PARTE 4 — IL CONFRONTO CON LEONARDO NELLA STANZA 304
Leonardo varcò la soglia con passo pesante, l'impermeabile grigio scuro leggermente stropicciato dal viaggio e un'espressione sul volto che avrebbe fatto gelare il sangue nelle vene a chiunque. Ignorò completamente Marco, che si alzò di scatto dalla sedia indietreggiando di un passo, e fissò i suoi occhi piccoli, taglienti come schegge di ghiaccio, direttamente nei miei. — Vedo che ti sei sistemata proprio bene qui a Messina, mia cara Elena — esordì con quella voce autoritaria e profonda che per anni aveva rappresentato la legge assoluta nella nostra casa d'origine. — Comoda la vita da ferita in un ospedale di mare, eh?
Mentre tu te ne stai qui a fare la vittima, là al paese la nostra vita sta andando letteralmente in pezzi a causa dei tuoi isterismi giovanili. Sentii il sangue ribollire nelle vene. La paura iniziale lasciò immediatamente spazio a un'ondata di sdegno così potente da farmi dimenticare persino i dolori lancinanti alla spalla e alla gamba. Fissai mio padre dritto negli occhi, senza abbassare lo sguardo neanche per un secondo. — Non chiamarmi "mia cara", Leonardo — risposi con un tono di voce freddo, calmo e tagliente che lo colse chiaramente di sorpresa. — E soprattutto, risparmiami la sceneggiata del padre preoccupato.
So tutto. So della bancarotta fraudolenta, so dei soldi sporchi, so dei conti offshore a Lugano aperti a mia insaputa usando la mia firma digitale. Leonardo fece un sobbalzo impercettibile, ma il suo volto rimase rigido, una maschera di pietra che cercava disperatamente di mantenere il controllo. Lanciò un'occhiataccia fulminea a Marco, evidentemente colpevole, secondo lui, di aver spifferato troppo. — Tu non sai assolutamente nulla, ragazzina presuntuosa — tuonò Leonardo, avanzando di un passo verso il letto e appoggiando le mani sul materasso con fare intimidatorio. — Tutto quello che abbiamo fatto, l'abbiamo fatto per garantire un futuro sicuro a questa famiglia, compresa te!
Se non fosse stato per quei capitali, oggi morireste di fame in mezzo a una strada. E tu, invece di ringraziare chi ti ha dato un'istruzione e ti ha permesso di diventare la donna istruita che sei, che fai? Vai a sabotare l'unica ancora di salvataggio che ci è rimasta perché un bel giorno ti sei svegliata con la luna storto dopo un incidente d'auto? — Un incidente in cui per poco non ci lasciavo la pelle, mentre tu e la mamma mi avete chiamata al telefono solo dopo tre giorni per chiedermi se ero ancora utile ai vostri scopi finanziari! — urlai di rimando, senza curarmi delle infermiere che potevano sentire dal corridoio. — Mi avete usata, Leonardo.
Avete fatto di me una criminale inconsapevole, intestandomi beni e conti esteri illegali per coprire i vostri crimini! Ma questo gioco è finito. Adesso basta. Leonardo rimase in silenzio per qualche secondo. Il suo petto si alzava e si abbassava rapidamente per la rabbia repressa. Poi, improvvisamente, le sue labbra si distesero in un sorriso sottile, quasi crudele, che non prometteva nulla di buono.
Si chinò leggermente verso di me, abbassando il tono della voce fino a renderlo un sibilo velenoso. — Pensi davvero che basti premere qualche tasto sul tuo smartphone per cancellare tutto, Elena? Credi che la Procura di Messina o quella del nostro paese si bevano la favoletta della povera figlia ingenua e sfruttata? I documenti firmati digitalmente parlano chiaro.
Ci sono i tuoi codici di accesso, i tuoi log di connessione, le tue autorizzazioni formali depositate negli anni. Se cargo io a fondo, trascino giù all'inferno anche te insieme a tutta la famiglia. Tu sei legalmente responsabile tanto quanto me, forse anche di più, visto che eri tu la consulente finanziaria che curava formalmente i rapporti con le banche estere.
Le parole di mio padre mi caddero addosso come lastre di piombo. Aveva ragione su un punto fondamentale: legalmente, la mia posizione era estremamente compromessa. I miei titoli di studio e la mia professione giocavano a mio sfavore di fronte a un ipotetico giudice, che avrebbe potuto facilmente credere che fossi la mente finanziaria di un'associazione illecita anziché la vittima manipolata.
Marco, vedendo la mia espressione sbiancare, intervenne con voce tremante: — Papà, smiscila! Non puoi minacciarla in questo modo! Siamo arrivati troppo oltre... — Zitto tu, miserabile buono a nulla! — ringhiò Leonardo, voltandosi di scatto verso il figlio minore con un'occhiata di fuoco. — Per colpa tua e della tua stupidità oggi siamo nei guai fino al collo.
Prima che Leonardo potessi continuare, la porta della stanza si aprì di colpo, rivelando non un'infermiera, ma due uomini in abiti civili con i tesserini della Guardia di Finanza ben in vista tra le mani. — Leonardo Rossi? — chiese l'uomo più alto, mostrando il distintivo con una calma glaciale. — Siamo ufficialmente qui per notificarvi un avviso di garanzia e disporre il sequestro preventivo dei beni mobili e immobili collegati ai conti esteri di Lugano. E lei, signorina Elena Rossi, è convocata urgentemente per un interrogatorio formale non appena le sue condizioni di salute lo permetteranno.






