«Non c'è più modo di scappare dal retro», sussurrai ad Elena, tirandola indietro verso l'interno del corridoio. «Hanno circondato l'intero perimetro del giardino.»
I colpi sulla porta d'ingresso di Arthur risuonarono come tuoni nel silenzio della casa chiusa.
«Signorina Vane! Julian!» la voce di Moretti amplificata da un megafono da campo penetrò attraverso i muri di legno. «È finita! La casa è circondata da dieci uomini armati. Non avete alcuna via di fuga. Consegnate la cartella rossa e i documenti contabili ed uscite con le mani in alto. Vi prometto che non vi verrà fatto alcun male se collaborate!»
«Sta mentendo!» mi disse Elena in un sussurro pieno d'ansia. «Se gli consegniamo le prove ci elimineranno entrambi per non lasciare testimoni di questa storia!»
«Lo so», risposi guardando disperatamente attorno a me alla ricerca di una risorsa, un'arma o un punto di forza.
La casa di Arthur era un vecchio fabbricato degli anni Cinquanta con muri di mattoni pieni e un sistema di riscaldamento d'epoca alimentato da una grande bombola di gas GPL posizionata nel vano caldaia adiacente alla cucina.
Mi ricordai di una conversazione avuta con Arthur tre anni prima. Mi aveva spiegato con orgoglio come avesse modificato personalmente le condutture del gas per poter isolare l'impianto dal quadro generale in caso di emergenza.
Un'idea folle ed estrema prese forma nella mia testa.
«Elena, hai ancora lo spray al peperoncino e il tuo accendino in borsa?» le chiesi afferrandole le dita.
La ragazza annuì, estraendo i due oggetti dalla tasca della giacca.
«Ascoltami bene», le dissi a bassa voce guardandola negli occhi. «Prendi la cartella di cuoio con tutti i documenti originali ed infilati nella botola dello scantinato da cui siamo entrati. Copri l'uscita della botola con la lastra di metallo pesante che si trova vicino alle scale. Non uscire da lì per nessun motivo al mondo finché non senti che è tutto finito.»
«E tu cosa farai?» mi chiese con gli occhi sbarrati dal terrore. «Non ti lascio qui da solo con loro!»
«Devo guadagnare tempo ed assicurarmi che Moretti entri nella casa da solo per affrontarmi», dissi. «Uderai molto rumore, ma lo scantinato è schermato in cemento armato ed è isolato dal resto della struttura. Fai come ti dico, Elena! È l'unico modo per portare le prove alla dottoressa Conti e fare giustizia per tuo padre!»
Elena esitò per un secondo supremo, poi mi abbracciò con una forza inaspettata. «Stai attento, ti prego», mormorò prima di sparire lungo le scale della botola sotterranea e richiudere sopra di sé la pesante botola in ferro.
Rimasi solo nel soggiorno di Arthur. corsi nel vano caldaia della cucina e girai la valvola di pressione principale della bombola del gas GPL, provocando un sibilo costante e potente. L'odore dolciastro e pungente del gas comincia ad insidiare rapidamente l'aria dell'intero piano terra.
Mi avviai verso la porta d'ingresso, posizionandomi dietro la solida parete divisoria del corridoio, impugnando l'accendino e un pesante tubo di ferro che usavo per il giardinaggio.
«Moretti!» urlai attraverso la porta. «Entra da solo a prendere la valigia! Se invii i tuoi uomini armati brucerò ogni singolo documento originale davanti ai tuoi occhi prima che tu possa toccarli!»
Dall'esterno seguì un breve momento di consultazione sibilata tra Moretti e i suoi gorilla. Moretti pensava di avere il controllo totale della situazione e che la mia fosse soltanto la mossa disperata di un uomo all'angolo.
«Molto bene, Julian», rispose la voce di Moretti. «Verrò io da solo. Ma se tenti qualche gesto inconsulto, i miei uomini raderanno al suolo questa casa con te dentro.»
Sentii il rumore della chiave che girava nella serratura. La porta d'ingresso si aprì lentamente. Vittorio Moretti varcò la soglia, vestito con il suo solito cappotto elegante, impugnando con mano ferma una pistola automatica con il cane già sollevato.
Fece tre passi all'interno del corridoio, guardandosi attorno con disprezzo. Poi, il suo fiuto catturò l'odore penetrante del gas che ormai saturava l'ambiente circostante.
Il suo volto cambio istantaneamente espressione, impallidendo di colpo.
«Cosa diavolo hai fatto...» mormorò Moretti capendo la trappola.
Uscii dal mio nascondiglio dietro la parete divisoria, tenendo l'accendino aperto nella mano destra con la fiamma già accesa a pochi centimetri dal flusso d'aria saturo di carburante.
«Un passo indietro o un solo colpo di pistola», disse a voce chiara e ferma, «e questa stanza diventa un'inferno di fuoco per entrambi. Fammi vedere quanto vale la tua vita rispetto al patrimonio di Arthur Sterling, Moretti.»






