La Fuga Verso il Confine
La mattina seguente, all'alba, eravamo a bordo di un'auto civetta della polizia finanziaria in viaggio verso il confine svizzero, scortati da due agenti in borghese seduti nei sedili posteriori. Il cielo era coperto da pesanti nuvole plumbee che minacciavano pioggia battente, rispecchiando perfettamente l'angoscia opprimente che mi stringeva il petto.
Marco era seduto accanto al guidatore, con un computer portatile militare appoggiato sulle ginocchia. Stava monitorando in tempo reale il segnale di connessione criptata attraverso cui Elena aveva comunicato l'ultima volta prima di spegnere il cellulare principale. «Il segnale si sta muovendo», disse Marco con voce tesa, digitando freneticamente sulla tastiera. «Ha riacceso un telefono satellitare di servizio circa venti minuti fa.
Si trova all'interno di una villa isolata sulle colline intorno a Lugano, vicino al lago.» Il finanziere al volante afferrò la radio portatile per coordinarsi con le squadre speciali della polizia svizzera già appostate oltre la frontiera. «Ricevuto, procediamo con l'intercettazione coordinata», rispose una voce metallica dall'apparecchio. «Ricordate che la sospettata è estremamente pericolosa e potrebbe essere armata.
Mantenete la copertura fino al nostro via libera definitivo.» Il mio stomaco era un nodo di pura tensione. Ripensavo alla mia vecchia scrivania nell'ala est, alla mia vita tranquilla e monotona ma sicura, e a quanto desiderassi disperatamente tornare indietro nel tempo per stracciare quella maledetta proposta di promozione. Ero partita con l'ambizione di fare carriera e mi ritrovavo invischiata in un thriller internazionale, trasformata in un'esca umana per catturare la donna che aveva distrutto la mia vita.
L'auto superò il valico di frontiera senza intoppi, grazie ai passaporti diplomatici temporanei rilasciati per l'operazione speciale. Le strade in salita di Lugano erano deserte e avvolte da una foschia autunnale che riduceva drasticamente la visibilità. «Ci siamo quasi», sussurrò Marco, indicando una stradina sterrata che si inerpicava tra i boschi fitti sopra il lago. «La villa è dietro quella curva.» Il veicolo rallentò dolcemente, spegnendo i fari per non farsi notare. Gli agenti si prepararono, controllando le armi d'ordinanza e indossando i giubbotti antiproiettile. Il momento della verità era arrivato.






