IL MISTERO DI MESSINA
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IL MISTERO DI MESSINA

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PARTE 12 — IL BLITZ FINALE NELLA STANZA D’OSPEDALE

Il boato della porta che cedeva sotto i colpi del ariete della polizia fece rimbombare la stanza d'ospedale come una cannonata. Prima che zia Beatrice potesse realizzare cosa stesse accadendo o sollevare nuovamente la pistola verso di me, tre agenti specializzati della Squadra Mobile irruppero all'interno con i movimenti fulminei e coordinati di un commando antiterrorismo. — Butti l'arma!

A terra, subito! Mani sulla testa! — urlò il funzionario a capo dell'operazione, puntando il fucile d'assalto con precisione millimetrica contro la donna anziana. Zia Beatrice rimase pietrificata per un lunghissimo istante. I suoi occhi chiari, solitamente freddi e calcolatori, si sbarrarono in un'espressione di incredulità mista a disperazione. Guardò la pistola che teneva in mano, poi il display del mio smartphone poggiato sul letto — che mostrava effettivamente la schermata di registrazione attiva collegata ai server protetti della procura — e infine i poliziotti che le si avventavano contro da ogni lato.

Con un gesto secco e brutale, uno degli agenti le strappò l'arma di mano, facendola scivolare rumorosamente sul pavimento di linoleum, mentre la spingevano con forza contro la parete, bloccandole le braccia dietro la schiena e stringendole le manette ai polsi con decisione. — Beatrice Rossi, è in arresto per tentato omicidio premeditato, associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio internazionale e frode fiscale aggravata! — tuonò l'ispettore capo, leggendole i diritti con voce ferma e solenne.

La donna, un tempo temuta e rispettata come la pia vedova del paese, fu trascinata fuori dalla stanza tra le proteste soffocate e uno sguardo di odio feroce rivolto nella mia direzione. La porta si richiuse alle loro spalle, lasciando cadere nella stanza un silenzio pesante, rotto soltanto dal bip regolare del monitor cardiaco e dai singhiozzi liberatori di mio fratello Marco, che era crollato a terra con la testa tra le mani, sopraffatto dall'emozione e dallo shock.

Mi lasciai ricadere pesantemente sui cuscini del letto, sentendo le forze abbandonarmi del tutto. L'adrenalina che mi aveva sostenuto fino a quel momento svanì di colpo, lasciando spazio a un dolore lancinante alla spalla e alla gamba immobilizzata. Avevo vinto. L'impero criminale della mia famiglia era crollato pezzo dopo pezzo, e la verità era finalmente venuta a galla.

Ma non c'era gioia nel mio cuore, soltanto un immenso, profondo senso di vuoto e di liberazione. Il funzionario di polizia che aveva guidato il blitz si avvicinò al mio letto, riponendo il tesserino nella fondina e guardandomi con un'espressione di sincera ammirazione mista a stupore. — Devo ammetterlo, signorina Elena — disse l'ispettore con un sorriso rispettoso. — Nei miei vent'anni di carriera non ho mai visto nessuno incastrare una rete criminale internazionale così complessa stando disteso su un letto d'ospedale con una gamba rotta.

Il suo bluff sullo streaming in tempo reale con la DDA è stato un colpo da maestro. Ha salvato la vita sua e di suo fratello. Accennai un sorriso stanco, tirando un lunghissimo sospiro di sollievo. — Non era un totale bluff, ispettore — risposi a voce bassa, indicando il registratore vocale sotto il cuscino. — Il file audio con la confessione di mia zia era già criptato e pronto per essere inviato ai magistrati di Catania.

Voleva solo essere sicuro che la giustizia facesse il suo corso, indipendentemente da tutto. L'ispettore annuì compiaciuto, poi si voltò verso Marco, aiutandolo a rialzarsi da terra con delicatezza e invitandolo a sedersi sulla sedia. — Signorina Rossi, adesso per lei comincerà un lungo percorso di protezione testimoni e di ricostruzione legale. I beni illeciti della fondazione di sua zia e di suo padre verranno interamente confiscati dallo Stato per risarcire le parti lese e le aziende truffate.

Lei sarà scagionata da ogni capo d'accusa, grazie alle prove che ci ha fornito. Ma c'è un'ultima cosa che deve sapere... — aggiunse l'ispettore, esitando per un frazione di secondo prima di continuare. — Suo padre, Leonardo, sapendo dell'arresto della sorella e di Moretti, ha cercato di fuggire stamattina dalla sua villa a Palermo tentando di imbarcarsi clandestinamente per la Tunisia.

È stato intercettato dalla Guardia di Finanza al porto di Trapani un'ora fa. Adesso sono tutti in cella. La vostra famiglia d'origine non esiste più. Fissai il soffitto bianco della stanza d'ospedale, mentre i primi raggi del sole pomeridiano filtravano attraverso i vetri, illuminando la stanza con una luce calda e pulita che non avevo mai visto prima. Chiusi gli occhi per un istante, respirando a fondo l'aria fresca che entrava dalla finestra socchiusa. La tempesta sul cielo di Messina era finalmente passata, lasciando spazio a un cielo limpido e a un futuro tutto da scrivere, lontano dalle ombre del passato e finalmente libera da ogni catena.