L'oscurità e un fumo denso e acido mi avvolsero completamente. L'esplosione mi aveva scagliato contro il muro portante dello scantinato, salvandomi per miracolo dal crollo del soffitto principale che si era abbattuto sull'area dell'ingresso dove si trovava Moretti.
Tossii violentemente, cercando di inspirare aria pulita che sembrava essere del tutto svanita dalla stanza. Il dolore al torace e alla spalla sinistra era insopportabile, ma la scarica di adrenalina mi manteneva lucido. Mi rialzai a fatica tra i calcinacci e le travi di legno in fiamme che bloccavano il soggiorno.
«Elena...» mormorai con la voce roca e spezzata dal fumo.
Attraverso il ronzio doloroso nelle mie orecchie giunse il suono distintivo di una lastra di metallo che veniva spinta dal basso. La botola dello scantinato si aprì lentamente e la figura di Elena emerse dalle scale sotterranee, coperta di polvere bianca ma completamente illesa grazie alla protezione della struttura in cemento armato.
«Julian!» urlò Elena correndo verso di me tra i detriti incandescenti. Mi afferrò per le spalle aiutandomi a rimanere in piedi. «Sei vivo! Mio Dio, pensavo fossi morto nell'esplosione!»
«La cartella...» dissi indicando la borsa che lei teneva ancora stretta sotto il braccio. «I documenti stanno bene?»
«Ho tutto qui con me», rispose Elena con le lacrime che le solcavano il viso sporco di fuliggine. «Ho inviato le scansioni complete alla dottoressa Conti prima dell'esplosione. La polizia è arrivata fuori!»
Un movimento improvviso tra le macerie dell'ingresso attirò la nostra attenzione. Una figura insanguinata e sfigurata si stava trascinando a fatica fuori dal cumulo di mattoni e travi crollate. Era Vittorio Moretti.
L'esplosione lo aveva investito in pieno, strappandogli il cappotto e lasciandolo con gravi ustioni sul volto e sul corpo. Ma nonostante le ferite mortali, la sua mano destra impugnava ancora tenacemente la pistola automatica, ricoperta di polvere grigia.
I suoi occhi rossi e sbarrati ci fissarono con un odio primordiale. Sollevò lentamente l'arma verso di noi, con il braccio che tremava violentemente per lo sforzo.
«Nessuno... di voi... prenderà... il mio patrimonio...» sussurrò con una voce che sembrava provenire dall'oltretomba.
Elena si posizionò istintivamente davanti a me per farmi da scudo con il proprio corpo, rifiutando di lasciarmi morire.
Prima che Moretti potesse premere il grilletto per la sua ultima e disperata vendetta, la porta posteriore della cucina venne abbattuta con un tonfo metallico. Quattro agenti delle forze speciali dei Carabinieri, armati di fucili d'assalto e visori notturni, irruppero nel locale invaso dal fumo.
«Carabinieri! Fermi! A terra! Drop the weapon!» urlò il comandante della squadra d'assalto.
Moretti non ascoltò l'ordine. In un ultimo delirio di onnipotenza, tentò di allineare la canna della pistola verso Elena.
Due colpi secchi ed echeggianti risuonarono nel soggiorno devastato. Moretti venne colpito al torace, la sua pistola gli scivolò dalle dita ed egli crollò all'indietro tra i detriti della casa che aveva distrutto trent'anni prima.
I medici del pronto intervento irruppero immediatamente all'interno con barelle e maschere per l'ossigeno. Ci avvolsero in coperte termiche e ci guidarono all'esterno, mentre i Vigili del Fuoco cominciavano le operazioni di spegnimento dell'incendio che rischiava di intaccare le abitazioni vicine.
Uscendo sul portico distrutto della casa di Arthur, vidi la via trasformata in un campo operativo: decine di auto della polizia con i lampeggianti blu accesi, ambulanze, camion dei Vigili del Fuoco e una folla di vicini di casa che osservava la scena attonita.
Tra la folla si fece strada una donna anziana ma dallo sguardo straordinariamente fiero, vestita con un elegante cappotto grigio. Era la dottoressa Beatrice Conti.
Si avvicinò ad Elena e la abbracciò con una tenerezza materna, prendendo dalle sue mani la cartella di cuoio rosso di Arthur Sterling.
«È finita, cara mia», disse la dottoressa Conti guardando Elena con profonda commozione. «Ho personalmente supervisionato la firma del mandato d'arresto per tutti i soci della holding Sterling e il sequestro cautelare di tutti i loro beni. Tuo padre ha vinto la sua battaglia. E tu sei finalmente a casa.»
Guardai la casa di Arthur che veniva bonificata dai pompieri. Il fumo bianco saliva verso il cielo della mattina, portando con sé le ceneri di un passato fatto di sofferenza, segreti e solitudine. Ma sapevo che lo spirito del mio vecchio vicino era finalmente in pace.






