare un programma di recupero psicosociale e di lavori di pubblica utilità presso i laboratori della stessa fondazione, aveva scelto di lavorare umilmente come inserviente nella struttura, con la testa china e il volto segnato da un pentimento che, seppur tardivo, sembrava finalmente sincero.

La sera dell'inaugurazione, quando tutti gli ospiti se ne furono andati e le luci della scuola si spensero una dopo l'altra, rimasi sola per qualche istante nella mia nuova stanza di presidenza, posando sulla scrivania di legno lucido quel vecchio barattolo di latta arrugginito, ripulito dalla ruggine e conservato come un prezioso promemoria del passato. Aprii la finestra per far entrare l'aria fresca della notte, ascoltando il rintocco dolce e regolare delle campane della chiesa di San Zeno che suonavano non più un lutto sordo e doloroso, ma l'inizio di una vita nuova, pulita e luminosa sotto il cielo stellato.