IL MISTERO DI MESSINA
News Story

IL MISTERO DI MESSINA

1 visualizzazioni

PARTE 7 — LA VISITA INATTESA DEL DOTTOR MORETTI

Il Dottor Valerio Moretti si fermò a un paio di metri dal mio letto, sistemandosi i polsini della camicia bianca con una calma glaciale che strideva violentemente con il tumulto che infuriava nel mio petto. I suoi occhi chiari, quasi trasparenti, mi scrutavano con una curiosità clinica, come se fossi soltanto un fastidioso insetto da rimuovere da un progetto milionario.

Marco, rannicchiato sulla sedia nell'angolo, era diventato bianco come un lenzuolo e tremava vistosamente alla vista di quell'uomo. — Che ci fa lei qui? Fuori da questa stanza, immediatamente! — gridai, cercando di sollecitarmi sui cuscini nonostante il dolore atroce alla spalla e alla gamba immobilizzata. — C'è un agente della Guardia di Finanza piantonato fuori dalla porta, e se urlo adesso, in meno di un secondo si ritroverà in manette!

Moretti accennò un sorriso sarcastico, scuotendo leggermente la testa con aria di sufficienza. Fece scivolare una mano nella tasca interna della giacca ed estrasse un piccolo dispositivo elettronico, posizionandolo delicatamente sul tavolino accanto al mio monitor cardiaco. Il display del dispositivo lampeggiava con una luce rossa intermittente. — Cara Elena, le piantonature della Guardia di Finanza sono eccellenti per impressionare i piccoli debitori o i funzionari di banca corrotti, ma qui siamo su un piano completamente diverso — disse Moretti con un tono di voce basso, vellutato e terribilmente sicuro di sé. — L'agente che era di guardia fuori dalla sua porta è stato appena chiamato al piano terra per un'emergenza inventata ad arte da un mio collaboratore.

Abbiamo circa cinque minuti di assoluta tranquillità prima che qualcuno si accorga dell'intrusione. Direi che sono più che sufficienti per metterci d'accordo. Fissai il dispositivo sul tavolino, poi tornai a guardare i suoi occhi gelidi. Sapevo che non stava bluffando. Uomini come Valerio Moretti non si muovevano mai a casaccio; avevano le mani in pasta ovunque, dai tribunali di provincia alle alte sfere della finanza regionale siciliana. — Non ho nessun accordo da fare con un criminale che ha cercato di ammazzarmi sulla litoranea di Messina — sputai velenosa, stringendo i pugni fino a farmi sbiancare le nocche. — Il mio incidente d'auto è opera vostra.

I freni della mia macchina sono stati manomessi su vostro ordine. Moretti non batté ciglio. Il suo sorriso si allargò impercettibilmente, assumendo una sfumatura ancora più sinistra. — Oh, cara Elena, lei sopravvaluta la nostra crudeltà e sottovaluta la sua stessa sbadataggine — replicò con finta bonarietà, facendo un passo più vicino al letto. — Quella strada costiera è pericolosa, piena di curve cieche e asfalto reso viscido dalla salsedine e dalla condensa estiva.

Chiunque avrebbe potuto perdere il controllo di un'utilitaria vecchia e malridotta come la sua. Ma ammettiamo pure, per amor di discussione, che ci sia stato un piccolo "aiutino" meccanico... pensa davvero che un giudice le crederebbe senza prove concrete? Lei ha firmato ogni singolo documento contabile dei nostri fondi esteri a Lugano negli ultimi quattro anni.

Per la legge, lei non è la vittima ingenua; lei è la mente operativa del riciclaggio. Suo padre è soltanto un prestanome incapace, mentre lei è il vero cervello finanziario dell'intera operazione. Se lei affonda, affonda con tutta la sua famiglia, e nessuno le crederà mai. Le parole di Moretti mi caddero addosso come pietre tombali. Aveva calcolato tutto alla perfezione: la mia firma digitale, i log di accesso ai conti, i documenti di garanzia firmati nel corso degli anni... tutto era stato meticolosamente predisposto per incastrarmi senza scampo, qualora avessi deciso di ribellarmi al giogo dei miei genitori.

Marco, incapace di reggere ulteriormente quella pressione psicologica devastante, scattò in piedi dalla sedia, urlando con quanto fiato aveva in corpo: — Basta, Moretti! La smetta! È colpa nostra, è colpa di mio padre se siamo finiti in questo inferno, ma Elena non c'entra nulla! Se provate a toccarla o a incastrarla con le vostre menzogne, io vado dai magistrati e racconto tutto quello che so sui vostri traffici immobiliari a Messina!

Moretti si voltò lentamente verso Marco, mantenendo quella calma spettrale che incuteva più timore di una minaccia urlata. Allungò una mano nella tasca del cappotto e tirò fuori una chiavetta USB nera, posandola accanto al dispositivo lampeggiante. — Tu non racconterai proprio un bel niente, caro Marco — sussurrò Moretti con una dolcezza agghiacciante. — Perché proprio questa mattina, mentre venivo qui in ospedale, i miei legali hanno depositato un esposto formale presso la Procura di Messina, allegando le prove inconfutabili che dimostrano come sia stato tu, e non tua sorella, a falsificare le firme digitali sui conti esteri utilizzando le credenziali trafugate dal computer di famiglia. In altre parole... il capro espiatorio perfetto non è Elena. Sei tu, ragazzo mio.