La pioggia sottile che cominciò a cadere verso le quattro del mattino lavava le strade deserte della città, creando un'atmosfera spettrale. Guidai la mia vecchia automobile, che avevo parcheggiato due strade più in là per evitare che venisse individuata, muovendomi con la massima cautela ed evitando le arterie principali ricche di telecamere di sorveglianza.
La Banca Privata Lombarda occupava un imponente palazzo d'epoca nel cuore del distretto finanziario. Le sue facciate in pietra grigia e le enormi inferriate alle finestre le conferivano l'aspetto di una fortezza inespugnabile. Conoscevo bene l'edificio dall'esterno, ma non ero mai entrato in un luogo del genere.
Parcheggiai in un vicolo cieco a due isolati di distanza e consultai alla luce dello smartphone la piantina disegnata a mano da Arthur. Il piano era folle ma accurato: Arthur non mi chiedeva di rapinare la banca, bensì di usare un privilegio istituzionale che lui stesso aveva mantenuto. Come socio fondatore e cliente storico della BPL, conservava un codice d'accesso speciale per il caveau privato, riservato ai clienti di livello superiore per prelievi fuori dall'orario di apertura al pubblico.
Mi avviai a piedi, coperto da un impermeabile scuro con il cappuccio tirato sul volto, stringendo la valigia consumata sotto il braccio. L'ingresso di servizio si trovava in un cortile interno accessibile tramite una stretta via pedonale. Digitai la sequenza numerica sul tastierino metallico posto accanto al portone blindato grigio: 7-4-1-9-0-8.
Un segnale acustico acuto risuonò nel silenzio e il blocco magnetico della serratura si disinnestò con un tonfo sordo. Spinsi la pesante porta d'acciaio e mi infilai all'interno, chiudendola immediatamente dietro di me.
Il corridoio sotterraneo era illuminato da luci al neon fioche e fredde. L'aria era densa, condizionata e priva di qualsiasi odore umano. Seguendo le indicazioni di Arthur, percorsi una rampa di scale di cemento che scendeva per due livelli sotto il piano stradale, giungendo infine all'anticamera del caveau principale.
Qui si ergeva una seconda porta di sicurezza in cristallo antiproiettile, affiancata da uno scanner di schede magnetiche e da una serratura a chiave doppia. Tirai fuori dalla tasca la chiave d'ottone che Arthur mi aveva lasciato. Ma mancava la tessera magnetica.
Panico. Catai nei meandri della valigia di cuoio, rovesciando sul tavolo di servizio fotografie e ritagli. In fondo al vano foderato di seta consunta, nascosta in una fessura della cucitura, trovai una tessera di plastica nera senza scritte, dotata di una banda magnetica dorata. La inserii nella fessura. Il display mostro la scritta: Riconoscimento Cliente Prioritario - Benvenuto Signor Sterling.
Il meccanismo di blocco del cristallo scorrevole si aprì lentamente. Entrai nel settore riservato alle cassette di sicurezza. Migliaia di piccoli sportelli d'acciaio lucido ricoprivano le pareti da cima a fondo, riflettendo la mia figura visibilmente provata dalla tensione e dalla mancanza di sonno.
Cercai con lo sguardo il numero 412. Si trovava a metà altezza, nella quarta colonna a sinistra.
Inserii la chiave d'ottone nella toppa dello sportello. Girò con una fluidità sorprendente, senza la minima resistenza. Tirai la maniglia e la cassetta metallica scivolò fuori dal suo alloggiamento.
All'interno vi era una pesante cartellina di cuoio rosso sigillata e un registratore vocale portatile a microserratura, di quelli utilizzati negli anni Novanta, insieme a un nastro magnetico e a un plico di azioni societarie al portatore per un valore nominale da capogiro.
Afferrai il materiale e lo infilai al sicuro nella mia borsa. Ma proprio mentre mi voltavo per guadagnare l'uscita e completare la missione, il suono metallico dell'ascensore di servizio mi bloccò sul posto.
I numeri rossi sopra la porta dell'ascensore indicavano che la cabina stava scendendo dal piano terra al secondo sotterraneo. Qualcuno stava scendendo esattamente verso il caveau.
Mi guardai attorno disperatamente. Non c'erano uscite secondarie nel settore cassette. L'unica via di fuga era il corridoio da cui ero entrato, ma per raggiungerlo avrei dovuto passare proprio davanti all'ingresso dell'ascensore.
Le porte della cabina si aprirono con un fruscio elettronico. Dalla tromba dell'ascensore emersero tre figure: Vittorio Moretti e due uomini di corporatura robusta vestiti con lunghi cappotti neri. Uno di loro impugnava una pistola dotata di silenziatore.
«Vede, signor Julian?» disse Moretti, accomodandosi con calma i guanti di pelle sulle mani. «Le avevo detto che ficcare il naso negli affari di Arthur Sterling era un'idea estremamente pericolosa. Lei ha un cuore grande, ma una pessima capacità di valutare i rischi.»






