PARTE 6 — IL QUARTO NOME E L'INCIDENTE MANOVRATO
Il documento ufficiale della Guardia di Finanza tremava tra le mie dita ancora indolenzite. La stanza d'ospedale sembrava essersi rimpicciolita, trasformandosi in una cella claustrofobica mentre rileggevo per la terza volta quel quarto nome stampato in fondo alla lista dei beneficiari dei conti esteri. Non era il nome di un prestanome locale, né di una società di comodo svizzera.
Era una sigla seguita da un codice identificativo bancario intestato a un certo "Dott. V. Moretti", residente proprio qui a Messina, a pochi chilometri dalla clinica in cui mi trovavo ricoverata. Alzai lo sguardo verso Marco, che era rimasto in un angolo, raggruppato sulla sedia con le spalle curve e lo sguardo perso nel vuoto. — Marco, guardami — dissi con un filo di voce, ma carica di un'urgenza disperata. — Chi è il Dottor V.
Moretti? Lo conosci? Ha a che fare con gli affari di nostro padre? Marco sollevò lentamente la testa, passandosi una mano sul viso solcato dalle lacrime. Nei suoi occhi c'era il terrore puro, lo stesso terrore di chi si rende conto di essere precipitato in un complotto molto più grande e pericoloso di quanto potesse immaginare. — Moretti... — sussurrò Marco con voce strozzata. — Non è un socio d'affari di papà.
O almeno, non nel senso tradizionale. Moretti è il consulente legale e finanziario ombra che ha curato tutte le operazioni immobiliari della nostra famiglia negli ultimi dieci anni. È l'uomo che ha organizzato il trasferimento dei fondi a Lugano quando la prima azienda di papì è fallita. Ma soprattutto... è l'uomo che ha insistito affinché tu venessi a Messina per l'appuntamento di lavoro tre giorni fa.
Un brivido gelido mi percorse la schiena, partendo dalla base del collo fino alle dita dei piedi. Il mio incidente d'auto sulla strada costiera di Messina non era stato un semplice guasto meccanico o una tragica fatalità dovuta alla stanchezza. I freni della mia utilitaria avevano ceduto improvvisamente mentre affrontavo una curva a gomito a picco sul mare, proprio mentre mi stavo recando a un incontro di consulenza organizzato da uno studio associato legato a quel tale Moretti. — L'incidente... — mormorai, mentre i pezzi del puzzle cominciavano a incastrarsi in modo spaventoso. — Non è stato un caso.
Hanno cercato di eliminarmi prima ancora che io potessi bloccare il mutuo o scoprire la verità sui conti esteri. Marco annuì lentamente, confermando il mio peggiore incubo. — Papà e Moretti sapevano che se avessi iniziato a scavare nei documenti della banca, avresti scoperto le loro manovre illecite. Hanno pensato di sbarazzarsi di te inscenando un incidente stradale sulla litoranea di Messina, facendolo passare per una distrazione alla guida.
Ma tu sei stata incredibilmente fortunata: la macchina è finita contro il terrapieno di roccia invece di precipitare nella scogliera, e tu sei sopravvissuta con la gamba rotta e qualche frattura. La rabbia che provavo in quel momento superava di gran lunga qualsiasi altra emozione umana. Non si trattava più soltanto di un tradimento familiare o di un debito milionario; si trattava di un tentato omicidio pianificato a freddo da mio padre e dai suoi complici per coprire le loro tracce.
Volevano che io fossi l'unica capro espiatorio, e se fossi morta in quell'incidente, la colpa di tutti i reati finanziari sarebbe stata scaricata comodamente su una persona deceduta, impossibilitata a difendersi. — Devo parlare con il magistrato inquirente immediatamente — dissi con voce ferma, afferrando il cellulare sul comodino con la mano sinistra, l'unica libera. — Non posso aspettare che mi diano il permesso di alzarmi da questo letto.
Devo denunciare Moretti e Leonardo per tentato omicidio e cospirazione prima che facciano sparire le prove definitive. Prima che potessi comporre il numero della questura di Messina, la porta della stanza si aprì di scatto senza che nessuno bussasse. Un uomo elegante, sulla cinquantina, con un completo grigio impeccabile, un cappotto firmato appoggiato sul braccio e un sorriso freddo e calcolato stampato sulle labbra entrò con passo felpato, chiudendosi la porta alle spalle. — Buongiorno, signorina Elena — disse l'uomo con voce melliflua, avvicinandosi al letto con fare tranquillo. — Vedo che si sta riprendendo miracolosamente in fretta. Mi presento: io sono il Dottor Valerio Moretti. E credo che dobbiamo fare una piccola chiacchierata tra persone intelligenti prima che lei faccia mosse avventate.






