PARTE 11 — LA CANNA DELLA PISTOLA E L'ULTIMO BLUFF
La piccola pistola brunita con il silenziatore montato sembrava un oggetto surreale tra le mani nodose e apparentemente fragili di zia Beatrice. La luce fredda della stanza d'ospedale si rifletteva sulla canna metallica, puntata con una precisione chirurgica esattamente all'altezza del mio cuore. Non c'erano esitazioni nei suoi occhi chiari; c'era solo la determinazione glaciale di chi ha eliminato ogni scrupolo morale in nome del potere e del denaro accumulato nell'ombra per decenni. — Sai, Elena — sussurrà zia Beatrice con un tono di voce calmo, quasi affettuoso, come se stesse dando un consiglio di cucina a sua nipote. — Ho speso quarant'anni a costruire questo impero invisibile, mattone dopo mattone, ripulendo i capitali sporchi di mezza Europa e facendoli transitare attraverso fondazioni benefiche intoccabili.
Pensi davvero che permetterò a una nipotina ribelle e a un consulente aziendale di quattro soldi di mandare tutto all'aria per un attacco di protagonismo etico? Marco, tremando violentemente in ginocchio contro il termosifone, trovò la forza di urlare con quanto fiato aveva in corpo: — Zia, fermati! Sei impazzita?! Se spari qui dentro, la polizia ti becca in meno di dieci secondi!
C'è il piantone della finanza fuori dalla porta, ci sono le telecamere del corridoio! Zia Beatrice non degnò nemmeno di uno sguardo mio fratello. Continuava a fissare me, con quel sorrisetto mefistofelico dipinto sulle labbra sottili. — Le telecamere del corridoio sono state disattivate dieci minuti fa dal mio tecnico personale, lo stesso che ha aiutato il povero Valerio prima che si facesse arrestare come un idiota — rispose Beatrice senza scomporsi minimamente. — E quanto al piantone della finanza... credi davvero che non abbia previsto anche quello?
In questo preciso istante, una squadra di falsi tecnici del gas sta bloccando l'ingresso principale dell'ospedale con una finta fuga di gas, costringendo tutto il personale e le forze dell'ordine a evacuare l'ala nord dell'edificio. Nessuno verrà a cercarvi per almeno un'ora. Il tempo necessario per completare l'opera che la tua utilitaria sulla litoranea di Messina aveva inspiegabilmente fallito tre giorni fa.
Il terrore mi attanagliò la gola, stringendomi il respiro. Sapevo che non stava bluffando. Quella donna era fredda, calcolatrice e spietata fino in fondo; aveva orchestrato la bancarotta della famiglia, il riciclaggio internazionale e persino il tentato omicidio sulla costiera messinese senza sporcarsi mai direttamente le mani, delegando ogni cosa a Moretti e a mio padre.
E adesso, giunta all'epilogo, era pronta a sbarazzarsi di noi personalmente. Eppure, nel profondo del mio petto, mentre il mio cuore batteva all'impazzata contro le costole, qualcosa di strano accadde: la paura si trasformò improvvisamente in una rabbia fredda e lucida, la stessa determinazione che mi aveva spinto a bloccare il mutuo tre giorni prima dal letto d'ospedale. — Hai fatto un errore imperdonabile, zia Beatrice — dissi con voce ferma, chiara e priva di qualsiasi tremito, fissandola dritto negli occhi trasparenti.
La donna bloccò il dito sul grilletto per una frazione di secondo, incuriosita ma diffidente. — Un errore? E quale sarebbe, mia cara? Sentiamo questa tua ultima genialata prima che io prema il grilletto. Sorrisi debolmente, ma con una tale sicurezza da farle vacillare lo sguardo per un istante. — Tu credi di essere l'unica ad aver registrato le confessioni e ad aver protetto i propri file, vero? — sussurrai, muovendo lentamente la mano sinistra sotto il cuscino per stringere ancora di più il registratore vocale, mentre con l'altra mano facevo scivolare il mio smartphone fuori dalla tasca del pigiama. — Guarda bene lo schermo del mio cellulare, zia.
Non c'è solo un file audio diretto al mio avvocato a Catania. C'è anche una diretta streaming criptata attiva con la centrale operativa della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Ogni singola parola che hai pronunciato negli ultimi dieci minuti, inclusa la tua confessione sul tentato omicidio sulla litoranea di Messina e sui conti segreti a Zurigo, è stata trasmessa in tempo reale sui server protetti della magistratura.
Gli agenti speciali non stanno evacuando l'ala nord dell'ospedale... stanno circondando l'intero edificio in questo preciso istante. Se spari adesso, la tua pistola farà scattare un allarme satellitare che manderà all'aria quarant'anni di crimini in meno di cinque secondi. Il volto di zia Beatrice perse improvvisamente ogni traccia di colore. Le labbra le si aprirono in una smorfia di puro panico e incredulità.
Abbassò leggermente la pistola, voltandosi di scatto verso la finestra della stanza per controllare il cortile sottostante. E fu proprio in quell'istante di distrazione che la porta della stanza si spalancò con un boato fragoroso, rivelando non una finta fuga di gas, ma un intero commando della polizia scientifica e della Squadra Mobile con i giubbotti antiproiettile e le armi spianate.






