IL MISTERO DI MESSINA
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IL MISTERO DI MESSINA

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PARTE 8 — IL TRADIMENTO DI FAMIGLIA E LA CARTA A SORPRESA

Le parole di Moretti rimasero sospese nell'aria della stanza d'ospedale come una condanna a morte anticipata. Marco rimase immobile, con la bocca semiaperta e gli occhi sbarrati dal terrore puro, incapace di emettere alcun suono. Il colore era completamente svanito dal suo volto, trasformandolo in una statua di cera. — Tu... tu hai fatto cosa? — balbettò Marco con un filo di voce che sembrava provenire da un altro mondo. — Hai depositato un esposto contro di me?

Ma papà aveva promesso... papà aveva detto che... — Tuo padre ha firmato esattamente quello che gli ho detto di firmare mezz'ora fa, prima di venire qui — lo interruppe Moretti con una freddezza disumana, sistemandosi nuovamente i polsini della camicia. — La barca sta affondando, caro Marco, e in questi casi si salvano prima i capitani e chi detiene il controllo strategico.

Tu sei il fratello minore viziato, quello che ha sperperato i soldi delle società di comodo comprandosi auto sportive e viaggi di lusso. Per i magistrati, sarai il classico "testa di legno" superficiale e corrotto che ha fatto il lavoro sporco per conto di terzi ignari. La tua posizione processuale è blindata... in senso negativo, s’intende. Rischia dai dieci ai quindici anni di reclusione per bancarotta fraudolenta e riciclaggio aggravato.

Sentii un groppo in gola stringermi lo stomaco. Per quanto avessi detestato il comportamento viziato e superficiale di mio fratello nel corso degli anni, vederlo sacrificato cinicamente da nostro padre e da quel mostro di Moretti mi fece provare un'ondata di sdegno e protezione viscerale. Leonardo aveva appena barattato la libertà di suo figlio minore pur di salvare la propria pelle e continuare a nascondere i suoi beni illeciti. — Siete dei mostri... — sussurrai con voce roca, fissando Moretti con uno sguardo carico di un odio così profondo da trascendere ogni paura. — Avete ridotto un ragazzo debole a un capro espiatorio pur di coprire i vostri crimini miliardari.

Ma vi state dimenticando di una cosa fondamentale, Dottor Moretti. Moretti si voltò verso di me, sollevando un sopracciglio con un'espressione di finta curiosità mista a sufficienza. — Ah, davvero, signorina Elena? E quale sarebbe questa piccola dimenticanza da parte mia? Sono tutt'ore orecchie. Mi illumini pure, prima che io debba congedarmi. Feci un profondo respiro, cercando di controllare il tremito delle mie mani.

Non potevo permettere che mi vedessero debole, né che calpestassero ulteriormente la dignità mia e di mio fratello. Con un movimento lento ma deciso, allungai la mano sinistra sotto il cuscino del letto d'ospedale, dove avevo nascosto un piccolo registratore vocale portatile che usavo solitamente per le mie note di lavoro come consulente aziendale, e che avevo azionato fin dal primo secondo in cui Moretti aveva varcato la soglia della stanza.

Il piccolo LED blu del registratore continuava a lampeggiare impercettibilmente sotto la federa del cuscino, catturando ogni singola parola pronunciata da Moretti, inclusa la confessione esplicita sul deposito dell'esposto falso e sul sacrificio pianificato di Marco. — Si ricordi, Moretti, che la tecnologia moderna non serve solo a voi per falsificare le firme digitali o per manomettere i freni delle automobili sulla litoranea di Messina — dissi con un sorriso freddo e tagliente sulle labbra, fissandolo dritto nei suoi occhi trasparenti. — Questo dispositivo ha registrato parola per parola ogni singola ammissione che lei ha appena fatto qui dentro.

E tra esattamente due minuti, non appena il mio avvocato a Catania riceverà la copia criptata di questo file audio via PEC, la sua splendida carriera di consulente intoccabile crollerà come un castello di carta. Il volto di Moretti cambiò improvvisamente colore. Il sorriso di superiorità svanì dai suoi tratti, lasciando spazio a una smorfia di pura tensione e spavento.

Fece un passo rapido verso il letto, allungando le mani con l'intenzione evidente di strapparmi il cuscino o di perquisirmi. — Tu... tu hai registrato la conversazione, maledetta...? — urlò Moretti, perdendo finalmente la sua maschera di fredda compostezza. Ma prima che potesse mettermi le mani addosso, la porta della stanza si spalancò con un tonfo violentissimo.

Due agenti della squadra mobile della polizia di Stato, guidati dal funzionario che avevo contattato in segreto tramite il mio smartphone due ore prima, entrarono di corsa con le pistole sguainate ma abbassate, bloccando immediatamente Moretti ai fianchi e sbattendolo contro la parete metallica dell'armadio ospedaliero. — Valerio Moretti, è in arresto per tentato omicidio, estorsione e associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio! — tuonò il capo della squadra mobile, stringendogli le manette ai polsi con decisione.

Moretti fu costretto a subire l'arresto in silenzio, mentre i suoi occhi mi fissavano con un odio feroce e impotente. Ma mentre gli agenti lo portavano via, un dettaglio inquietante catturò la mia attenzione: nella tasca del cappotto che Moretti aveva lasciato appoggiato sulla sedia, spuntava una busta sigillata con il logo ufficiale della banca centrale svizzera di Lugano, indirizzata direttamente a un indirizzo segreto... a nome di mio padre, Leonardo. E dentro c'era la prova che la vera mente dietro l'intero impero criminale non era Moretti, né mio padre... ma una figura insospettabile che si trovava ancora a piede libero.