IL SEGRETO SOTTO LE VECCHIE LENZUOLA
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IL SEGRETO SOTTO LE VECCHIE LENZUOLA

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Le parole di Marco sono risuonate nel vicolo deserto come un verdetto inspiegabile. Il vento della Bora soffiava tra i Palazzi d'epoca, portando con sé l'odore di sale e pioggia. Guardavo mio cognato, un uomo che avevo considerato parte della mia famiglia fino al giorno in cui, dopo la scomparsa di mia moglie, aveva tagliato ogni contatto senza fornire alcuna spiegazione.

"Di quale cassaforte parli, Marco?" ho chiesto indietreggiando di un passo, mantenendo la guardia alta. "Io non ho mai avuto alcuna chiave. Roberto era un restauratore, non un uomo d'affari facoltoso. Per quale motivo dici che Marta è in pericolo?"

Marco mi ha afferrato per i risvolti del cappotto, tirandomi verso l'ombra di un portone in pietra: "Smettila di recitare la parte del padre innocente, Aldo! Marta ha scoperto la verità perché qualcuno le ha recapitato a Milano le copie dei registri contabili del laboratorio di Roberto. Registri che dimostrano che venticinque anni fa, il tuo laboratorio non si limitava a restaurare vecchi mobili, ma faceva da copertura per un traffico di documenti storici e beni d'antiquariato sottratti a collezioni private."

"È un'assurdità!" ho ribattuto con fermezza. "Io e Roberto abbiamo lavorato per quarant'anni nel rispetto assoluto della legge. Chi ti ha fornito queste informazioni inventate?"

"Non sono inventate!" ha urlato Marco a bassa voce, guardandosi continuamente alle spalle verso la strada principale. "È stato proprio il Dottor Vance a contattarmi due mesi fa! Mi ha mostrato le prove che suo padre, il vecchio procuratore che si occupò del caso di Roberto nel 2001, aveva insabbiato le indagini perché ricattato da qualcuno che possedeva documenti compromettenti. Vance sta cercando la verità sulla morte di suo padre, e ha usato Marta per attirarti in trappola!"

I pezzi del puzzle iniziavano a combaciare, rivelando una trama molto più complessa di quanto potessi immaginare. Il Dottor Julian Vance non era un semplice medico legale intervenuto casualmente nella storia. Era il figlio del procuratore che aveva seguito le prime indagini sul caso Moretti. Tutta la storia del test del DNA e il presunto ritrovamento di tessuti biologici nel mio giardino non erano altro che un'elaborata messinscena per costringermi a rivelare segreti che io stesso ignoravo.

"Marco," ho detto cercando di mantenere un tono calmo e autorevole. "Se Vance ha orchestrato tutto questo, dove si trova Marta in questo momento? Perché la signora Elena la vista rientrare di notte a Trieste?"

Marco ha abbassato lo sguardo, visibilmente agitato: "Marta non è mai arrivata a Milano lo scorso mese. Ha chiesto un periodo di aspettativa dal lavoro. È rimasta a Trieste per tutto questo tempo, nascosta in una stanza d'albergo vicino al porto, mentre lavorava insieme a Vance per analizzare i vecchi documenti del laboratorio. Ma la settimana scorsa la situazione è precipitata."

"Cosa significa che è precipitata?"

"Marta ha iniziato a stare male. Ha avuto malori improvvisi, vuoti di memoria e uno svenimento in strada. Per questo Vance l'ha fatta ricoverare in segreto nel reparto dell'ospedale usando un nome falso e una diagnosi di copertura. Non era un test del DNA, Aldo... Vance la sta usando per condurre esperimenti o per somministrarle sostanze per farle ricordare eventi della sua infanzia!"

Un senso di nausea mi ha assalito. Mia figlia non mi stava odiando di sua iniziativa; era sottoposta a una manipolazione psicologica e forse fisica da parte di un uomo ossessionato da una vendetta familiare.

"Dobbiamo andare da lei immediatamente," ho detto afferrando Marco per il braccio. "Dove si trova la stanza d'albergo?"

"All'Hotel Miramare, vicino alla stazione. Ma non possiamo andarci a mani vuote. Vance ha degli uomini che sorvegliano la struttura. Se ci vede arrivare insieme, distriggerà gli unici diari di tua moglie che Marta conserva nella sua borsa."

"I diari di Laura?" ho chiesto sorpreso. "Mia moglie teneva dei diari?"

"Sì," ha risposto Marco con tono cupo. "Laura sapeva esattamente cosa accadde la notte in cui Roberto scomparve. E ha scritto tutto prima di morire. Ma per aprire il cassetto segreto dove sono custoditi, serve il codice che solo tu puoi conoscere."

In quel momento, dal fondo del vicolo, abbiamo sentito il suono prolungato di un motore che accelerava. Un furgone nero con le luci spente è entrato a gran velocità nella via stretta, puntando direttamente verso di noi.

"Scappa, Aldo!" ha gridato Marco, spingendomi verso una scalinata laterale che portava alla parte alta della città.

Ho iniziato a correre con tutto il fiato che avevo in corpo, mentre il rimbombo dei passi degli inseguitori si faceva sempre più vicino dietro di me nella nebbia di Trieste.

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