L'Accordo Segreto
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L'Accordo Segreto

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Il Confronto in Questura

L'agente mi scortò lungo un corridoio grigio e silenzioso fino a una piccola saletta per i colloqui protetti da un vetro blindato. Sull'altro lato del tavolo sedeva Marco. Indossava la stessa giacca con cui era uscito di casa quella mattina, ma i suoi capelli erano arruffati, lo sguardo sfuggente e l'espressione tradiva un nervosismo profondo che non aveva mai mostrato prima.

Ci sedemmo sui due lati del vetro, comunicando attraverso il piccolo interfono metallico grattugiato. Per qualche secondo nessuno dei due parlò. I nostri occhi si incontrarono attraverso il vetro trasparente, ma tra noi c'era ormai un abisso incolmabile fatto di inganni, tradimenti e colpe imperdonabili. «Perché, Marco?» chiesi con un filo di voce tremante, avvicinando la bocca al microfono. «Perché mi hai fatto questo?

Come hai potuto usare la mia vita, la mia fiducia, il mio amore per i tuoi scopi criminali?» Marco abbassò lo sguardo per un istante, mordendosi il labbro inferiore, poi alzò gli occhi con un sorriso amaro e cinico che non riconobbi nemmeno più. «Tu non capisci niente, Chiara», rispose la sua voce metallica attraverso l'altoparlante. «Volevamo una vita migliore, volevamo uscire da questa mediocrità fatta di affitti da pagare, mutui impossibili e stipendi da fame.

Elena aveva il piano perfetto, serviva solo una persona pulita, insospettabile, che nessuno avrebbe mai guardato con sospetto. Tu eri perfetta per quel ruolo.» «Ero la tua compagna!» gridai disperata, sbattendo debolmente il pugno contro il vetro blindato. «Mi hai manipolata! Sapevi benissimo quanto lavorassi sodo, sapevi quanto ci tenessi alla mia integrità, eppure mi hai venduta senza un minimo di rimorso!» «Svegliati, Chiara!

Il mondo non funziona con la bontà e l'onestà!» esclamò Marco alzando la voce, perdendo quel finto controllo che aveva mantenuto finora. «I soldi del conto offshore erano anche per noi, per rifarci una vita insieme dall'altra parte del mondo! Elena ha fatto il grosso del lavoro, io ho solo gestito l'infrastruttura informatica per criptare i server, e tu hai messo quelle benedette firme che ci avrebbero comprato la libertà per sempre!» «Libertà?» risposi con un sorriso isterico, sentendo le lacrime bruciarmi gli occhi. «Adesso siamo entrambi rovinati.

Io rischio vent'anni di carcere e tu finirai dietro le sbarre per associazione mafiosa e riciclaggio internazionale. Che bella libertà, Marco.» Marco impallidì visibilmente, rendendosi conto finalmente della realtà della situazione. Il castello di carte che avevano costruito con tanta cura era miseramente crollato, trascinandoci entrambi nel vortice della giustizia. «Elena ci ha traditi», mormorò Marco all'improvviso, con la voce che gli tremava leggermente. «Lei aveva promesso che avremmo diviso il bottito in parti uguali una volta completato il trasferimento finale di ieri notte.

Invece ha bloccato i codici di accesso, ha svuotato i conti di servizio ed è sparita con tutto il capitale. Ci ha fregati entrambi, Chiara. Non solo te.» Rimasi immobile, fissandolo attraverso il vetro, mentre una gelida consapevolezza mi attraversava la mente. Elena non aveva tradito solo me: aveva usato anche Marco per i suoi scopi informatici, per poi abbandonarli entrambi al loro destino nel momento in cui la rete si era chiusa. «Dov'è adesso Elena?» domandai con un sussurro tagliente come una lama.

Marco scosse la testa lentamente, con il terrore dipinto sul volto. «Non lo so», rispose con un fil di voce. «Ma ho scoperto una cosa che non avrei mai dovuto sapere. E adesso chiunque stia cercando lei... sta cercando anche noi.»