L'Accordo Segreto
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L'Accordo Segreto

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Il Tradimento inaspettato

Rimasi pietrificata davanti a quella fotografia. Il respiro si fermò nei polmoni, mentre il cuore sembrava colpire violentemente contro le costole. La targa dell'auto di Marco, il mio compagno da cinque anni, l'uomo con cui vivevo sotto lo stesso tetto, con cui dividevo i progetti per il futuro e le cene tranquille della domenica sera. «Marco...» mormorai con un fil di voce, incapace di distogliere lo sguardo da quel pezzo di carta. «Che legame c'è tra Marco e questa storia?

Vi state sbagliando, lui è un semplice ingegnere informatico, non c'entra niente con la finanza o con l'azienda!» Il capitano De Luca incrociò le braccia al petto, assumendo un'espressione ancora più severa. «Signorina Rossi, le coincidenze nel nostro lavoro non esistono», rispose con calma glaciale. «I movimenti sul conto offshore alle Cayman non venivano effettuati casualmente.

Dalle nostre analisi forensi risulta che l'indirizzo IP dal quale sono state attivate le credenziali di accesso al conto estero coincide esattamente con la rete domestica della sua abitazione. E la fotografia che vede qui davanti è stata scattata due notti fa: la vettura del suo fidanzato era parcheggiata per tre ore di fronte all'appartamento privato di Elena Moretti.» Un brivido gelido mi percorse la schiena, partendo dalla base del collo e irradiandosi fino alle dita delle mani.

La stanza sembrò improvvisamente girare vorticosamente attorno a me. Marco e Elena. Si conoscevano? Si frequentavano alle mie spalle mentre io lavoravo fino a tardi in ufficio per firmare quei maledetti documenti? «No... è impossibile», continuai a ripetere scuotendo la testa con disperazione, mentre le lacrime calde riprendevano a scorrere copiose sul mio viso. «Lui mi diceva sempre che faceva tardi per il lavoro al server aziendale... mi incoraggiava a fare carriera, diceva che la mia promozione era la nostra grande occasione...» «Oppure era il loro piano fin dall'inizio», concluse De Luca senza pietà. «Utilizzare lei come firmataria inconsapevole in ufficio, mentre il suo compagno forniva il supporto tecnico e informatico per schermare le transazioni illecite e ripulire il denaro attraverso canali telematici complessi.

Lei è stata incastrata non solo dalla sua capa, ma dalla persona di cui si fidava di più al mondo.» Le parole del capitano mi colpirono come pugni allo stomaco. Ogni ricordo degli ultimi mesi si riorganizzò improvvisamente nella mia mente sotto una luce completamente nuova e terrificante. Le cene in cui Marco mi consolava quando ero stanca, i suoi incoraggiamenti a firmare i documenti senza perdere tempo a leggerli, la sua insistenza affinché accettassi quella scrivania nell'ala est.

Non era amore, non era sostegno: era cinica complicità finalizzata a sfruttare la mia buona fede per costruire la loro via di fuga dorata. «Voglio vederlo», dissi con voce ferma, seppur rotta dal pianto. «Voglio guardarlo negli occhi e chiedergli perché.» Il capitano De Luca fece un cenno con la testa verso la porta della sala d'interrogatorio. «Il suo compagno è già qui, signorina Rossi», rispose gelidamente. «È stato fermato mezz'ora fa mentre cercava di imbarcarsi su un volo di sola andata per Zurigo. Adesso è nella cella accanto alla sua. Vuole davvero parlargli?»